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Apple Mac Studio e Studio Display: la prova in anteprima

Apple Mac Studio e Studio Display: la prova in anteprima

Un computer desktop di dimensioni contenute e potenza esagerata, un monitor con il cuore dell'iPhone: come sono fatte e come vanno le due più importanti novità dell'azienda di Cupertino lanciate qualche giorno fa e disponibili in Italia dal 18 marzo

9 minuti di lettura

Il Mac che prima non c’era oggi c’è. Si chiama Mac Studio, è il più potente computer di Apple, ma non è il più costoso né il più grande.

Il catalogo di Cupertino è vasto e articolato: otto modelli di iPhone, una vasta scelta di iPad (il modello base, il mini, il nuovo iPad Air, poi l'iPad Pro da 11 pollici quello da 12,9 pollici), e un buon assortimento di portatili: il MacBook Air, il MacBook Pro da 13 pollici, i MacBook Pro da 14 pollici e da 16 pollici. Non c’è altrettanta varietà nei desktop, dove è possibile scegliere tra l'iMac M1 24 pollici, il Mac mini con chip M1 o Intel e il Mac Pro. Tra questi due modelli, i soli che a pieno titolo si possono chiamare desktop, c’è una differenza di prezzo abissale: il mini parte da 819 euro, il Mac Pro da 6.599 euro. Il nuovo Mac Studio costa, nella versione base, 2.349 euro. È in vendita dal 18 marzo, noi però lo abbiamo provato in anteprima. 

Com’è fatto il Mac Studio

Grande come un Mac mini (19,7 cm), è alto quasi il triplo: 9,7 cm anziché 3,6 cm, e anche così riesce a trovar spazio sotto quasi tutti i monitor. Tolto dalla sua confezione, il Mac Studio è subito pronto per lavorare; la configurazione è velocissima, e per trasferire i dati da un MacBook Pro nel nostro caso ci sono voluti circa 8 minuti (145 GB, oltre 55 mila elementi). Attenzione: nella confezione non sono compresi tastiera e mouse, che vanno acquistati a parte, e ovviamente non c’è il monitor. In compenso si può usare qualsiasi periferica si abbia a portata di mano. 

I computer della Mela hanno sempre avuto un numero limitato di porte, per questioni forse più estetiche che circuitali, ma il Mac Studio segna un’inversione netta: sul retro si trovano, infatti, 4 Thunderbolt, una porta Ethernet, 2 USB-A, Hdmi, presa cuffia, sulla parte frontale uno slot per SD card SDXC e 2 USB-C (che nella configurazione top diventano 40Gb/s Thunderbolt 4). Le porte Thunderbolt 4 sul retro supportano display con risoluzione fino a 6K e trasferimento dati fino a 40Gb/s, ma pure l'uscita video USB e DisplayPort, e fino a 15W di potenza per i dispositivi connessi. HDMI supporta fino a 4K, permettendo di usare fino a quattro Pro Display XDR e un display 4K contemporaneamente, per un totale di quasi 90 milioni di pixel. Il jack audio è compatibile con cuffie ad alta impedenza e altoparlanti esterni amplificati. L’Ethernet è velocissima: 10Gb, per la connessione a reti ad alte prestazioni e dispositivi di archiviazione NAS. Non mancano Wi-Fi 6 e Bluetooth 5, e c’è pure un piccolo altoparlante interno. Insomma, c’è tutto quello che serve per fare del Mac Studio il cuore di una postazione di lavoro anche molto complessa, e anche la gestione dei cavi non pare troppo complicata. 

The sound of silence

Chi segue Apple da molto tempo, potrà trovare qualche somiglianza tra il Mac Studio e lo sfortunato PowerMac G4 Cube del 2000, il primo esperimento di Apple con i desktop compatti. Tuttavia le differenze sono più delle affinità: anche qui l'aria viene aspirata dal basso, ma a farlo è una ventola, e il calore non viene smaltito dall’alto, ma sul retro dello chassis, tramite una griglia dai fori piccolissimi. Nella nostra prova, la ventola è costantemente in funzione, però l'unico modo per accorgersene è mettere una mano sul resto del computer, dove si percepisce appena un refolo d’aria, che non è mai diventato nemmeno tiepido. Zero rumore percepito, anche a notte fonda. 

On

Il pulsante di accensione è sul retro, nell’angolo sinistro, se si ha il Mac Studio di fronte. Una spia bianca indica il funzionamento. Il solito suono di avvio, poi si comincia. 

È tutto nuovo, ma tutto così familiare. Apple è riuscita a ridisegnare da zero l’architettura dei Mac e allo stesso tempo di offrire un'esperienza perfettamente fluida, dove ogni cosa è al suo posto. Per i professionisti, infatti, il passaggio da un’architettura all’altra è sempre un salto nel buio, e molti aspettano la seconda o terza generazione prima di acquistare un nuovo modello, così da avere software e periferiche compatibili. Apple ha lanciato il primo Mac con chip M1 nell’autunno del 2020, dando il via a un percorso di graduale dismissione dei processori Intel che dovrebbe durare due anni. Manca poco, dunque: al catalogo si aggiungerà anche un Mac Pro, probabilmente già entro il 2022. Ma il processore M1 è già alla quarta incarnazione: dopo la versione liscia, dopo quelle Pro e Max montate sui MacBook Pro, debutta ora col Mac Studio l’M1 Ultra. È il più potente chip mai prodotto da Apple, e come già per le altre versioni, non sappiamo nemmeno a che velocità gira: a fare la differenza è il numero di core. Che qui, semplicemente, raddoppiano: se il processore più potente del MacBook Pro arrivava a CPU 10 core, GPU 32 core, Neural Engine 16 core, il Mac Studio offre fino a CPU 20 core, GPU 64 core, Neural Engine 32 core. E infatti il processore M1 Ultra è composto da due M1 Max, che operano in parallelo e sono visti dal sistema operativo come uno solo. Raddoppia anche la memoria Ram massima, che arriva a 128 GB.

Potente e affidabile

Per prestazioni e prezzo, così, la versione M1 Ultra del Mac Studio (che arriva a 9.249 euro) si pone in diretta concorrenza con il Mac Pro. Noi però abbiamo provato il modello base, che offre già tutta la potenza necessaria a chi si occupa di montaggi video, modellazione 3D, compilazione di codice, anche a livello professionale. Il processore è un M1 Max con CPU 10 core, GPU 32 core, Neural Engine 16 core, il modello oggetto del test ha 32 GB di memoria ram e 512 GB di archiviazione. 

Proviamo ad esempio ad aprire una cartella con foto che pesano da 200K a 28 MB: selezioniamo tutto, appare il messaggio “Vuoi davvero aprire 50 elementi?”, clic su ok, e dopo nemmeno un secondo eccole sullo schermo. Mentre Safari e Chrome sono aperti con decine di tab, e girano tranquillamente Photoshop, Mail, WhatsApp, Spotify, Anydesk, Note, Facetime, Teams, Word, Illustrator, Acrobat, Final Cut e qualche altro programma. Nessuna incertezza, anche nel passaggio da un software all’altro, tutto è come dovrebbe essere, anche con i pochi software ancora non ottimizzati per il nuovo processore, che si avviano con Rosetta 2, una sorta di interprete che li traduce in tempo reale. 

In sei giorni di prova, il Mac Studio non si è mai bloccato, non è mai apparsa la palla multicolore, non ha mai mostrato rallentamenti al riavvio dopo uno stop, segno che anche la gestione della memoria è migliorata rispetto ai primissimi modelli con M1. Qui è appena il caso di ricordare che non è possibile espandere la Ram o lo spazio di archiviazione interno, cambiare scheda grafica, e men che meno processore. La forza dell’M1 è quella di essere un SoC (System On Chip), quindi di integrare in un solo elemento componenti che di solito sono separati, e che però in questo modo funzionano al meglio insieme, garantendo eccellenti prestazioni e un ridotto consumo energetico. Nei test condotti da Apple con Mac Studio di preproduzione con chip M1 Ultra, CPU 20 core e GPU 64 core e un carico di lavoro da utente pro, si risparmiano circa 1.000 kW l’anno rispetto a un PC desktop di fascia alta (nello specifico un Alienware Aurora R13 con processore Core i9-12900KF e scheda grafica GeForce RTX 3090).

Ancora: la CPU è fino a 3,8 volte più veloce del migliore iMac da 27 pollici con processore a 10 core, e fino al 60% più veloce del Mac Pro a 28 core. Bene anche la grafica: fino a 4,5 volte più veloce dell'iMac 27 pollici, e fino all'80% più veloce della più potente scheda grafica disponibile oggi su un Mac.

Ci piace

  • Potentissimo
  • Piccolo
  • Silenzioso

Non ci piace

  • Nessuna possibilità di espandere la memoria Ram o l’archiviazione
  • Non sono previsti bundle per chi acquista Studio Display, Magic Keyboard, Mouse e Trackpad

Identità

Cos’è dunque il Mac Studio? Un Mac mini in versione Pro o un Mac Pro in versione mini? Due indizi ci fanno propendere per la prima ipotesi: intanto il design, chiaramente ispirato al piccolo desktop, poi il fatto che il vero Mac Pro arriverà più in là. Per la nicchia ristretta di professionisti con esigenze davvero elevatissime ci sarà ancora da aspettare, ma per tutti i creativi che usano un Mac per lavoro, il Mac Studio è la soluzione ideale. Piccolo e superpotente anche nella versione base, è in grado di affrontare carichi di lavoro molto pesanti senza scomporsi, è bello da vedere e ha una dotazione di porte a prova di espansioni future. Offre le stesse prestazioni di un MacBook pro top di gamma, a un prezzo più basso, con in più la possibilità di usare monitor e tastiera che già si possiedono, o di cambiarli in un secondo momento. Non è portatile, ma è trasportabile facilmente: pesa 2,7 kg e, volendo, sta in uno zaino. D’altra parte, quando presentò il primo Mac, nel 1984, Steve Jobs lo tirò fuori proprio da uno zaino. Il Mac Studio non è l’erede di quel modello (che semmai è l’iMac), ma ne perpetua in qualche modo lo spirito amichevole, la facilità d’uso e il piacere che dà al solo vederlo su una scrivania. Entra di diritto nella lista dei migliori Mac di sempre, quelli dove la tecnologia - elevatissima - conta meno della capacità di farne strumenti per trasformare idee e intuizioni in realtà. Che sia col codice, con la realtà virtuale, con i video, con quello che ci porterà il futuro. 

Questo vale a maggior ragione per la versione Ultra. Difficile immaginare che qualcuno oggi possa spremere a fondo i 114 miliardi di transistor del suo potentissimo processore, ma fra qualche anno, quando sarà superato da nuovi computer, il Mac Studio non sarà invecchiato per prestazioni, solidità, efficienza, c’è da scommetterci. 

Il compagno migliore

Con la presentazione del Mac Studio, Apple ha messo fuori produzione l’iMac da 27 pollici, mentre la versione Pro era già stata cancellata l'anno scorso. Una mossa sensata, perché il Mac Studio offre ai professionisti una potenza superiore e una maggiore flessibilità, già nella versione base. Si può scegliere la configurazione più adatta alle proprie esigenze, con uno o più monitor di diverse dimensioni, e magari aggiornarli nel corso degli anni. Ma l’opzione migliore arriva ancora da Cupertino, ed è il nuovissimo Studio Display, che dell’iMac più grande riprende lo schermo da 27 pollici e la risoluzione 5K. 

In studio

L’aspetto ricorda un po’ l’iMac da 24 pollici, con i bordi piatti, ma lo spessore è leggermente superiore; in compenso l’alimentatore è integrato e non ci sono fastidiosi scatolotti in giro. Non c’è nemmeno la fascia sotto lo schermo, i bordi sono tutti della stessa dimensione, anche se non proprio sottilissimi. Il display è da 5120 × 2880 pixel, con un'ampia gamma di colori P3, ma niente HDR. Integra una webcam da 12 megapixel, tre microfoni per la cancellazione del rumore, sei altoparlanti e una porta Thunderbolt 3 oltre a tre porte USB-C per collegare tutte le periferiche. Si collega al computer tramite un singolo cavo, che serve anche per la ricarica, nel caso fosse un portatile. Nella nostra prova lo abbiamo usato con vari MacBook senza problemi (serve almeno macOS 12.3 e una porta Thunderbolt 3 o 4), e con tutti gli ultimi iPad, compreso il Mini, ma la gestione della risoluzione e delle dimensioni è limitata da iOS (necessaria la versione 15.4 almeno). Con dispositivi Apple si possono usare anche webcam, microfono e speaker, mentre con un computer Windows lo Studio Display viene visto solo come monitor esterno, anche se funziona benissimo (provato con Microsoft Surface Pro 8 e Windows 11). Per il momento non siamo riusciti a collegarlo a smartphone o tablet Android. 

Come funziona

Il monitor non ha pulsanti: si accende e si spegne automaticamente in presenza di un segnale, ed è possibile controllare luminosità, livelli del suono e altre impostazioni direttamente dalla tastiera del Mac, non ci sono menù di navigazione nè comandi nascosti. 

Per chi passa molto tempo davanti a un computer, uno schermo di qualità è fondamentale. Questo lo è. I colori sono accurati, la luminosità molto buona, la definizione eccellente. Peccato per la frequenza di aggiornamento limitata a 60 Hz, come sul più grande e costoso Pro Display XDR. Sulla carta potrà deludere qualcuno, ma al momento non esiste un modo per trasmettere con un cavo la quantità di dati necessaria per il refresh a 120 Hz: Thunderbolt 3 e 4 si fermano a 40 Gbps, mentre servirebbero oltre 50 Gbps.  

Il segreto

Il segreto dello Studio Display è il processore A13 - lo stesso dell'iPhone 11 - che controlla funzioni aggiuntive come True Tone (regola la temperatura del colore in base alla luce ambientale, e Center Stage (mantiene il soggetto nell'inquadratura della webcam mentre si muove) e l’audio spaziale. Sembra poco, ma è quello che serve per fare di questo un monitor perfetto in tempi di videoconferenze e lavoro ibrido, come abbiamo sperimentato in questi sei giorni di prova. 

Center Stage funziona come su iPad, e anzi meglio, perché la fotocamera (12 MP, con grandangolo) è di fronte e non su un lato dello schermo, quindi è più naturale guardare negli occhi chi sta dall’altra parte. I tre microfoni garantiscono un’ottima ripresa delle voci, mentre isolano e riducono efficacemente i rumori di fondo. Sia la fotocamera che i microfoni sono disponibili per varie app, da Facetime a Skype, da Zoom a Webex. La qualità delle immagini, tuttavia, potrebbe essere migliore. 

Ottimo l’audio, con quattro woofer a cancellazione di forza che riducono al minimo la distorsione e producono bassi audaci e articolati, oltre a due tweeter che garantiscono medi accurati e alti nitidi. Lo Studio Display supporta l'audio spaziale per musica e video con Dolby Atmos: l’effetto è eccellente, anche se il volume è adatto solo per un ascolto ravvicinato, che è poi la situazione normale di uso. 

Ibrido

Una prospettiva da cui vale la pena di analizzare lo Studio Display è quella delle aziende, almeno di quelle che lavorano con Mac. Molte, con la diffusione del lavoro da remoto, hanno infatti eliminato la scrivania fissa in ufficio, predisponendo un certo numero di postazioni utilizzate dai dipendenti. Di solito questi hanno un computer portatile, e quando arrivano in ufficio lo collegano a tastiera, mouse, monitor, singolarmente o usando un dock. Bene, lo Studio Display include tutto quello che serve (compresi appunto telecamera, microfono e speaker) e funziona immediatamente con un solo cavo. Così quello che è un ottimo monitor per il lavoro a casa o allo studio, diventa anche la scelta più ovvia per le piccole aziende. E per il prezzo, la versione base parte da 1.799 euro: molto, ma per acquistare l’unico altro monitor 5K paragonabile, prodotto da Lg, servono 1.399 euro. Cui vanno aggiunti una webcam decente (diciamo sui 100 euro), un paio di speaker adeguati (sui 200 euro), per avere comunque un sistema meno elegante, meno pratico da usare e privo di alcune funzioni decisamente utili. 

Ci piace

  • Ottima qualità dello schermo
  • Audio eccellente
  • Center Stage

Non ci piace

  • Compatibilità totale limitata ai prodotti Apple
  • Per regolare l’altezza bisogna acquistare la versione con stand apposito, che costa 450 euro in più

In fine

Che lo Studio Display sia il complemento perfetto per il Mac Studio è fuori discussione, però si farebbe torto al nuovo monitor Apple se ci si limitasse a considerarlo solo in questo modo. Per chiunque ha un MacBook è una scelta eccellente, e rende il passaggio da un Mac portatile a uno fisso facile come inserire un cavo.