La storia

Angel Holding vendeva trattori, adesso andrà nello Spazio

(ansa)
Quella che era la Meridional Meccanica è diventata la Angel Holding, per la quale lavorano 1750 persone, 1200 gli ingegneri suddivisi in 12 compagnie principali con più di 40 sedi in 20 Paesi
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Negli anni Sessanta era una piccola azienda. Vendeva trattori al sud, dalla sua sede in Puglia. Oggi è una grande impresa con ramificazioni nell’industria aerospaziale, in quella ferroviaria, nella mobilità, nei pagamenti digitali e nella cyber sicurezza. Tre generazioni di imprenditori hanno trasformato quella che era la Meridional Meccanica nella Angel Holding, per la quale lavorano 1750 persone, 1200 gli ingegneri, suddivisi in 12 compagnie principali con più di 40 sedi in 20 Paesi.

Dai sistemi ad alta tecnologia per l’analisi dell’infrastruttura ferroviaria della Mermec, clienti in 60 Paesi con contratti firmati di recente in Giappone, Singapore e Spagna, ai satelliti della Sitael che collabora fra gli altri con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), la Nasa, Virgin Orbit e Galactic di Richard Branson. Fino alle startup Matipay che trasforma i distributori automatici in punti vendita intelligenti o alla piattaforma per la micro-mobilità Vaimoo.
«Scegliere mercati in forte espansione e avere soluzioni non facilmente replicabili, ecco come siamo riusciti a crescere», racconta Matteo Pertosa in collegamento video da Monopoli. A 35 anni è il nipote del fondatore, Angelo, e attualmente si occupa di una delle tre grandi macroaree del gruppo, la Angel4Future, specializzata in quella che loro chiamano “meccanica digitale”, iniziando dalle soluzioni legate ai servizi di bici elettriche per il trasporto di persone e merci. «Settori come l’aereospazio, la mobilità elettrica, l’Internet delle cose, la cybersicurezza che hanno avuto una crescita straordinaria e che molto probabilmente terranno banco per i prossimi dieci anni almeno».

Il cuore della Angel Holding è sulla costa pugliese fra Monopoli e Mola di Bari. Non esattamente il luogo dove ci si aspetterebbe una tale concentrazione di idee e soluzioni tecnologiche. Di centri di ricerca la compagnia ne ha diversi, ma è al sud che poi si costruiscono le strategie. Nella sede della Sitael, a poche centinaia di metri dal mare, hanno ad esempio messo a punto alcuni dei motori elettrici per satelliti più efficienti in circolazione e collaborano con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) al progetto Platino, satelliti multi-applicazione da appena 200 chili di massa per l’osservazione della terra. Cominceranno ad esser mandati in orbita a partire dal prossimo anno.  
«Una delle applicazioni che stiamo realizzando è una nuova mini antenna chiamata Mosaic per il trasferimento dati», prosegue Pertosa.

«Le dimensioni sono quelle grosso modo di una scatola per trasportare una pizza. È capace di captare tutte le frequenze dei satelliti per le telecomunicazioni degli ultimi 50 anni, sia quelli ad orbita bassa che ad orbita alta. Questo significa che sono compatibili anche con le nuove costellazioni per la connessione alla Rete di SpaceX o OneWeb». Permettendo un collegamento stabile e avendo dimensioni contenute, possono essere istallate su automobili, camion, barche, aerei. E di fatto aprono le porte anche a una guida autonoma più accurata rispetto a quella attuale che è gestita solo dai computer di bordo grazie a un controllo costante dei veicoli e della loro posizione.  
I Pertosa sono anche riusciti a frasi largo nella cosiddetta sharing mobility fra Copenaghen, Rotterdam e da poco Stoccolma, con la piattaforma di e-bike Vaimoo, che si è aggiudicata un Innovation Awards all’ultimo Consumer Electronics Show (Ces) di Las Vegas. Non si tratta solo di bici elettriche connesse, ma di un sistema completo che ha fra i suoi tasselli sia la app per gli utenti sia un servizio cloud che si integra con quello dei trasporti esistenti, dai bus alla metro fino ai treni. Ha una modalità di installazione ibrida, con stazioni fisiche (docked) e parcheggio libero (free-floating), garantendo alle amministrazioni una certa flessibilità d’impiego. E pensare che è una soluzione nata nel 2017 per un concorso indetto a Bari che poi fra un ritardo e l’altro ha preso corpo solo quest’anno. Invece di aspettare i tempi dell’Italia, da Mola di Bari hanno guardato oltre confine proponendosi in nord Europa.  

«Il nostro Paese è pieno di ottime aziende innovative, alcune guidate da persone di una certa età come da giovani», conclude l’imprenditore pugliese. «Eppure per cercare di diventare grandi bisogna guardare fuori, ai mercati dell’estero, e correre dei rischi partendo però da soluzioni che hanno qualcosa di unico. Per farlo possono servire diverse generazioni che a volte si sostituiscono l’una all’altra altre volte si sovrappongono. L’importante è che ognuna aggiunga qualcosa in più senza necessariamente accavallarsi o ostacolarsi». 

Più facile a dirsi che a frasi ovviamente. Ma in Puglia, alla Angel Holding, fino ad ora sembrano esserci riusciti. Merito, vien da dire, di una mentalità da startup mantenuta viva a sessanta anni suonati.