La strategia nazionale per l’intelligenza artificiale: parte la corsa per recuperare i ritardi

Anche l’Italia ha una strategia nazionale, con miliardi di euro finanziati dal Pnrr e vari piccoli fondi. Ci sono 24 politiche che ambiscono a farci recuperare storici ritardi sul tema. Ma non sarà facile
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Ci siamo: anche l’Italia ha una strategia per l’intelligenza artificiale, due anni dopo la Francia e la Germania e dopo anni di attese e nuovi tentativi, come anticipato da Italian Tech.

Sia come sia finalmente si parte: la strategia, “Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale (IA) 2022-2024” è stato approvato al consiglio dei ministri del 24 novembre ed è frutto del lavoro congiunto del Ministero dell’Università e della Ricerca, del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale. Sono 34 pagine molto dense, con 24 politiche da attuare in tre anni. Obiettivi generali, principi, ma anche molta concretezza sulle cose da fare, con i finanziamenti giusti - i miliardi del Pnrr (piano nazionale ripresa e resilienza) e qualche decina di milioni da altri fondi, come quello della Scienza.

Ma prima di tutto il rapporto mette nero su bianco i noti ritardi del sistema Italia su un settore considerato strategico, ora, dal Governo, come già da tempo da altri Governi. Ritardi frutto di anni di disinteresse di tutti i precedenti Governi: solo nel 2020 si sono visti i primi impegni concreti, con appena 25 milioni stanziati dal ministero Sviluppo economico in “tecnologie emergenti” (come le chiamava; in realtà emerse già da un tempo) quali blockchain, internet delle cose e appunto intelligenza artificiale.

“Nel 2020 il mercato privato dell'Intelligenza Artificiale in Italia ha raggiunto un valore di 300 milioni di euro, con un aumento del 15% rispetto al 2019 ma pari a circa solamente il 3% del mercato europeo, nettamente inferiore rispetto al peso italiano sul PIL europeo (ca. 12%). All'interno del mercato italiano, un controvalore di 230 milioni di euro (77%) è fornito ad aziende italiane, mentre i restanti 70 milioni di euro (23%) sono esportati verso aziende estere”, si legge nel nuovo piano. Siamo indietro su tutti i fronti, rispetto ai principali Paesi europei: investimenti delle aziende in intelligenza artificiale, numero di brevetti e di ricercatori. L’Italia latita da anni del resto - come si legge sempre nel piano - sul fronte investimenti pubblici in ricerca sviluppo.

Le principali azioni

Il piano ha uno specchietto sulle principali azioni previste nel triennio. Tra l’altro, si intende aumentare il numero di ricercatori e dottorati di ricerca; rafforzare le competenze di IA nella pubblica amministrazione con nuovi corsi dedicati. Ecco, uno per uno i singoli punti:

Espandere i corsi su IAA negli ITS. Creare un’architettura di ricerca sul tema. 

Lanciare la piattaforma italiana di dati e software per la ricerca sulla IA, anche usando dati pubblici con l’integrazione di database della pubblica amministrazione: i dati sono materia prima per l’allenamento dei sistemi di intelligenza artificiale.

Creare cattedre italiane di ricerca, lanciare bandi di ricerca per collaborazioni pubblico-private. 

Potenziare i voucher e i crediti di imposta alle aziende per l’assunzione dei profili adatti e investire in software e hardware relativo all’intelligenza artificiale.

Sostenere la crescita di start-up a tema, anche con bandi periodici.

Tutto questo sarà finanziato in gran parte con le varie voci del Pnrr, anche se non è ancora chiaro in quale misura. Ad esempio per portare l’IA nelle imprese saranno usati i 13,38 miliardi di euro del piano Transizione 4.0 nel Pnrr, anche se il 4.0 non è solo intelligenza artificiale ma anche altre tecnologie utili a portare le nostre aziende nella cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”. “Si citano risorse molto importanti (“possibili fonti di investimento”), in gran parte già ricomprese nel PNRR, ma senza alcun impegno certo che riguardi i singoli progetti AI”, nota infatti Stefano da Empoli, presidente dell’Istituto per la Competitività.. “Sarebbe stato più utile immaginare una cifra, magari più bassa, ma certa, dentro una visione generale. Il rischio è che poi, alla ricerca di tanti possibili finanziamenti parziali, si finisca per perdere il quadro complessivo e ci si accontenti di quello che si riesce a trovare, raschiando il fondo del barile e perdendo il legame tra i diversi tasselli della strategia”, aggiunge.

Da Empoli è critico anche sull’orizzonte di soli tre anni (“sarebbe stato meglio avere obiettivi di più lungo periodo”), ma nel complesso “il giudizio è positivo innanzitutto perché giunge finalmente a compimento un percorso iniziato nell’ormai lontano 2018 con l’annuncio da parte del ministero Sviluppo economico e del suo ministro di voler redigere una strategia nazionale per l’intelligenza artificiale, che avrebbe dovuto essere pronta per il giugno del 2019”. 

 

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