Almanacco dell'Innovazione - 1 gennaio 2011

Abrogato il decreto Pisanu, l'Italia si apre al Wi-Fi

Giuseppe Pisanu in una foto del 2006
Giuseppe Pisanu in una foto del 2006 
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L'1 gennaio 2011, appena dieci anni fa, l’Italia si aprì al Wi-Fi. Dall’estate del 2005, per effetto del decreto Pisanu, varato in seguito agli attentati di Londra e Madrid, il Wi-Fi pubblico era stato soggetto a così tante restrizioni e autorizzazioni da essere nei fatti bandito.

Si trattava insomma di una misura che avrebbe dovuto contrastare il terrorismo islamico, ma di cui non fu mai dimostrata l’efficacia. Fu dimostrato invece l’enorme ritardo digitale che l’Italia accumulò in quegli anni: in un tempo in cui le connessioni dati erano ancora molto costose e con una copertura incompleta, il Wi-Fi avrebbe potuto sostenere la diffusione di Internet, che invece rallentò. Va detto che quasi subito ci furono richieste, sempre più pressanti di abolire quelle norme, che invece venivano puntualmente confermate nel cosiddetto decreto Milleproroghe di fine anno, un provvedimento che contiene norme in scadenza disparate i cui effetti vengono appunto prorogati. Poco prima dell'abrogazione, un giornalista andò dallo stesso Pisanu, che nel frattempo non era più ministro, per chiedergli cosa pensasse della cosa e lui candidamente disse di non essere esperto di questioni tecnologiche e di fidarsi dei rapporti dei servizi di sicurezza che invece erano contrari.

L’abrogazione fu merito di un altro ministro degli Interni (sempre di un governo Berlusconi, ma il successivo), Roberto Maroni, che il 22 dicembre, proprio mentre il Parlamento stava licenziando il testo finale del decreto, inserì l’abrogazione dell’articolo 7 del decreto Pisanu, per cui dall'1 gennaio 2011 chi volesse offrire un accesso Wi-Fi pubblico non era più obbligato a richiedere l’identificazione degli utenti con un documento di identità, conservando per anni un relativo archivio cartaceo. RImaneva in vigore solo l'obbligo di segnalare l'hotspot all'autorità.

Nella relazione che accompagnava la proposta Maroni, era scritto che "gli appesantimenti burocratici dovuti a fotocopiature e archiviazioni dei documenti degli utenti sono stati indicati come fattori fortemente penalizzanti per lo sviluppo delle nuove tecnologie e degli strumenti del Web. È stato, inoltre, evidenziato che in nessun Paese occidentale è prevista una normativa tanto rigorosa sull’accesso alle reti Internet, e soprattutto al Wi-Fi".

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