Intervista

Gli effetti di Instagram sui teenager, Ethan Zuckerman: "L’unica strada è avere social network più piccoli"

(afp)
Secondo l’ex direttore del Center for Civic Media del Mit, fra i massimi esperti di digitale, l’universo di Meta andrebbe riformato alla radice. E spiega perché le azioni invece continueranno a crescere    
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Ethan Zuckerman, ex direttore del direttore del Center for Civic Media del Mit oggi alla University of Massachusetts, lo ripete da tempo: "Tutto quel che sta emergendo sui dei social network Meta non ha nulla di davvero nuovo". Eppure l'ondata di accuse, scandali, fughe di notizie e inchieste non sembra fermarsi. Come se la multinazionale di Mark Zuckerberg fosse diventata, a torto o a ragione, il simbolo di tutto quel che non va nel mondo digitale. Compreso l'ultima bordata negli Stati Uniti dove diversi procuratori generali hanno avviato un'indagine per capire quali sono gli effetti di Instagram su bambini e adolescenti. E c'è chi indica come unica scelta possibile l'abbandono delle piattaforme dei social network da parte degli utenti.

"Uno dei modi migliori per non affrontare la questione è trasformarla in una scelta personale", spiega Zuckerman. "Pensi alla raccolta differenziata. Per arginare la catastrofe ambientale, abbiamo bisogno che le centrali a carbone chiudano. Abbiamo bisogno che gli impianti siderurgici e cementizi investano in tecnologie per catturare il carbonio. Abbiamo bisogno di camion e autobus ad energia elettrica. Ma tutto questo è costoso. Quindi si incoraggia la differenziata, che trasferisce la responsabilità agli individui. Perché il pianeta si sta riscaldando? Perché non stai riciclando abbastanza. Perché stai mangiando carne. Perché non hai ancora comprato un'auto elettrica. La stessa cosa accade con i social media. I colossi del digitale devono essere riformati in modo massiccio. Ma invece l'unico percorso che ci viene offerto è chiudere l'account".

Questo è l'ultimo di una lunga serie di indagini e scandali, basti pensare ai Facebook Papers. Lei cosa ne pensa?  

"In generale le persone che studiano seriamente Meta, iniziando da Facebook e Instagram, sapevano già molto di quel che contenevano i Facebook Papers. E' però interessante che Facebook abbia chiaramente un'eccellente gruppo di ricerca interno capace di dire alla dirigenza quali sono i problemi in corso, che poi il management ha evitato di affrontare. Ciò suggerisce che Meta dovrebbe essere incolpata per quel che non fa. Non è che ignori i problemi: li conosce e sceglie di non affrontarli".

Perché in tutto questo clamore che investe adulti, ragazzi e bambini, non c'è mai stato un forte movimento nella società civile, sul genere MeToo, contro le piattaforme social?

"Il MeToo è un movimento su esperienze personali, donne che vengono aggredite. Penso che molte persone siano frustrate da quel che vedono e leggono sulle piattaforme di Meta, ma non è minimamente paragonabile ad una molestia. Ecco perché al massimo siamo arrivati a brevi boicottaggi o al limite a persone che hanno smesso di usare Facebook. Penso che sia più probabile una migrazione lunga e lenta. Non credo infatti che un solo scandalo causerà la fine di Facebook. Penso invece che le persone si allontaneranno lentamente, gradualmente dalla piattaforma in Paesi come gli Stati Uniti, dove hanno alternative. È più difficile prevedere cosa accadrà in altri luoghi come il Myanmar o la Nigeria, dove Facebook è, per gli scopi più pratici, Internet".

Se Zuckerberg si dimettesse, cambierebbe qualcosa?

"Improbabile. YouTube ha problemi terribili con i contenuti tossici. Tiktok è orribilmente non trasparente. Anche se gli altri social network non ottengono la stessa attenzione di Facebook, sono ugualmente preoccupanti. Quindi il fatto che Zuckererg resti o meno non risolve la questione".

L'alternativa sarebbe dividere i social network in base ai contenuti? La classica organizzazione dei forum come Reddit?

"Una specie. L'argomento che sostengo è che abbiamo bisogno di tanti piccoli social network, gestiti dalle loro stesse comunità. Alcuni potrebbero essere di attualità, come Reddit. Alcuni potrebbero essere locali, destinati a chi vive in una certa area, o semplicemente basarsi su gruppi di amici che vogliono gestire i propri spazi sociali online. La chiave è che la scala deve essere molto più piccola e questi spazi devono essere governati e moderati dalle persone che li utilizzano".

Questo perché gli algoritmi per moderare un social network globale è impossibile?

"La moderazione su una scala così ampia è difficile. È costoso esternalizzare all'esterno una funzione simile e molto complesso tramite l'intelligenza artificiale e gli algoritmi. Ecco perché penso che le comunità che si autogestiscono e si moderano siano l'unica soluzione ragionevole".

Malgrado scandali e inchieste le azioni di Meta godono di ottima salute.

"I clienti di Facebook sono inserzionisti e loro sono piuttosto soddisfatti. Gli utenti non significano nulla per Meta: le persone di cui si preoccupa sono gli inserzionisti e finché non si lamentano le cose continueranno in questa maniera".

Come funziona il guanto che ci farà sentire davvero nel metaverso

Un'ultima domanda: cosa pensa del metaverso?

"La realtà virtuale è molto divertente quando si tratta di videogame e la realtà aumentata può essere estremamente potente come strumento in certi ambiti. Ma non sono convinto che uno spazio digitale in cui tutti viviamo sia una prospettiva così avvincente. E' per altro un'idea per nulla nuova. Mi sembra che la prospettiva qui non sia tanto la costruzione di luoghi di fuga perfetti, quanto il rischio di avere uno specchio digitale del nostro mondo infranto ma condiviso. Il metaverso promesso di Facebook in pratica servirà il distrarci dal mondo che Facebook stessa ha aiutato a rompere".