In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni
Il caso

Perché è impossibile stimare il valore del metaverso

Perché è impossibile stimare il valore del metaverso
(reuters)
Le cifre che circolano variano tantissimo e prendono in considerazione ambiti tra loro molto differenti: come possiamo conoscere l’esatto giro d’affari di qualcosa che non esiste?
3 minuti di lettura

Secondo Nick Clegg, presidente affari globali di Meta, l'economia del metaverso potrebbe arrivare a 3.000 miliardi di dollari da qui al 2032. Clegg cita un white paper stilato dalla società di consulenza indipendente Analysis Group, ma i numeri sono molto variabili. Il metaverso vale già oggi 22 miliardi di dollari secondo, la società di analisi Market Research Future. Una cifra decisamente bassa per i concorrenti di Emergen Research, secondo cui dev’essere alzata almeno a 63 miliardi e che nel 2030 raggiungerà addirittura i 1.600 miliardi di dollari, crescendo quindi di quasi trenta volte. E che dire allora di Bloomberg Professional Services, secondo cui il metaverso nel 2020 ha generato un giro d’affari pari a 500 miliardi, che però da qui al 2024 affronterà una crescita tutto sommato modesta arrivando a non più di 800 miliardi?

Perché una differenza così colossale tra tutte queste cifre? E come faceva il metaverso a generare un così importante valore economico già due anni fa, quando questo termine non veniva utilizzato da nessuno? Se vi sta girando la testa, non siete i soli: il caos dei numeri legati alle presenti o previste opportunità economiche del metaverso è impressionante ed è probabilmente legato a un semplice fatto, ossia che si sta cercando di stimare qualcosa che oggi ancora non esiste.

Che cos’è infatti il metaverso? Da quando Mark Zuckerberg ha presentato la sua visione nell’ottobre dello scorso anno, il metaverso viene considerato un mondo digitale, aperto e immersivo – spesso ma non per forza in realtà virtuale – all’interno del quale trasferiremo una parte crescente della nostra quotidianità: lavorando, socializzando, facendo sport, giocando e partecipando a eventi all’interno di questo ambiente. Al di là degli scetticismi sulla possibilità che qualcosa del genere possa davvero avere successo, al momento il metaverso è soltanto un’idea embrionale che racchiude una miriade di diverse esperienze digitali che spesso hanno pochissimo in comune tra loro.

Mondi digitali basati sulla speculazione in criptovalute come Decentraland e The Sandbox vanno probabilmente inseriti nell’ambito del metaverso, ma che cosa dovremmo dire invece di videogiochi con una forte impronta social come Fortnite o Animal Crossing? E la compravendita di Nft o i giochi di ruolo basati su blockchain? E se oggi la nostra vita digitale trascorre ancora principalmente sui classici social network (che stanno tra l’altro integrando alcuni oggetti collezionabili certificati tramite Nft, spesso usati come immagini del profilo), non dovremo considerare anche Instagram e Twitter come parte del metaverso?

Che ci sia la tendenza a infilare un po’ di tutto sotto il cappello del metaverso, col risultato di avere stime tra loro inconciliabili, si intuisce anche osservando il già citato report prodotto da Bloomberg. Qui, l’intero valore economico generato dal mondo dei videogiochi – che supera abbondantemente i 200 miliardi di dollari – viene considerato parte integrante della “metanomics” (l’economia del metaverso).

Ha senso considerare anche le vendite di Playstation 5 tra gli introiti legati al metaverso? Forse sì, visto che la console di Sony rappresenta comunque una porta d’ingresso verso un mondo digitale sempre più sociale e immersivo. Più difficile accettare che nel computo che porta Bloomberg a stimare un valore totale di 800 miliardi di dollari entro il 2024 vengano inseriti anche gli eventi dal vivo: qualcosa a cui per definizione partecipiamo nel mondo fisico. Eppure questi eventi – che includono anche concerti, cinema e incontri sportivi – vengono considerati da Bloomberg qualcosa “che può diventare parte del concetto di metaverso”. L’idea che in futuro una parte crescente di ciò verrà vissuto all’interno di un mondo digitale non è da escludersi, che però possa essere già oggi inserito nella sua totalità all’interno del valore economico generato dal metaverso sembra davvero una forzatura.

Un problema simile si riscontra anche in un recente report di JP Morgan, che focalizzandosi fortemente sugli aspetti del metaverso legati alle criptovalute ha deciso non solo di inserire al suo interno gli Nft e il mondo speculativo di Decentraland (che secondo molti è una bolla pronta a esplodere e quasi priva di veri utenti), ma addirittura la DeFi. Quest’ultima è la finanza decentralizzata basata su blockchain, attraverso la quale è possibile, per fare solo un esempio, ottenere prestiti in criptovalute o eseguire particolari tipi di investimenti: cosa c’entra tutto ciò con l’idea di mondo virtuale e immersivo che ci siamo fatti del metaverso?

Il rischio è che – spesso anche a causa della confusione tra il concetto di web3 e quello di metaverso – tutte le ultime innovazioni a base di gaming, criptovalute, blockchain, realtà virtuale, Nft e chi più ne ha più ne metta vengano inserite all’interno di questi report, generando inevitabilmente numeri tanto differenti tra loro quanto poco affidabili. Probabilmente, per poter stimare il valore odierno e fare previsioni più accurate è necessaria prima di tutto una cosa: metterci d’accordo su che cosa il metaverso esattamente sia.