Il lato strano del Web

In direzione ostinata e contraria, l’incredibile ritorno di Tumblr

In direzione ostinata e contraria, l’incredibile ritorno di Tumblr
Ormai considerata una reliquia di Internet, la piattaforma di microblogging si sta rivelando un’oasi per chi è in fuga dal caos dei social network
2 minuti di lettura

Se ricordate le credenziali, potrebbe valere la pena accedere ancora una volta al vostro account di Tumblr: potreste sorprendentemente scoprire che alcuni degli utenti che un tempo seguivate sono ancora attivi e che la piattaforma di microblogging fondata nel 2007 è più vivace di quanto vi sareste aspettati.

Non solo: secondo i dati divulgati dal Ceo, Jeff D’Onofrio, al New Yorker, il 48% degli utenti attivi di Tumblr e il 61% dei nuovi iscritti sono membri della generazione Z, i nati tra il 1996 e il 2010.

Contro ogni previsione, il vecchio Tumblr sta conquistando proprio la fascia di popolazione che alcuni colossi dei social network hanno il terrore di perdere: gli adolescenti su Facebook sono scesi del 13% negli ultimi due anni e si prevede che caleranno di un ulteriore 45% da qui al 2023; anche Instagram inizia a mostra qualche scricchiolio e secondo quanto rivelato nei Facebook Papers, la quantità di contenuti postata dagli adolescenti è scesa del 13% nel giro di un solo anno.

Le ragioni di un rilancio impensabile
Mentre la più grande azienda social al mondo teme di perdere la fascia di utenti più ambita, grazie alla Gen Z il piccolo Tumblr ha visto i profitti crescere del 55% dal luglio 2021 a oggi. Com’è possibile? Dopo avere raggiunto l’apice del successo nei primi anni del 2010 ( merito soprattutto del pionieristico approccio multimediale, in grado di integrare fluidamente immagini, fotografie, video e gif), Tumblr venne acquistato nel 2013 da Yahoo per un miliardo di dollari.

Un po’ a causa dell’ascesa di Facebook e Instagram, un po’ per la crisi complessiva di Yahoo, Tumblr iniziò presto a perdere quota rispetto ai rivali. Nel dicembre 2018 ricevette un altro colpo micidiale quando Yahoo decise di mettere al bando tutti i contenuti espliciti presenti sulla piattaforma, causando di colpo un crollo del traffico di oltre il 30%. L’anno successivo, la piattaforma venne venduta ad Automattic, braccio commerciale di Wordpress, per appena 3 milioni di dollari.

Eppure, tutto ciò non ha provocato la morte di Tumblr. Certo, in termini assoluti i numeri sono piccoli: se su Twitter compaiono 500 milioni di tweet al giorno, su Tumblr i post quotidiani sono soltanto 11 milioni. E sebbene negli ultimi due anni i blog registrati siano cresciuti di 30 milioni, arrivando a quota 520, non è dato sapere quanti di questi siano ancora attivi. Una cosa è certa: Tumblr è ancora vivo e sta beneficiando proprio dell’essere un outsider del panorama social.

Una strada tutta sua
La piattaforma fondata da David Karp è probabilmente l’unica a non aver introdotto le Story, a non inseguire le innovazioni lanciate da TikTok, a mostrare i post in ordine cronologico e non algoritmico. Tumblr si distingue perché non cerca disperatamente di restare al passo con i social di ultimissima generazione, ma accetta il ruolo di classica piattaforma blog dal fascino vintage. Non è tutto, perché su Tumblr si può provare la sensazione di essere disconnessi da ciò che caratterizza tutti gli altri social: influencer e personal branding, trending topic e polemiche del giorno.

È il luogo in cui trovano ancora spazio i fenomeni più bizzarri della cultura di Internet: dai bronies (che sono i fan adulti di My Little Pony) agli otherkin, cioè le persone che si identificano come non umane, oltre a tutta una serie di stravaganti fenomeni: “È la periferia di Internet, dove non avviene nulla di importante”, ha sintetizzato sul New Yorker una 21enne che gestisce un blog in cui pubblica gif e meme sulla serie tv Succession.

Per molti versi, Tumblr rappresenta un tuffo in un passato più ingenuo e scanzonato dei social network. Ed è proprio questo che, nel suo piccolo, lo sta tenendo in vita.