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Elon Musk vuole che i tweet siano modificabili, ma perché è così importante?

Elon Musk vuole che i tweet siano modificabili, ma perché è così importante?
(afp)
Il neo azionista di Twitter pubblica un sondaggio per l’introduzione del cosiddetto Edit Button: se ne parla dal 2006, ma niente è ancora successo. Soprattutto per i rischi legati alla disinformazione
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“Volete un bottone per modificare i tweet?”: non ha impiegato molto, Elon Musk, a sentirsi pienamente coinvolto nelle decisioni che riguardano Twitter, l’azienda di cui è appena diventato socio acquistando oltre il 9% delle azioni.

E lo ha fatto pubblicando un sondaggio proprio sul social network fondato da Jack Dorsey, chiedendo ai follower di esprimersi riguardo il cosiddetto Edit Button, cioè la possibilità di modificare i contenuti una volta pubblicati sulla piattaforma. La provocazione del proprietario di Tesla è stata colta, forse con un pizzico di ironia, anche dal Ceo di Twitter, Parag Agrawal, che ha invitato le persone a “votare con attenzione”.

Storia di una feature: il bottone per modificare i tweet

Sembra strano che la prima mossa di Musk dopo l’investimento su Twitter possa essere dedicata a una questione così poco rilevante dal punto di vista tecnologico. La larga maggioranza dei social network, da Facebook a Instagram, fino a LinkedIn, offre da tempo agli utenti la possibilità di intervenire ex post sui contenuti già pubblicati. Su Twitter, però, questa feature non è mai stata implementata.

Eppure la modifica dei tweet è un argomento di cui si parla da tanto, addirittura dalla nascita del social network: sembra che una delle prime richieste risalga addirittura al 2006, pochi mesi dopo il debutto della piattaforma. Una delle prime utenti, una certa @livia, auspicava la possibilità di intervenire sui tweet per correggere i refusi.

La richiesta è stata per lungo tempo inascoltata da Twitter. Nel 2015, fu addirittura Kim Kardashian a chiedere via mail a Jack Dorsey di inserire questa feature.

Nonostante la replica apparentemente positiva del fondatore del social network, il tema rimase senza risposta, tanto che la stessa Kardashian ribadì la richiesta in una conversazione con Dorsey qualche anno dopo, nel 2018.

Insomma, il cosiddetto Edit Button è una sorta di Godot, sulla cui attesa Twitter stessa è finita con lo scherzare. Come lo scorso primo aprile, quando un tweet dal profilo ufficiale della compagnia sembrava avere riaperto i giochi, seppur in una data notoriamente poco affidabile per comunicazioni di questo genere.

Ok, ma qual è il problema?

Ma se modificare i tweet è così importante per gli utenti (e relativamente facile dal punto di vista tecnologico) perché Twitter non lo fa? In un’intervista del 2020 a The Verge, l’allora Ceo, Jack Dorsey, spiegava così la decisione: “Abbiamo cominciato come un servizio di SMS. E come tutti sapete, quando mandi un messaggio non puoi ritrattarlo, non puoi modificarlo. Volevamo preservare quello stile, quella sensazione”.

Nell’intervista, Dorsey sottolineava quanto, nonostante tutti i cambiamenti avvenuti dalla fondazione di Twitter, l’Edit Button non gli sembrasse qualcosa di così importante. Se è vero, spiegava l’allora Ceo della piattaforma, che esistono buone ragioni per intervenire ex post sui contenuti, come per esempio correggere un refuso, possono esserci anche applicazioni malevole, che hanno a che fare con la disinformazione e la volontà di ingannare gli utenti. “Probabilmente, non lo faremo mai”, chiosava Dorsey nell’intervista.

Che cosa potrebbe fare Twitter

Adesso, però, lo scenario è cambiato. Ed è possibile che, con la spinta di Musk, Agrawal debba trovare una soluzione. La vera e propria possibilità di modificare i tweet (così com’è possibile su Facebook, per esempio) potrebbe essere pericolosa in un ecosistema basato sulle informazioni e non sulle relazioni, in cui è molto facile trovarsi a contatto con opinioni e notizie pubblicate da utenti che non si conoscono, con cui magari non si è mai avuto a che fare prima.

Questa circostanza potrebbe spingere Twitter a un approccio più soft, vicino a quello già sperimentato per gli utenti di Twitter Blue, il servizio a pagamento nato la scorsa estate. Per chi si abbona, tra le varie possibilità, c’è anche una funzione undo: una finestra di 30 secondi in cui è possibile revisionare il tweet prima di pubblicarlo definitivamente.

Un’altra possibilità, esplorata in un post su Bootcamp, il blog dedicato alla user experience, è quella dell’evidenza della modifica effettuata. In altre parole, se Twitter dovesse decidere di andare ancora più avanti, e quindi di dare l’effettiva possibilità di cambiare il contenuto una volta pubblicato, un modo per rendere il processo più sicuro potrebbe essere una sorta di etichetta che evidenzi che il tweet è stato modificato e come.