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Airbnb alza la guardia sulle prenotazioni solidali in Ucraina: "Rischio frodi"

Airbnb alza la guardia sulle prenotazioni solidali in Ucraina: "Rischio frodi"
Bloccate nuove inserzioni e avviata una revisione di quelle attive nel paese: il canale per donare denaro direttamente agli ucraini, che fino a oggi ha reso 15 milioni di dollari a gestori e proprietari, sfruttato da alcuni per truffare i donatori
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Nei primi giorni di guerra in Ucraina uno dei modi più ingegnosi di donare denaro ai cittadini ucraini vittime dell’aggressione russa è stato quello di prenotare e saldare case e stanze su Airbnb. Prenotazioni fittizie, ovviamente, ma con saldi veri e sonanti trasferiti direttamente sui conti dei proprietari e dei gestori di quegli alloggi fino a poche settimane fa a disposizione dei turisti e oggi, forse, distrutti dai bombardamenti. 

Mentre la piattaforma lanciava il suo programma, rivolto agli host dei paesi confinanti e non solo, per ospitare fino a 100mila persone fuggite dal paese - siamo ormai a 10 milioni di persone fra sfollati interni e profughi che sono riusciti a scappare attraverso i confini occidentali con l’Unione Europea e la Moldova - gli utenti si organizzavano dunque in altri modi. Eppure, come riporta Wired US, dopo un primo entusiasmo iniziale per questo utile trucco, la stessa piattaforma preme (almeno in parte) sul freno. E ha iniziato non solo, come raccontano alcune testimonianze raccolte dal magazine statunitense, ad annullare le prenotazioni e a rimborsare i benefattori dal resto del mondo, ma anche a indagare più a fondo sui possibili rischi di frodi.

“Abbiamo identificato una serie di host che non hanno sostenuto questo sforzo nello spirito per cui era nato” ha spiegato Ben Breit, responsabile della comunicazione globale della piattaforma per la trasparenza e la fiducia. In sostanza, dopo che il fenomeno - di cui si era molto parlato un paio di settimane fa - ha iniziato a diffondersi e a montare, alcuni host hanno creato “inserzioni fantasma” relative ad appartamenti inesistenti. In certi casi, per giunta, questi host non risiedevano in Ucraina e avevano caricato gli annunci degli alloggi solo negli ultimi giorni o settimane.

Se nel primo caso (gli appartamenti fantasma) l’interpretazione che se ne potrebbe dare è che, finto o vero che sia l’annuncio, l’importante è che i soldi arrivino a cittadini ucraini in condizioni di estremo bisogno, il secondo indizio ha lasciato immaginare agli esperti di sicurezza di Airbnb un disegno più ampio. In ogni caso sia il primo aspetto che il secondo violano le regole della piattaforma che appunto proibiscono inserzioni fasulle: che siano state pubblicate col genuino scopo di incanalare in modo più rapido un po’ di fondi, poco importa.

Il fenomeno ha raggiunto dimensioni notevoli: fino al 21 marzo persone da ogni parte del mondo hanno prenotato oltre 434mila notti nelle principali città ucraine come Kyiv, Odessa e Lviv per sostenere nel modo più diretto possibile, e senza intermediari, i cittadini ucraini. Prenotazioni che hanno portato un aiuto economico di circa 15 milioni di dollari e dalle quali la piattaforma - che ha fornito questi dati - non ha ovviamente prelevato la sua fetta del 20% per ogni transazione. Ma la faccenda è diventata forse troppo grossa, Airbnb non è di certo nato per questo tipo di operazioni e appunto alcuni hanno pensato di speculare sul dolore e approfittare di questo massiccio flusso in entrata per dirottarne una parte nelle proprie tasche.

Non è un caso che alla metà di marzo Airbnb abbia bloccato, in Ucraina, la possibilità di creare nuovi annunci nello sforzo di minimizzare al massimo le truffe di cui le prime vittime sono le persone che fino a poche settimane fa gestivano questi alloggi. La società co-fondata e guidata da Brian Chesky ha anche spiegato di aver iniziato un lavoro di revisione di tutte le inserzioni in Ucraina e aver attivato altri strumenti, non meglio precisati, per individuare le truffe. Ricordando alle persone che un altro canale possibile di donazione è quello di girare le somme ad Airbnb.org, la fondazione del gruppo che si sta appunto occupando di pagare gli alloggi a 100mila persone in fuga dal paese.

In alcuni casi, per esempio, le donazioni sono finite a società che gestiscono numerose proprietà in Ucraina o a proprietari che non vivono di base nel loro paese d’origine. Così è capitato a una proprietaria di cui Wired US racconta la storia: Aleksandra Baklanova, che abita a Londra e quando è scoppiata la guerra si trovava in vacanza in Messico. Nella massima trasparenza, ha girato i soldi alle collaboratrici che di solito si occupano delle pulizie degli appartamenti che di fatto gestisce a distanza.

“Avevo sentito la notizia che Airbnb aveva eliminato le commissioni per gli host perché si erano resi conto che in tanti stavano usando la piattaforma per far arrivare denaro in Ucraina come forma di sostegno alla popolazione - racconta a Italian Tech un utente italiano di Airbnb che preferisce rimanere anonimo e che pochi giorni fa ha effettuato una simile prenotazione benefica - così appena ho visto che anche qualche altro amico stava effettuando questa sorta di ‘donazione’, ho cercato di istinto la città più colpita in quei giorni (Kharkiv), e tra le proposte di appartamenti ho provato a selezionare gli host che mi sembravano più affidabili, e ho donato più o meno la somma che avrei speso per una prenotazione per un weekend. Ho contattato l'host ovviamente per fargli capire che era una donazione e che speravo che i fondi gli sarebbero arrivati in maniera diretta e in breve tempo. Mi ha risposto dopo poco ringraziandomi per il supporto”. Quanto alle truffe, “sono certo che ci saranno state anche tante frodi. Di queste cose c'è sempre chi se ne approfitta. Infatti, in tutta onestà, a chi non poteva permettersi di fare entrambe le cose, o che aveva un minimo dubbio, ho consigliato di sostenere la causa attraverso le associazioni e le onlus ufficiali”.