Intervista

Acer e la rivincita dei computer

Intervista a vicepresident Pbu Emea e country manager di Acer Italy, Greece & Malta, fra rilancio dei desktop, chromebook, sostenibilità e Windows 11: “I pc stanno recuperando il loro spazio nelle nostre case”
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Ogni medaglia ha il suo rovescio, si sa. E se il “dritto” è brutto, allora il rovescio dev’essere per forza bello. O comunque meno brutto. Se il lato negativo della medaglia è la pandemia di coronavirus, che a inizio 2020 ha messo in ginocchio più o meno tutto il mondo, il suo lato positivo sono gli innegabili effetti benefici che ha avuto su certi settori dell’economia. Sul commercio elettronico, per esempio. O sui produttori di computer.

“Prima della pandemia, i pc erano un po’ finiti nel dimenticatoio, poi di colpo ci siamo accorti della loro importanza - ci ha detto Massimiliano Rossi, vicepresidente di Acer per l’area Emea (la sigla sta per Europa, Medioriente e Africa) - Dalla primavera del 2020, e più ancora dalla metà di quell’anno, sono tornati fondamentali e centrali nelle nostre vite”. Perché prima, inteso appunto come prima che fossimo costretti a lavorare in casa, studiare in casa, fare lezione da casa e pure trovare modi per divertirci stando in casa, “non importava che il computer che avevamo fosse vecchio o poco aggiornato o che ce ne fosse uno solo per famiglia - ci ha detto ancora Rossi - L’età media dei pc italiani si aggirava sui 6-10 anni, ma i lockdown che ci hanno costretti allo smart working e alla didattica a distanza hanno imposto un deciso rinnovamento tecnologico e anche fatto salire rapidamente la domanda”. Appunto perché un solo pc per nucleo famigliare non bastava più, perché mentre una persona doveva lavorare, contemporaneamente un’altra doveva seguire le lezioni a scuola o partecipare a un seminario all’università. Tutto attraverso il computer.

Per Acer, i risultati si sono visti: nel nostro Paese, l'azienda vende 3-4mila pc desktop alla settimana e fattura quasi 188 milioni di euro l'anno, ha una quota di mercato del 7,2% a livello mondiale (secondo i dati di Canalys riferiti a ottobre 2021) e un fatturato complessivo di 8,5 miliardi.

L’importanza della scuola (e dei chromebook)
Numeri importanti, per il colosso taiwanese dell’informatica (155 dipendenti in Italia, quasi 7500 in tutto il mondo), soprattutto nel settore educational, quello delle scuole: “È uno dei settori dove siamo più forti - ci ha detto Diego Cavallari, amministratore delegato di Acer Italia - e dove nell’ultimo anno abbiamo avuto le soddisfazioni maggiori”. Moltissimo grazie ai chromebook, i computer con il sistema operativo di Google, basato sul browser Chrome: “Sono molto semplici, veloci, sempre pronti all’uso, perfetti per questo periodo e per l’utente medio e sono andati e stanno andando molto forte nelle scuole, perché costano relativamente poco e sono ben integrati con l’ambiente Classroom, che permette agli insegnanti di avere un controllo preciso su quello che fanno gli studenti”, ci ha spiegato ancora Cavallari. Secondo lui, i vantaggi dei chromebook sono soprattutto 3: “Possono usare processori diversi, hanno minori richieste hardware e sono facili da personalizzare”, perché “ogni utilizzatore fa login con le sue credenziali e sullo stesso device si possono avere vari profili, anche molto diversi fra loro”. Ancora: “L’uso si basa sulle app, che sono una cosa cui ormai siamo abituati. Sono come uno smartphone o un tablet, ma con una tastiera”.

Fanno più fatica nel mondo delle aziende, più che altro per ragioni legate a software specifici che non sempre sono disponibili, ma in Acer non sembrano preoccupati: “Siamo leader in Europa per chromebook venduti, ci sono Paesi dove la quota di mercato è superiore al 10% - ci ha detto Rossi - E pian piano questo fenomeno interesserà anche il mondo dei professionisti, perché sempre più programmi sono Web-based (si usano attraverso il browser, ndr), e quindi questi computer andranno benissimo”.

In generale, comunque, il mondo business resta diverso da quello dei privati: se nelle nostre case sta tornando il computer desktop, la postazione fissa che sembrava essere arrivata a fine vita, negli ultimi mesi le aziende hanno comprensibilmente puntato più sui notebook, perché i dipendenti avevano maggiori necessità di poter lavorare in mobilità: “I consumatori privati hanno capito che i cosiddetti all-in-one sono perfetti per le famiglie, perché permettono di fare più cose insieme - è la spiegazione di Cavallari - Possono essere usati per videogiocare, per vedere contenuti multimediali come film e serie tv e ovviamente anche per lavorare”.

Acer Predator Gd711 

 

L’imprescindibilità della sostenibilità
E una cosa su cui in Acer hanno lavorato molto (meglio: continuato a lavorare molto) è l’aspetto della sostenibilità, tentando di coniugare le esigenze di fatturato con quelle di rispetto per l’ambiente: “Per noi è un percorso che va avanti da anni, ma durante l’ultimo l’attenzione verso questi temi è cresciuta molto e ormai li affrontiamo quasi quotidianamente - ci ha confessato Rossi - È un’attenzione che riguarda tutta la filiera produttiva: i fornitori di componenti, che scegliamo anche in base a questi parametri, noi produttori e pure i clienti”. Che spesso si trovano a pagare di più un computer solo perché è prodotto in maniera meno inquinante, o con materiali meno inquinanti e magari riciclabili. Quando gli abbiamo chiesto se gli sembra che gli utenti siano disposti ad accettare questa cosa, Rossi ci ha risposto con un sorriso, portando a esempio la nuova gamma Aspire Vero: “È un argomento delicato. Sicuramente si devono sostenere costi maggiori, ma c’è un ritorno sul lungo periodo. E quello che abbiamo percepito è che i clienti siano disposti a pagare parte di questi costi”.

Acer Aspire Vero 

Anche perché adesso c’è Windows 11, che promette novità per tutti e un ulteriore rilancio del settore. Più o meno: “È un ottimo software, con una bella interfaccia, grande attenzione alla user experience e alla qualità audio/video e gli hardware sono e saranno fatti per sfruttare queste caratteristiche - è la riflessione di Rossi - Però è arrivato in un momento un po’ sfortunato a causa della cosiddetta crisi dei semiconduttori, che ci ha costretti ad andare un po’ tutti in affanno per stare dietro a una domanda in forte crescita e che facciamo onestamente fatica a soddisfare”. E quindi? “E quindi i benefici (in termini di vendite, ndr) dell’arrivo di Windows 11 li vedremo probabilmente più avanti”. Forse a inizio 2022, si spera.