Economic Fitness

Big Data e intelligenza artificiale: un’idea italiana aiuta l’Europa a valutare i progetti del Recovery Plan

La nuova metodologia, che misura lo stato di salute di un Paese e ne predice la crescita, è stata sviluppata dai fisici della Sapienza e del Centro Enrico Fermi
7 minuti di lettura

“Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”: sono parole pronunciate da Bob Kennedy il 18 marzo 1968, neanche 3 mesi prima di essere ucciso, davanti agli studenti della Kansas University.

Ci sono voluti oltre 50 anni perché una nuova metodologia per la misurazione delle capacità e del benessere di un Paese facesse breccia e venisse adottata prima alla World Bank di Washington, 3 anni fa, e adesso alla Commissione europea per la valutazione dei progetti del Recovery Plan dei 27 Paesi membri.

La Economic Fitness and Complexity, metodologia che attraverso dati e machine learning misura lo stato di salute di un Paese in relazione all’economia della conoscenza e ne predice la crescita in determinati settori, è stata sviluppata da un team di fisici a Roma, tra le stanze dell’Università Sapienza e quelle del Centro Enrico Fermi, che dal 2019 è insediato nella storica palazzina di via Panisperna, dove negli anni Trenta è nata la fisica nucleare moderna che valse a Fermi il Nobel.

Adesso a guidare i Ragazzi 4.0 di via Panisperna è il fisico Luciano Pietronero, presidente del Centro Fermi e prima professore alla Sapienza, sempre più convinto che il Fermi possa avere il ruolo originale di incubatore di ricerca e scoperte anche a cavallo tra discipline umanistiche e scientifiche.

Il fisico Luciano Pietronero 

Professor Pietronero, cos’è e come funziona la Economic Fitness and Complexity?
La Economic Fitness è una metodologia che definisce e analizza una serie di indicatori per descrivere la realtà economica e sociale di un Paese o di un’azienda. Per analizzare un Paese si prendono usualmente 100 indicatori: l'economia, l'inquinamento, la rete stradale, l’educazione, la finanza e così via, raccogliendo un vasto insieme di dati. Ma i dati da soli non bastano, perché quando sono tanti creano anche tanta confusione che rende difficile la previsione. Quindi abbiamo deciso di fare un’operazione abbastanza originale nell’ambito dei big data, cioè li riduciamo per cercare quelli essenziali ed evitare la discrezionalità dei 100 parametri. Per prima cosa, invece di aumentare l'informazione abbiamo cercato di diminuire la confusione.

Qual è il dato principale che definisce l'economia di un Paese?
Usiamo i prodotti e i servizi che un Paese produce, che è un dato abbastanza omogeneo in tutti i Paesi del mondo, fornito dalle Nazioni unite. Facciamo l’esempio dell’iPhone: la capacità di produrlo fornisce informazioni anche sul livello di istruzione, sul lavoro, sull’informatica, sulla rete stradale e altro. Quindi in un prodotto c’è una sintesi di tante competenze necessarie per la sua realizzazione. L’ipotesi filosofica è che l’insieme dei prodotti e dei servizi che un Paese produce contenga in maniera complessiva tutte le informazioni necessarie all’analisi.

Ovviamente la situazione è molto diversa se uno produce bottigliette d'acqua minerale o uno smartphone. La prima equazione dell’algoritmo è che la Fitness Economica è data dalla diversificazione pesata dalla complessità. Quindi la diversificazione è l’elemento che dà la robustezza del sistema. La complessità del prodotto dice invece quanti soldi ci farai, indica il vantaggio economico di fare un prodotto rispetto a un altro: se si fa un prodotto molto esclusivo come l'iPhone, si guadagna tanto; se si fa un prodotto molto meno esclusivo, si guadagna molto meno, perché lo fanno già tantissimi.

L’assunto principale della Economic Fitness è che il successo di un Paese è dato da un indicatore che è la diversificazione (quante cose diverse produce) pesata dalla complessità del prodotto (che dice quanto ritorno economico si avrà). Questa è la filosofia di questo nuovo strumento ispirato alla fisica: avere la totale riproducibilità del modello al prezzo di diminuire i dati, almeno all'inizio.

Ma come si stabilisce la complessità di un prodotto?
Questo è un problema raffinato. Partiamo da un’osservazione elementare, quella di una bottiglietta di acqua minerale, che praticamente producono tutti i Paesi del mondo. Vale poco perché non è esclusiva. Invece uno smartphone, prodotto da tre o quattro Paesi molto evoluti, è un bene esclusivo, come gran parte dell’hi-tech. Io non so assolutamente nulla dei radar navali, però dalle nostre analisi viene fuori che l’Italia è molto competitiva in questo settore. Ho parlato con l'amministratore delegato di Fincantieri, che mi ha confermato con grande sorpresa che sono esperto di radar navali senza sapere nemmeno cosa sono. Questa è la potenza della matematica: fornisce informazioni emergenti sia pure su campi di cui non sai nulla.

E cosa ci dice sulle differenze tra i Paesi?
Questa metodologia permette da un lato di valutare la capacità industriale reale di un Paese e quanto è bravo industrialmente, dall'altro quanti soldi farà, cioè il Pil pro capite. Se si fa un piano con queste due cose, si vede che ci sono Paesi che hanno grande Fitness e poco Pil e Paesi che hanno poca Fitness e tanto Pil. Tipicamente l'Arabia Saudita fa un sacco di soldi perché ha il petrolio, ma ha scarse capacità industriali. La Cina è andata per 20 anni in una zona di altissima Fitness, quasi come i Paesi più industrializzati, mantenendo un Pil pro capite molto basso: questo significa che ha un potenziale di crescita estremamente alto e spiega perché dopo 30 anni stia ancora crescendo. Tanto è vero che economicamente ha assorbito la pandemia meno peggio di altri.

Chi lavora attualmente alla Economic Fitness?
Molti ricercatori qui al Centro Fermi, ma molto è stato sviluppato alla Sapienza e all'Istituto dei Sistemi complessi del Cnr. Poi collaboriamo con la World Bank di Washington. E sto cercando, spinto anche dall’occasione di questo successo, di creare qui un forum internazionale abbastanza stabile che possa andare avanti negli anni indipendente da me e che permetta di avere in Italia un nucleo che ha prodotto qualcosa di utile in questo connubio tra scienza, fisica, informatica e economia.

L’Economic Fitness può essere una risposta a quanto affermava Bob Kennedy sul Pil?
Certamente. Il Pil, come è noto, misura quanti soldi hai in tasca, ma con tutti i limiti e i pregi che questo può avere. La Fitness è un indicatore della capacità di un Paese di generare prodotti e servizi e poi anche un successo economico. È un indicatore di capacità reali che implica anche una prospettiva etica per la finanza.

Adesso anche la Ue ha adottato questa metodologia per la valutazione dell'efficacia e dell'impatto dei piani di recupero e sviluppo dei Paesi europei nell'era post Covid…
Sì, questa è una novità. In genere l’economia guarda l’andamento del Pil. Ma l’aumento del Pil è una cosa strana che magari può avvenire perché aumenta il prezzo del petrolio e chi produce petrolio aumenta il Pil senza aver fatto nulla. La Economic Fitness valuta anche l’aumento del Pil, ma analizzando la capacità industriale intrinseca. Cioè quanto sei bravo.

Si deve andare verso un’economia della conoscenza, che è una cosa che l'Italia inevitabilmente deve fare. Il nostro petrolio sono l’ingegno e la creatività, cose importanti e che noi sfruttiamo malissimo. La Economic Fitness è uno strumento adatto all’economia della conoscenza perché dice quanto si è capaci di fare le cose e i servizi. Quindi la misura del progresso va fatta attraverso la vita reale e non attraverso il Pil, che interviene in un secondo momento e non è il punto centrale. Questa è un’idea nostra fatta propria dalla Commissione europea.

La Ef è stata applicata anche dai singoli Paesi per predisporre il Pnrr?
Non ancora, ma la notizia è che la Spagna ha chiesto alla Commissione europea di assisterla nell'ottimizzazione dei suoi progetti. Quindi i nostri collaboratori alla Commissione europea, nei limiti del rispetto del conflitto d'interessi, assisteranno la Spagna per ottimizzare i suoi progetti. Lo stesso potrebbe fare l'Italia, che potrebbe chiedere la collaborazione della Commissione europea per applicare ai progetti la Economic Fitness.

Come si stima il potenziale di crescita dell'Italia? Quali settori cresceranno di più? In quali prodotti siamo più competitivi?
Per fare un’analisi previsionale su quali siano i prodotti su cui l’Italia è più competitiva usiamo applicazioni di intelligenza artificiale e machine learning. Si valutano la produzione industriale e i brevetti e dall’analisi di questa capacità generale si può predire qual è un prodotto accessibile. Quindi attraverso i prodotti che fai e quanto sei competitivo ti so dire se è probabile che questo prodotto sia accessibile mentre un altro no. Ogni Paese ha dati su prodotti, brevetti, innovazione e da questa situazione si può studiare in modo algoritmico quali strade sono accessibili. Noi non diciamo ai politici quello che devono fare, diamo ai politici un’informazione consapevole e abbastanza scientifica sulle possibili strade. Quindi se uno dice che vuole sviluppare il 5G perché è strategico per il Paese, questa è una decisione politica. Io però gli posso dire quanto è difficile per lui realizzarlo e che cosa ne otterrà quando lo avrà sviluppato.

L’Italia soffre di disuguaglianze, in particolare per quanto riguarda il Sud: cosa suggerisce la Efc?
Se uno vede l’Italia e la confronta con altri Paesi, la prima cosa evidente è proprio l’enorme diseguaglianza tra Nord e Sud. Il Nord è estremamente competitivo. La Lombardia è del tutto allineata con i top europei. Il Veneto lo è quasi. E poi c’è il Sud, ancora molto distante da queste realtà. È chiaro che il Paese debba cambiare e mitigare queste disuguaglianze, è una visione politica, ma anche matematica: è chiaramente una cosa irragionevole, ma deve essere vista anche come un’opportunità, perché i Paesi che stanno in una zona non ancora totalmente sviluppata hanno potenzialità di crescita. Quindi mentre il Nord deve mantenere le posizioni di leadership, il Sud deve essere stimolato a una crescita importante.

Su questo possiamo predire quali siano le potenziali linee di sviluppo del Sud realistiche, cioè non assistenziali. Quello che noi offriamo è un’analisi oggettiva delle capacità del Sud, studiamo lo sviluppo ragionevole e naturale di un Paese, indichiamo le linee di sviluppo reali e non assistenziali che penso possono dare un fondamentale contributo. Poi sarà la politica a scegliere, però lo potrà fare almeno partendo da dati oggettivi: se fai questo rischi una cattedrale nel deserto, se fai quest'altro puoi ottenere uno sviluppo progressivo stabile. La sintesi di tutto è che per prendere le decisioni servono i dati, puliti, semplificati, complessi, testati con metodo e dopo sai dove sei e dove puoi andare con consapevolezza scientifica.

Come è possibile predire un’innovazione?
Intanto dobbiamo stabilire cos’è un’innovazione. Facciamo un esempio: il parcheggio automatico dell’automobile. Tu esci dalla macchina e con il tuo iPhone potrai parcheggiare. È un brevetto che contiene parecchie tecnologie che stanno dentro al self parking. Se guardiamo nel passato possiamo riscontrare che queste tecnologie erano già in altri brevetti, come l’ausilio al parcheggio che è nelle nostre auto più recenti. Guardando all’avvicinamento di queste tecnologie, che già esistono associate in brevetti precedenti, si può stimare e prevedere quando si incontreranno tutte insieme. Questo è un tipo di innovazione che possiamo predire analizzando lo spazio delle tecnologie, il loro avvicinamento e stimare quando queste andranno insieme.

Quindi nel 2007 avreste potuto predire l’iPhone?
Esatto, perché c’erano già tante tecnologie, ma mai messe insieme, che è stato il vero colpo di genio di Steve Jobs. Spesso avviene così, ma a volte capita che qualcuno inventi qualcosa di totalmente nuovo e non prevedibile. Prendiamo Nokia, tipico esempio di innovazione non prevedibile: un gruppo di brillanti ingegneri finlandesi si inventa un ottimo cellulare, che era una cosa imprevedibile. Quello che era invece prevedibile è che con il passaggio dal cellulare allo smartphone Nokia sarebbe entrata in crisi. Per quale motivo? Perché lo smartphone non è un telefono, ma 1000 cose e queste 1000 cose in Finlandia non c’erano e in California sì. Questo è quello che ci dicono gli algoritmi previsionali sul futuro dell'innovazione.

E cosa ci dicono sul futuro dell’Italia?
Dipende da noi: se sapremo sfruttare le risorse che abbiamo, la situazione sarà piuttosto positiva. Oggi nell’Ict (la sigla sta per Information communication technology), che è una cosa importante per il futuro, siamo circa venticinquesimi al mondo, quindi abbastanza scarsi. Ma quello che possiamo predire è che l’Italia nei prossimi 5-10 anni potrebbe essere nella Top Ten mondiale. Questo significa che abbiamo il potenziale per uno sviluppo importante del settore. Noi però siamo anche masochisti, perché per formare i giovani spendiamo da 300 a 500mila euro a persona fino al dottorato, salvo poi lasciare che i migliori se ne vadano via. Questa è una politica da totali idioti. Bisogna creare le condizioni affinché questi giovani abbiano le stesse opportunità di successo a casa nostra.

Ho conosciuto imprenditori fantastici in Italia, come Marco Corradino o come Marco Trombetti: self-made man, partiti da zero, che sono vere eccellenze nel campo dell’intelligenza artificiale. Questo è l'ingegno dell'Italia. Queste persone hanno avuto grande successo grazie al loro ingegno e grazie a un sistema che produce ottimi laureati. Salvo poi lasciarli emigrare all’estero.

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