Google si quota in Borsa, promette di "non essere cattivo", e sorprendentemente non va benissimo

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Il 19 agosto 2004 Google si quotò in Borsa e non fu un trionfo. Qualcuno disse che fu addirittura «un disastro». La giornata finì con la vendita di 19,6 milioni di azioni a 85 dollari, il prezzo più basso previsto, che era già stato rivisto al ribasso. L’obiettivo era collocare 25,9 milioni di azioni a un prezzo fra i 108 e i 135 dollari. Qualcosa evidentemente era andato storto. Alcuni dicono che il metodo di collocamento prescelto fosse sbagliato; altri imputano la delusione al fatto che il Nasdaq, dove si quotano le aziende tecnologiche, era in un periodo di bassa e molte altre quotazioni erano state rinviate. C’è anche chi dice che un'intervista di uno dei fondatori, Larry Page, al mensile Playboy avesse indispettito i mercati. Ma probabilmente più di tutto pesò l’incapacità dei mercati di capire cosa fosse davvero Google (un motore di ricerca? e poi?), appena quattro anni dopo essersi scottati con la bolla delle dot.com che fece evaporare le valutazioni astronomiche degli anni ‘90. Va detto che i due fondatori si erano presentati a New York senza fare nulla per compiacere gli investitori: la lettera agli azionisti, la prima di una lunga serie, affermava il desiderio di non diventare mai un'azienda come le altre, per esempio anteponendo il rischio dell’innovazione al profitto a breve termine; ribadiva la necessità di avere una governance mai vista prima (un amministratore delegato, Eric Schimdt, con i due fondatori come presidenti); e prometteva di non voler mai «fare del male». Don’t be evil, che a lungo è stato il motto di Google, venne coniato in quella occasione, in quella prima lettera.  Epperò nonostante la partenza freddina, Google da allora ha continuato a volare. Nel 2019 un sito ha calcolato che chi avesse investito 10 mila dollari quel 19 agosto su Google, quindici anni dopo ne avrebbe intascati 300 mila. Oggi le azioni di Alphabet, la holding di cui Google fa parte da qualche anno, valgono oltre 2.700 dollari. Il giorno della quotazione l’azienda era valutata 23 miliardi di dollari; oggi è oltre 1800 miliardi di dollari.