Il test

Huawei Watch 3, la prova di Italian Tech

Il nuovo smartwatch del colosso cinese offre grande qualità costruttiva, design elegante e molte utili funzionalità, ma sconta un software ancora immaturo. Che però migliorerà
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Recensire uno smartwatch prodotto da Huawei nel 2021 è un compito non facile: per raccontare il nuovo Watch 3 con Huawei Harmony OS 2.0 bisogna innanzitutto distinguere tra hardware e software, perché il primo mantiene quegli standard eccellenti cui il colosso cinese ci ha abituati da tempo, mentre il secondo è un mondo nuovo e in continua evoluzione, caratterizzato da luci e ombre.

Partiamo dall’hardware: assemblato con cura magistrale, lo smartwatch è caratterizzato da un elegante vetro curvo posto a coprire il display e, sul lato destro, da una corona rotante per fare scorrere i contenuti o consultare la griglia delle app, cui si affianca un tasto programmabile. Ben nascosti, ci sono speaker e microfono (utilizzabili per le telefonate), che comunque non impediscono all’orologio di essere impermeabile fino a 5 atmosfere, per immersioni fino a 50 metri di profondità.

Il display, un AMOLED da 1.43 pollici e 466×466 pixel di risoluzione, è davvero molto bello: grande il giusto, ben leggibile in ogni situazione anche grazie alla luminosità di 1000 nits, è forse la ragione principale per la quale si perdonano al Watch 3 i 54 grammi di peso. Nel cuore del device batte poi un chip HiSilicon Hi6262 con 2 Gb di Ram, più che sufficienti a fare girare Harmony OS in modo fluido e senza incertezze, insieme con 16 Gb di memoria interna per salvare musica e app. La connettività, molto completa, è garantita da Bluetooth 5.2, il Wi-Fi, GPS ed NFC (che serve per i pagamenti contactless, ma che per ora non ha servizi attivi da sfruttare in Italia) e, qualora l’operatore supporti questa tecnologia, anche da una eSIM per connettività voce e dati tramite 4G LTE, che può rendere l’orologio totalmente indipendente dallo smartphone.

I (tanti) problemi del software
Poi ci sono i sensori: considerati nel loro insieme giroscopio, accelerometro, altimetro e bussola, assieme a cardiofrequenzimetro, termometro per la temperatura cutanea e rilevatore dell’ossigenazione del sangue SpO2, sembrano gridare a squarciagola che il Watch 3 è praticamente una elegante smartband sotto steroidi (anche per il prezzo di 329 euro, che diventano 449 per la versione Pro Classic). Un pregio che però nasconde anche una debolezza, visto che lo smartwatch Huawei si candida a essere utilissimo nel misurare fino a 100 attività sportive preimpostate grazie ad applicazioni dedicate e proprietarie, ma supporta ancora un ridotto numero di app prodotte da terzi che non include, per esempio, le popolari Strava o Runkeeper. E nemmeno Telegram, Messenger e WhatsApp.

Il perché è noto: da anni Huawei subisce le conseguenze del ban con cui l’amministrazione dell’allora presidente Trump l’ha inclusa nella Entity List, ovvero la lista nera di aziende con cui le compagnie americane possono avere a che fare solo se autorizzate direttamente dal governo federale. Confermata dal presidente Biden, questa disposizione impedisce di fatto al colosso cinese (tra le altre cose) di utilizzare le versioni di Android che Google aggiorna e sviluppa costantemente per i partner, nonché i fondamentali Google Mobile Services come il Play Store, l’inesauribile fonte di app cui attingono milioni di persone nel mondo.

Dato questo contesto, lo smartwatch oggetto di questa prova rappresenta per molti versi uno spartiacque per Huawei: dopo un periodo di incertezza, ora l’azienda punta con decisione ad affermare il sistema operativo Harmony OS con lo store dedicato chiamato App Gallery, e il Watch 3 è stato il primo apparecchio a superare i confini cinesi con questo software (ovviamente in una versione semplificata e adatta ai wearable). Quasi un test sul grande pubblico, per saggiarne interesse e curiosità oltre che per iniziare a diffondere il nuovo ecosistema, al quale rapidamente si è poi aggiunta anche la serie di tablet MatePad 11, ma ancora nessun telefono.

La punta dell’iceberg di un’operazione colossale che, tornando al Watch 3, per ora ottiene un risultato agrodolce: l’orologio è bello, solido ed elegante da indossare. In funzione, ha un’autonomia reale di circa due giorni e mezzo e, quando richiesto, misura correttamente i molti parametri vitali che è in grado di rilevare, ma i problemi di gioventù di Harmony OS e di un ecosistema tutto da costruire emergono fin dal momento in cui si collega lo smartwatch al telefono. Lo abbiamo provato sia con uno smartphone Android (un Oppo Find X2 Pro) sia con un iPhone 11 Pro Max, e in entrambi i casi abbiamo dovuto scontare un processo un po’ più macchinoso di quello cui siamo abituati, che tuttavia risulta puntualmente guidato tramite l’app dedicata Huawei Health.

Il modello provato, ricevuto al debutto, ha richiesto alcuni aggiornamenti prima di funzionare regolarmente, cosa che ci ha imposto di ripartire da zero nella valutazione più di una volta, ma che conferma come la base software del nuovo ecosistema targato Huawei sia in continua e rapida evoluzione. Al momento, tutte le funzionalità e la stessa connessione tra smartwatch e telefono dipendono completamente da Huawei Health, che consente di scaricare e installare nuove Watch Face tra quelle disponibili, e che fin dal nome insiste sulla vocazione sportiva del Watch 3. Da notare che, con iPhone, l’app di tanto in tanto ci ha chiesto di ricollegare manualmente (cioè facendo clic su Connetti) smartphone e smartwatch, e che in un paio di casi è stato anche necessario riavviare il Watch 3.

Alla prova dei fatti, le notifiche arrivano quasi contemporaneamente su telefono e orologio e sono molto ben leggibili, anche se non è possibile interagire o rispondere direttamente dallo smartwatch. Forse un po’ troppo discrete le vibrazioni associate proprio alle notifiche, che invece richiederebbero maggior decisione per essere colte con chiarezza, specie mentre si corre o si va in bici. Altoparlanti e microfono funzionano bene e consentono di comunicare efficacemente anche in strada  nonostante il rumore ambientale di sottofondo. È anche possibile interagire con Celia, il digital assistant sviluppato da Huawei, che però al momento riconosce un numero ridotto di comandi in italiano. Infine, meglio prestare attenzione quando si mette lo smartwatch in carica sulla basetta magnetica: il processo fa scaldare sensibilmente il dispositivo, dunque meglio evitare di eseguire anche aggiornamenti quando il Watch 3 è in ricarica.

Che cosa ci è piaciuto
La qualità costruttiva e il design sono il punto di forza di uno smartwatch elegante e capace di monitorare una grande quantità di parametri biologici e di attività sportive. Menzione speciale per l’ottimo display, ma anche per la fluidità ed eleganza dell’interfaccia di Harmony OS 2.0, che sembra promettere molto bene.

Che cosa non ci è piaciuto
Per quanto elegante e fluido, Harmony OS 2.0 deve ancora maturare molto, così come deve crescere e allargarsi significativamente il numero di app disponibili su App Gallery per rendere Watch 3 davvero appetibile, specie a fronte di un costo non proprio a portata di tutte le tasche. Migliorabile anche l’autonomia.