Honor torna sul mercato degli smartphone con la gamma Magic3

Il marchio, che fu di Huawei e oggi opera come azienda indipendente, ha presentato tre nuovi dispositivi top di gamma dotati dei servizi Google. Ma negli Usa c’è già chi vuole metterli sulla lista nera
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Honor è tornata. Il marchio che fu di Huawei ha presentato la prima nuova linea di smartphone da quando, nel novembre 2020, si è ufficialmente separata dal colosso cinese. I nuovi dispositivi sono il Magic3, il Magic3 Pro e il Magic3 Pro+. Sono dispositivi con caratteristiche avanzate che li posizionano nella fascia alta del mercato. Hanno tutti e tre l’ultimo e più potente processore di Qualcomm, lo Snapdragon 888+, un display OLED supercurvo a 89° (per capirci, i bordi laterali sono quasi verticali) e un comparto fotografico di tutto rispetto, con sensori Sony di ultima generazione, tre o quattro fotocamere, a seconda del modello, e varie funzioni software avanzate per foto e video di altissima qualità. Sono anche tutti - ça va sans dire - compatibili con le reti 5G.

I legami con Huawei, ufficialmente inesistenti, ancora si intravedono nel design: i nuovi Magic3 ricordano da vicino le linee e l’aspetto del Mate 40 Pro, l’ultimo modello di smartphone Huawei arrivato - monco dei servizi Google - sul mercato europeo. In particolare il richiamo è netto nella curvatura estrema dei bordi del display e nella forma circolare della fotocamera posteriore (esagonale sul modello Pro+), in una configurazione ad anello che Honor chiama, non senza una certa enfasi, The Eye of the Muse, l’occhio della musa.

Tutti e tre gli smartphone della serie Honor Magic3 sono dotati del medesimo display supercurvo con cornici ultrasottili, e hanno dimensioni analoghe (il modello Pro+ è solo leggermente più spesso). Il display misura 6,76”, ha una profondità di colore a 10-bit e supporta la certificazione HDR 10+, per immagini più dettagliate e colori più vividi. Honor Magic3 Pro+, la punta di diamante (nonché il modello più costoso di tutti), offre in più un Super Curved Nano Crystal Shield e un corpo in Nano Ceramic, che secondo l'azienda offrono una presa più confortevole e un maggiore livello di durezza e resistenza. La serie Honor Magic3 è inoltre certificata con una resistenza all'acqua e alla polvere IP68, e può sopportare quindi l’immersione fino a 1,5 m per 30 minuti.

Il comparto fotografico è il punto di forza dei nuovi dispositivi. Sia Honor Magic3 che Honor Magic3 Pro montano un obiettivo principale da 50MP con apertura f/1.9, una fotocamera monocromatica da 64MP, un ultra-grandangolo da 13MP e 120° di angolo di campo. Il modello Pro aggiunge infine una quarta fotocamera, ovvero un teleobiettivo periscopico da 64MP con zoom ottico da 3.5X, zoom ibrido da 10X e zoom digitale fino a 100X. Sul modello Pro+ invece anche l’ultra-grandangolo è da 64MP, mentre l’obiettivo principale integra un sensore ancora più grande e con stabilizzazione ottica dell’immagine. 

La differenza nell’uso, dicono da Honor, la fanno soprattutto le soluzioni software di fotografia computazionale multi-camera. In particolare l’azienda ha integrato nella EMUI un nuovo Honor Image Engine, un sistema di processamento dell’immagine potenziato dall'intelligenza artificiale. Come sempre in questi casi bisognerà provare davvero i dispositivi per capire se i risultati fotografici sono quelli che vorremmo noi o quelli che preferiscono ottenere la macchina e l’algoritmo.

Sugli smartphone della serie Magic3 anche i video si avvalgono dell’aiuto dell’IA, di concerto con la dotazione tecnica del dispositivo. Sono infatti i primi smartphone IMAX Enhanced, e cioè certificati - per così dire - per realizzare riprese di livello cinematografico. Gli utenti potranno ad esempio controllare il colore delle riprese in maniera professionale, grazie alle capacità video Magic Log e 3D LUT (Look Up Table). Il formato di ripresa in log permette agli utenti di migliorare i video con toni di colore cinematografici e immagini HDR durante la postproduzione e il montaggio. Le LUT 3D cinematografiche, cioè impostazioni predefinite per regolare il colore dei video in log, consentono di ottenere tonalità cromatiche di tipo cinematografico. 

Honor, insomma, torna sul mercato in pompa magna, con tre dispositivi che non avrebbe mai potuto produrre e vendere quando era una controllata di Huawei destinata alla fascia media del mercato. È un riposizionamento verso l’alto molto netto, che si riflette anche nei prezzi. La versione da 8GB RAM e 128GB di memoria del Magic3 parte infatti già da 899€, mentre si sale a 1099€ per il modello Magic3 Pro da 8GB+256GB e si arriva ai 1499€ del Magic3 Pro+ da 12GB + 512GB. 

La fascia di riferimento è quella dei Galaxy S21 e degli iPhone 12 e 12 Pro, altresì il segmento in cui concorrevano, fino a qualche tempo fa, i portabandiera di Huawei. Sarà interessante vedere se Honor riuscirà a ereditare il testimone del colosso di Shenzhen, passando dal ruolo di marchio comprimario di fascia media per i giovani a brand affermato capace di gareggiare nella serie A degli smartphone. La presenza dei servizi di Google, non più vietata dalle ingerenze americane, potrà sicuramente aiutare a riconquistare qualche quota sui mercati al di fuori della Cina.

Le premesse generali sono buone: anche se per ora i nuovi smartphone della serie Magic3 arriveranno solo nei negozi della Repubblica Popolare, Honor ha già annunciato di voler vendere i dispositivi in cinquanta mercati diversi (Italia inclusa), dove l’azienda ha già stabilito le operazioni locali e i canali commerciali. Nel frattempo però all’orizzonte si intravedono le prime nubi. Negli Stati Uniti un gruppo di 14 senatori repubblicani vorrebbe aggiungere Honor alla stessa lista nera commerciale di Huawei, per impedire che la società possa fare affari con aziende americane (Google inclusa) e approvigionarsi attraverso i canali di fornitura da cui Huawei è stata bandita da più di due anni.

Secondo i senatori americani che hanno promosso la mozione, Honor è nata solo «al fine di evadere le politiche di controllo sugli export degli Usa formulate per tenere le tecnologie e il software americani lontani dalle mani del Partito Comunista Cinese». Il Dipartimento del Commercio statunitense, cui è demandato il controllo della Entity List commerciale, non ha ancora deciso di agire in questo senso. Del resto, nonostante i possibili sospetti e le illazioni, Honor è oggi formalmente un’azienda scollegata da Huawei, e dunque da un punto di vista strategico dovrebbe ricoprire un ruolo non diverso da quello di Xiaomi, Oppo, OnePlus e altri marchi cinesi che non hanno subito lo stesso tipo di restrizioni del gigante di Shenzhen. La vendita e la scorporazione del marchio da Huawei è avvenuta a novembre 2020 tramite una cessione di tutti gli asset a un consorzio composto da più di 30 soggetti differenti per una cifra stimata di circa 15,5 miliardi di dollari.