Google e Facebook alleati contro la privacy di Apple e dell’Europa

(afp)
Nuove evidenze dal mega-processo americano
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Google ha lavorato con Facebook contro le nuove misure pro-privacy di Apple. È una delle evidenze che stanno emergendo dalla causa antitrust di dodici Stati americani contro Google. Tra l’altro: è stato prodotto agli atti un documento interno dove l’azienda si vantava di essere riuscita - in collaborazione con altre big tech tra cui Microsoft - di rallentare la nuova normativa privacy europea, la cosiddetta ePrivacy che è in effetti parecchio in ritardo.

Allo stesso modo è emerso il successo di Google, con la propria attività di lobby pagata a suon di milioni di euro o dollari, a rallentare la normativa privacy americana a tutela dei minori.

Insomma, la causa americana sta facendo trapelare un altro volto “cattivo” della (o delle) big tech. È una delle primissime volte che emergono evidenze sul loro lavorare dietro le quinte ai danni della privacy degli utenti, reputata lesiva del proprio business.

E in effetti nuove norme o misure privacy (come quelle di Apple su iPhone) possono danneggiare le aziende che vivono di pubblicità. Proprio le nuove tutele Apple stanno cominciando a colpire i ricavi Facebook e altri soggetti, secondo alcune stime riportate di recente dal Wall Street Journal. Penalizzati però - riporta il giornale americano - anche piccole aziende che vendono online: ora che le misure Apple riducono l’efficacia della pubblicità personalizzata, per loro è più difficile raggiungere i propri potenziali clienti.

Non deve sorprendere quindi che Google e Facebook stiano facendo di tutto per contrastare queste novità. Facebook ha in corso una causa negli Usa contro Apple. Dalle carte del processo americano sembra però che i due big siano anche disposti a giocare “sporco”. "Le aziende hanno lavorato insieme per migliorare la capacità di Facebook di riconoscere gli utenti che utilizzano browser con cookie bloccati, su dispositivi Apple e sul browser Safari di Apple", si legge nella denuncia. "Aggirando così gli sforzi di Apple per competere offrendo agli utenti una migliore privacy".

La causa è stata presentata per la prima volta dai procuratori generali nel dicembre 2020, accusando Google di una collusione di mercato. I procuratori generali hanno anche accusato Facebook e Google di essere collusi in un accordo pubblicitario illegale, tale per cui Google ha reso più facile ai contenuti di Facebook apparire nei propri annunci. In cambio, Facebook ha rinunciato a costruire un network pubblicitario alternativo a quello di Google.

Anche in Europa le big tech sono sulla graticola dei regolatori e autorità di garanzia. Per motivi antitrust (Google è stata sanzionata più volte dall’Europa) e, più di recente, anche privacy. Garanti privacy europei hanno sanzionato quest’anno Facebook per 225 milioni di euro e Amazon per 746 milioni di euro.