La ricerca

Netflix: l'abbonamento condiviso non si tocca, il 71% degli italiani si sfilerebbe

Netflix: l'abbonamento condiviso non si tocca, il 71% degli italiani si sfilerebbe
(afp)
L'indagine di time2play conferma che l'84% dei 4,6 milioni di abbonati Netflix italiani condivide gli accessi con mediamente 2,7 amici e/o parenti. Un eventuale blocco sarebbe sgradito agli utenti
3 minuti di lettura

Se Netflix un giorno decidesse davvero di bloccare la condivisione degli abbonamenti in Italia, per tentare di recuperare ricavi, probabilmente il numero di utenti complessivi crollerebbe. Secondo una recente indagine di time2play, commissionata alla specialista Prolific, l'84% dei 4,6 milioni di abbonati Netflix italiani è solito condividere gli accessi con mediamente 2,7 amici e/o parenti. Ciò vuol dire che l'esperienza di questa piattaforma streaming ormai riguarda più di nove milioni di persone. Il problema è che l’audience è tale proprio grazie alla mancanza di recinti e paletti informatici. Ma prima forse è il caso di spiegare il meccanismo.

Il carosello degli abbonamenti

Gli abbonamenti Netflix Standard e Premium consentono rispettivamente la visione in contemporanea su due e quattro schermi. Ciò vuol dire che nello stesso momento persone diverse che vivono magari lontane possono fruire di contenuti differenti su tv, smartphone, tablet e altri dispositivi. E così un abbonamento Premium che nominalmente costa 17,99 euro al mese può essere smezzato fra quattro amici e consentire un esborso singolo mensile da meno di 4,5 euro.

Per altro proprio questa possibilità ha contribuito al successo della startup italiana Together Price, che dal 2017 ha permesso progressivamente a più di un milione di utenti in Italia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti di entrare in contatto con altre persone per condividere legalmente abbonamenti a servizi online e software.

"La condivisione agisce positivamente su due step del funnel (l'imbuto attraverso cui si conduce il consumatore all'acquisto, ndr): sull'acquisizione e sulla retention", ci spiega la co-fondatrice e Cmo di Together Price, Sabrina Taddei.  "Con la promessa di risparmio, si genera un passaparola naturale che converte in cliente anche chi non avrebbe mai acquistato un abbonamento a prezzo pieno. Senza contare la riduzione del fenomeno degli abbonamenti intermittenti, che vengono attivati e poi sospesi in base ai contenuti".

Ovviamente gli abbonamenti prevedono sempre un solo intestatario ma nel caso di Netflix si possono comunque abilitare profili per ognuno dei partecipanti. L'azienda sottolinea che questa condivisione dovrebbe avvenire all'interno dello stesso nucleo famigliare, anche se in passato diceva che "amore è condividere una password".

"Nel 2016 l’unico abbonamento condiviso in Italia era Netflix", ricorda Taddei. "Nel 2022 è nella lista dei top 5 abbonamenti più condivisi, segno tangibile di quanto sia cresciuta non solo la competizione ma anche l’offerta di piani in condivisione".

Insomma, non è chiaro se il colosso statunitense avrà il coraggio di elettrificare i recinti, ma nel frattempo ha avviato la sperimentazione in Cile, Costa Rica e Perù di due funzionalità. Una permette di aggiungere a pagamento membri extra(famigliari) ai piani Standard e Premium, e l'altra permette di trasferire il proprio profilo in un nuovo account. Non è una dichiarazione di guerra, ma lo spirito dell'iniziativa è chiaro perché secondo Netflix la condivisione incontrollata riduce la capacità di investimento sui nuovi progetti.

Lo streaming è soprattutto condiviso

Secondo l'indagine di time2play le regioni con la percentuale più alta di account condivisi sono la Valle d’Aosta (95%), la Basilicata (95%), la Liguria (94%), la Puglia (90%) e l'Umbria (90%). Al fondo della classifica invece: Molise (33%) e Friuli Venezia Giulia (70%).

Andando ad approfondire ulteriormente si scopre che il 46% degli intervistati conferma di pagare per il proprio account, mentre il restante 54% ammette di usare quello di amici o parenti. Dopodiché fra quelli che pagano e condividono oltre il 66% smezza i costi o comunque chiede qualcosa in cambio.

Infine alla domanda clou – "se Netflix decidesse di bloccare la condivisione degli account" - il 71,2% degli utenti della piattaforma ha dichiarato che non pagherebbe per una sottoscrizione. Un dato eclatante che probabilmente dovrebbe mettere in allerta Netflix, soprattutto se si considera che il 61,6% del campione ha ammesso di fare anche uso di servizi streaming o strumenti Torrent pirata.

Non aiuta poi scoprire che gli intervistati considerano già cara la cifra mensile di 16,87 euro, quando l’attuale abbonamento Premium è più alto di oltre un euro.

 

Pirateria e concorrenza

Nel 2013 Kelly Merryman, vicepresidente acquisizione contenuti di Netflix, in concomitanza con lo sbarco della piattaforma nei Paesi Bassi ammise candidamente che il successo di film e serie nei circuiti pirata contribuiva alla composizione dell'offerta sulla piattaforma. "Certamente il Torrent va avanti, e questo è vero in tutto il mondo, ma in parte crea solo la domanda", disse il ceo dell'azienda Reed Hastings a Tweakers.

Se c'è almeno un attributo che ha sempre distinto Netflix è il pragmatismo; difficile immaginare che potesse esserne priva un'azienda che è partita dal noleggio dvd via posta. E infatti invece di impelagarsi in un dibattito ideologico sulla pirateria ha sempre spinto l'acceleratore sulla qualità dell'esperienza streaming puntando su facilità d'uso, fruibilità e ampiezza del catalogo. La vera sfida, come ha sempre riconosciuto Hastings, è nelle licenze e i diritti di distribuzione. La maggior parte (53,1%) degli abbonati Netflix italiani dell'indagine di time2play ha infatti ammesso che è questa la ragione per cui guarda contenuti pirata: alcuni titoli non sono disponibili in streaming sulla piattaforma.

Ironia della sorte Netflix non è mai riuscita a ottenere i diritti di uno dei titoli di maggior successo nella storia dello streaming (e della pirateria), Il Trono di Spade. La casa di produzione Hbo ha sempre rimandato al mittente ogni richiesta e oggi parlando della propria piattaforma streaming Hbo Max sembra voler lanciare un guanto di sfida all'avversario rimettendo in discussione proprio il concetto di abbonamento famiglia. "Daremo un'occhiata ai dati e capiremo quale migliore linea d'azione si stia concretizzando", ha dichiarato lo scorso anno Brad Wilson, vice presidente sviluppo di Warner Media, a Ign riferendosi al valore dei gruppi amicali.

Secondo Taddei con l’aumentare della competizione del mercato streaming la sfida più complessa è quella di mantenere gli abbonati. "Perseguire o reprimere la condivisione è un errore perché spingerebbe l’utente ad abbandonare il servizio, mentre accettare che le persone condividano come e quando vogliono, pagando un po' di più, è un giusto compromesso che verrà accettato e condiviso", conclude la manager di Together Price.

 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito