Futuro

Dal metaverso al Melaverso: Apple prepara un visore per la realtà aumentata

Il 2022 potrebbe essere l’anno del primo prodotto con cui l’azienda espanderà il suo ecosistema. A differenza di Meta, l’obiettivo non è far immergere le persone in un mondo completamente virtuale
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In una recente intervista con Kara Swisher, il Ceo di Apple, Tim Cook, ha detto che non ritiene probabile di trovarsi ancora alla guida di Apple fra 10 anni. Non è una sorpresa: Cook guida l’azienda dal 2011, quest’anno ha compiuto 60 anni e sa bene la Silicon Valley non è un paese per vecchi. Prima di andare in pensione, dicono le voci di corridoio, Cook vorrebbe riuscire a portare sul mercato una nuova categoria di prodotti, qualcosa di rivoluzionario come e più dell’iPhone, che possa lasciare come eredità del suo mandato.

Quel prodotto, a dare retta alle più recenti indiscrezioni, non sarà la Apple Car, per la quale servirà almeno un altro lustro, bensì un visore per la realtà aumentata, con cui Apple offrirà la sua interpretazione del metaverso. Di un nuovo prodotto Apple per la realtà aumentata (o virtuale) si discute da tempo: ora l’ipotesi è che il 2022 potrebbe già essere l’anno buono per il debutto. Nel settore si respira lo stesso clima di attesa che precedette il lancio dell’iPhone, la presentazione dell’Apple Watch e più di recente il passaggio ai processori Arm sui Mac.

Visore in vista
Fare chiarezza fra le tante indiscrezioni non è semplice: molti analisti sembrano concordare sul fatto che il primo prodotto ad arrivare sul mercato non saranno gli occhiali per la realtà aumentata (previsti per il 2023 o il 2024), bensì un visore per la cosiddetta realtà mista, una via di mezzo fra la realtà virtuale (in stile Oculus, per intendersi) e la realtà aumentata. L’idea di fondo, in opposizione alla proposta di Meta, è di non isolare del tutto l’utente, immergendolo in un modo completamente virtuale.

Fra gli indicatori che sembrano puntare all’imminenza del lancio del nuovo prodotto c’è anche il livello di maturità raggiunto dai chip proprietari di Apple: crazie a un imbattibile rapporto fra prestazioni e consumo energetico, come dimostrato sui Mac M1, i processori di Cupertino sono l’arma segreta con cui l’azienda potrebbe sbaragliare la concorrenza nel settore dei visori per la Ar/Vr.

Anche in questo caso ci si muove a tentoni fra le più disparate indiscrezioni, ma il consenso è che sul prossimo visore della Mela ci sarà un chip addirittura più potente di quello disponibile oggi sui Mac M1. Servirà per garantire una grafica realistica e per gestire la pletora di telecamere e sensori che consentiranno l’integrazione della realtà virtuale con l’ambiente circostante. Il tutto senza compromettere dimensioni, peso, durata della batteria e opzioni per la connettività.

Il vantaggio dell’ecosistema
L’altro grande vantaggio di Apple rispetto ai concorrenti è l’enorme community di sviluppatori per le piattaforme della Mela. Il nuovo wearable Apple sarà integrato in maniera perfetta con tutto il resto dell’ecosistema, e l’azienda fornirà strumenti per la programmazione delle app che i developer inizieranno subito a mettere a frutto, popolando la nuova sezione dell’App Store che verrà inaugurata con l’arrivo del prodotto.

Proprio questo vantaggio, però, fa ritenere che il posizionamento del nuovo prodotto potrebbe essere analogo più a quello dell’Apple Watch che a quello dell’iPhone. Una nuova categoria, ma comunque legata a doppio filo con il dispositivo mobile per eccellenza, di cui il visore rappresenterà un’ulteriore estensione. Questa prospettiva cozza in parte con le indiscrezioni sull’implementazione di chip ultra-potenti sul visore, ma ha senso se si considerano le possibilità di connessione a banda larga fra dispositivi che saranno rese possibili dal WiFi 6e, standard potenziato del WiFi 6 che si dice arriverà sull’iPhone 14.

A ben vedere le due ipotesi (quella di un dispositivo ultra-potente e quella di un accessorio per l’iPhone) non si escludono a vicenda: Apple potrebbe offrire il nuovo prodotto in una versione base e in una versione Pro (o Max). Oppure, come sempre accaduto nel caso di nuovi prodotti mai lanciati prima, l’azienda potrebbe trattenersi dal dare il massimo sulla prima versione commerciale del dispositivo, riservando aggiornamenti e potenziamenti per aggiornamenti successivi.

La concorrenza: Microsoft e Meta
Il grande interrogativo irrisolto riguarda invece la futura interoperabilità fra il metaverso della Mela e quello sviluppato dalle concorrenti Meta e Microsoft. Non è difficile immaginare che un’estensione dell’ecosistema Apple a includere un nuovo visore sarà chiusa, sicura e vigilata come già accade su iPhone, iPad, Apple Watch e Tv. In quel caso, però, Apple dovrà rinunciare a un elemento fondante del metaverso: la possibilità di muovere e trasferire proprietà e personalità digitali tra i mondi controllati da aziende diverse e su dispositivi diversi.

“Sia Meta sia Microsoft sono ben posizionate per avviare questa nuova realtà, guadagnare un vantaggio competitivo iniziale e accrescere il loro già enorme effetto network - ha spiegato Marta Pinto, senior research Manager di Idc - C’è la possibilità concreta che le due aziende si alleino per collaborare e definire gli standard comuni di questa nuova realtà, indirizzare la domanda futura per i nuovi prodotti e coadiuvare il legislatore nel determinare la struttura legale adeguata a supporto del nuovo settore”.

Apple non ha ancora scoperto in alcun modo le carte, limitandosi a integrare soluzioni di realtà aumentata nei suoi dispositivi, mentre Meta e Micorosoft sono già pubblicamente attive da anni nel settore della realtà virtuale, aumentata e mista (definita in gergo come Xr) con prodotti come Oculus e Hololens: “Se si guarda alle attività di acquisizione di Facebook dal 2016, quando l’azienda ha inglobato Oculus Vr, ci si accorge che il metaverso è parte della strategia già da molto tempo - è la riflessione di Pinto - Nel corso degli anni, Meta ha acquisito capacità nel settore Xr, nel gaming e nei video, che ora contribuiranno congiuntamente all’esperienza del metaverso. Microsoft, in parallelo, si è costruita il suo spazio, seppure in un segmento lievemente differente”. 

Quale sarà dunque il posizionamento di Apple? È difficile dirlo, perché se una ricerca in questa direzione c’è stata nel corso degli ultimi anni (e non dubitiamo che sia così), è avvenuta nei laboratori chiusi di Cupertino, lontana dagli occhi curiosi di analisti o appassionati di tecnologia. E la possibilità che il metaverso di Apple non comunichi con gli analoghi di Meta e Microsoft potrebbe essere un vantaggio strategico per l’azienda. Tutto si deciderà sulla base della popolarità di ciascuna piattaforma, e non è difficile immaginare che, grazie alla base installata di iPhone e iPad, un nuovo eventuale prodotto o accessorio incontrerà il favore di clienti e sviluppatori. A quel punto Microsoft e Meta, al netto dei loro accordi e delle loro strategie, non potranno far altro che portare i loro servizi anche in quello che potremmo definire il Melaverso, proprio come avviene ormai da anni per iOS.