Sport e tecnologia

La vera capitale olimpica non è Tokyo, ma Madrid

Nella capitale spagnola  ha sede l'Obs, il potente Olympic Broadcasting Service, il braccio televisivo del Cio che si occupa di tutte le produzioni tv dei Giochi: coinvolge 8100 tecnici da tutto il mondo
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Proprio sicuri che la capitale dei Giochi sia Losanna, dove ha sede il Comitato Olimpico Internazionale o, in questi giorni, Tokyo, dove si stanno disputando le Olimpiadi? Se è la ricchezza generata un buon criterio per stabilire dove sia la ricchezza di un Paese, o di una organizzazione, allora la risposta a cinque cerchi giusta è Madrid: è nella capitale spagnola che ha sede l'Obs, il potente Olympic Broadcasting Service, il braccio televisivo del Cio che si occupa di tutte le produzioni tv e della consegna di tutti i relativi segnali a chi ha acquistato i diritti, un business che vale per il 73% ai ricavi generati dalle Olimpiadi.

L'Italia ha mandato a Tokyo 384 atleti, e si tratta di un record, ma non ci sono paragoni con i numeri dell'Obs: nato nel 2001, quartier generale in Spagna per comprovate eccellenze televisive del Paese, e diventato nel 2018 l'host broadcaster, ovvero la tv che realizza tutte le riprese di Giochi Olimpici e Paralimpici per tutte le edizioni future dei Giochi, l'Olympic Broadcasting Service ha uno staff permanente di 166 professionisti (che a loro volta rappresentano 30 Paesi), e durante i Giochi coinvolge circa 8100 tecnici specializzati come e più degli atleti nelle varie discipline visto che ognuno dei tecnici ha partecipato mediamente a otto edizioni dei Giochi. www.obs.tv

Less is more and faster
Avere la fortuna di farsi un giro nella parte tv del Main Press Center, il centro media dei Giochi, significa fare un viaggio nel futuro quotidiano delle nostre vite: lo sport oggetto del lavoro di tutte queste persone è solo l'inizio, diventerà poi lo standard di ogni trasmissione, di ogni relazione. Già Tokyo 1964 era stata un capitolo importante nella storia delle trasmissioni tv, e conoscendo il Giappone non c'è da stupirsi, è una delle culle della tecnologia. Ma Tokyo 2020 ci sta portando dritti dritti nell'era delle immagini native in UHD (Ultra High Definition) e HDR (High Dynamic Range).

Vuol dire qualità delle immagini sempre migliori, e lo si nota, ma anche un modo di lavorare diverso: scelta la strada di less is more, Obs genererà con le sue attività un'impronta ecologica del 24 per cento inferiore a quella prodotta a Rio. Come? È aumentata molto la produzione da remoto, quindi meno viaggi e meno presenze sul posto. Di tecnici e giornalisti. Less si traduce subito in faster: le tv detentrici dei diritti prenotarono per Rio 400 GBPS per i loro collegamenti, sono diventati per Tokyo 2 TBPS, il quadruplo.  

Anche il 5G, ovviamente, stravince contro il 4G: velocità reale del download 100 Mbps a 100. La latenza, la differenza che ci fa arrabbiare quando ci sono le partite di calcio trasmesse da due sistemi di tv differenti, passa dai 10 millisecondi al singolo millisecondo. 

Non è una rivoluzione solo tecnologica, e non solo una reazione alla pandemia che stiamo vivendo: grazie a questi standard, la quasi totalità delle telecronache che ascoltiamo su Discovery+ (e ancora su Eurosport player a dire il vero) sono effettuate da un centro di produzione di Milano, e non si tratta semplicemente di una scelta dettata dalla pandemia, ma anche per avere risorse da investire in altro modo. Ne hanno guadagnato i Giochi, ovvero gli spettatori, ed è scomparsa la più odiosa delle definizioni conosciuta in ambito olimpico, perché non ci sono più, finalmente, sport minori: ogni disciplina viene ripresa dall'inizio alla fine, con piena dignità. Le ore di riprese prodotte da OBS sono passate dalle 3200 di Atene 2004 alle 7100 di Rio 2016: a Giochi chiusi, Tokyo potrebbe vantare un 30 per cento in più, arrivando a 9500. E da Rio esiste anche l'Olympic Channel che vive 24h su internet www.olympicchannel.com.