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Leica M11, la prova della nuova signora della fotografia

Leica M11, la prova della nuova signora della fotografia
È la Rolls-Royce delle fotocamere digitali e si è rivelata straordinariamente leggera e flessibile, dimostrando che la classe non è acqua. Anche se si paga a caro prezzo
6 minuti di lettura

Leica, casa tedesca produttrice di macchine fotografiche di alto livello, vende da quasi settant'anni la sua famosa serie M: sono le macchine fotografiche con mirino a telemetro che hanno fatto la storia del reportage, della street photography e sono diventate a loro volta un'icona di stile e design. Nel corso del XX Secolo, la fotografia è stato lo strumento principale per raccontare gli eventi grandi e piccoli, e Leica ha giocato un ruolo fondamentale.

Questa M11 ha moltissimi pregi e anche molti aspetti strani rispetto a una reflex o a una compatta digitale tradizionale (o a uno degli onnipresenti telefonini con scatti sempre più di qualità). Le sue peculiarità si amano o si odiano, soprattutto se non si conosce la filosofia dell'azienda di Wetzlar. Il prezzo importante fa però capire il posizionamento: la M11 costa 8490 euro (solo il corpo), noi l'abbiamo provata con un obiettivo Summicron-M 28mm f/2 asferico da 4400 euro, per un totale che sfiora quota 13mila. La M11 è stata commercializzata durante la pandemia e i lockdown, ma per storia e vocazione è un apparecchio che vuole la strada: dà il suo meglio nel reportage o comunque fuori, all’aperto, non in studio. Abbiamo seguito questa sua inclinazione per 3 settimane on the road. E qui vediamo com'è andata.

Le caratteristiche tecniche

A partire dai primi anni Duemila, Leica si è reinventata e ha intrapreso un percorso di digitalizzazione dei prodotti, aggiungendone di nuovi e rendendo più moderni i classici. La serie M è arrivata alla versione 11, con una costruzione che Leica definisce “artigianalità tedesca senza compromessi". La macchina ha qualche migliaio di piccolissime componenti meccaniche, materiali di pregio, calotta e scocca di metallo leggero, profilo sottile, nuovo fondello (con batteria integrata), nuova tropicalizzazione, USB-C e connessioni WiFi e Bluetooth. La forma e il peso sono praticamente uguali alla bisnonna del 1954, la leggendaria M3: 139 per 38,5 per 80 mm, con un peso di poco più di mezzo kg, batteria inclusa.

Il sensore della M11 è un Cmos BSI proprietario, progettato in Europa apposta per Leica e ottimizzato per i suoi obiettivi, con 3 risoluzioni diverse (18, 36 e 60 megapixel) e utilizza una tecnica particolare di pixel binning per cambiare risoluzione senza compressione o perdita di dati. Il processore Maestro III, anch'esso proprietario e made in Europe, è l'altra metà della parte elettronica della macchina. 

Ci sono decine di innovazioni in ciascuna di queste componenti, ma la filosofia di base è semplice e punta a nostro avviso contro il vero avversario delle fotocamere digitali, cioè gli smartphone. Mentre i telefoni cellulari hanno ottiche di qualità molto modesta e utilizzano la potenza della CPU per rendere computazionale la fotografia, Leica utilizza sensore e obiettivi di altissima qualità per ottenere immagini con una risoluzione naturale estremamente elevata, e gestisce le ottimizzazioni dopo, con un processore dedicato. 

È un po' la differenza che c'è tra un film Marvel e il nuovo Top Gun Maverick di Tom Cruise: il primo è girato in una palestra con teli verdi al muro e tutti effetti speciali; il secondo utilizza aeroplani veri che stanno volando davvero con gli attori a bordo, e le scene non sono simulate o ricostruite al computer.

Fotografia da strada

Scattare con la Leica M11 è un piacere, ma richiede un minimo di conoscenza. La macchina ha tutte funzioni principali operabili manualmente con apposite ghiere e comandi con indici stampati: messa a fuoco, apertura del diaframma, tempi di scatto e regolazione ISO. Si possono mettere in automatico tutte tranne la messa a fuoco e l'apertura del diaframma, dato che gli obiettivi Leica sono solo manuali e privi di elettronica. Il vantaggio è che si possono usare tutti gli obiettivi dagli anni Trenta in avanti (e molti altri compatibili grazie a degli adattatori). Ma la parte più interessante è la messa a fuoco: la serie M utilizza un telemetro, cioè una messa a fuoco a vista, utilizzando un sistema di collimazione che, dopo i primi tentativi, diventa una seconda natura. 

In alternativa, come le vecchie macchine da corsa permettevano di fare la doppietta nel cambio veloce, la Leica M11 permette di mettere a fuoco in modalità iperfocale, scegliendo una profondità di campo e una determinata apertura e scattando senza alzare la macchina. Inoltre, l'ergonomia di obiettivo e macchina, che è immutata e costante in tutti gli obiettivi, permette di regolare la messa a fuoco a memoria, senza bisogno di guardare. Per chi invece vuole un approccio diverso, Leica permette di usare lo schermo posteriore oppure di comprare un aggiuntivo ottico che fa da mirino elettronico, trasformando di fatto la M11 in una mirrorless.

La cosa fondamentale è però lo scatto: abbiamo girato per le strade di Milano, Lerici e Barcellona, e fatto foto durante un paio di incontri pubblici. Grazie all'otturatore felpato, lo scatto è praticamente inaudibile (l'obiettivo meccanico arriva a 1/4000 di secondo, quello elettronico a 1/16000). Non a caso, la serie M è sempre stata la macchina perfetta per i fotografi di scena a teatro o in qualsiasi evento. Oggi, però, l'apparecchio si nota di più che in passato. Anche il modello nero, che è più discreto di quello color argento. La M11 attira l'attenzione e siamo stati fermati da qualche appassionato con i capelli bianchi, che è venuto a chiedere se stessimo usando veramente “una vecchia Leica”. La sorpresa per loro è stata scoprire che è nuovissima e forse una delle macchine più evolute sul mercato.

Fare foto a piacere

Lo scatto produce file con profondità colore a 14 bit e risoluzioni variabili grazie al pixel binning, una tecnologia mutuata dai dispositivi mobili che aggrega i ricettori del sensore. Questa scelta presenta una serie di vantaggi: abbiamo scattato con formato DMG (in RAW) a risoluzione bassa (18 MP) che permette di catturare molta più luce sulla superficie del sensore riducendo il rumore digitale. Questo rende la macchina ancora più veloce e il buffer degli scatti praticamente infinito. In pratica, è come scattare Jpeg molto buoni che si possono elaborare in post molto di più. Inoltre, questa modalità di scatto ci ha permesso di usare due vecchi obiettivi Leica degli anni Sessanta, che hanno un potere di risoluzione ottica minore e che qui hanno reso benissimo. L'ISO di base da 64 è un valore molto basso e con pochissimo rumore. La gamma dinamica arriva fino a 50mila ISO, con il livello più alto di amplificazione del sensore, e sono decisamente usabili.

Invece, portando la risoluzione al livello più alto (60 MP), non solo la macchina produce immagini importanti, ma permette anche, utilizzando un'ottica fissa da 28mm, di ritagliare direttamente in camera e avere un campo visivo equivalente a un obiettivo da 35mm o da 50, con una perdita molto limitata di risoluzione. Dal momento che abbiamo usato la M11 sempre in strada o a eventi e pochissimo in contesti dove serve ottenere una maggiore risoluzione, cioè in studio o per scattare paesaggi, la scelta per noi è stata usare i 18 MP. Che, tra le altre cose, sono perfetti per la connessione con lo smartphone.

Il lato hi-tech

A questo proposito, va sottolineato la qualità della app per smartphone. Leica ha lavorato molto sul miglioramento della app Fotos: la versione per iPhone che abbiamo utilizzato merita una menzione a parte perché, assieme alla memoria interna della fotocamera da 64 GB, ci ha permesso di lavorare giornate intere senza usare la SD Card, se non all'inizio come backup in camera delle foto. È una comodità davvero notevole, che ha praticamente azzerato il vantaggio dei telefonini quando si fa fotografia in viaggio, cioè voler scattare e subito condividere sui social. Con M11 e Leica Fotos è facilissimo: si scatta, si accende il telefonino e si carica l'immagine con l'app, che permette di aggiungerla al rullino e condividerla in pochi attimi sul social preferito o inviarla agli amici. Dal punto di vista professionale, ci ha permesso di inviare subito gli scatti effettuati saltando un passaggio (il trasferimento con cavetto) e usando il telefono anziché un tablet o un computer portatile.

Ancora: l’aggiunta della presa USB-C, che permette sia la carica sia il passaggio dati (più veloce se ci sono molte foto a 60 MP), fa emergere ancora di più la natura da viaggio della M11. La borsa della macchina può contenere un solo cavetto e poi si usa il caricabatterie del telefono e del tablet. Un altro tocco di minimalismo made in Germany che riduce ancora di più l'ingombro nello zainetto. Nella nostra prova la batteria da 1800 mAh (che è più grande del 64% rispetto alla generazione precedente, e non compatibile) permette tranquillamente di fare una giornata di scatti. Se si usa a display spento, sfruttando solo il mirino ottico, la batteria rende ancora di più.

Le nostre conclusioni

La serie M di Leica è un giusto acquisito. Si tratta di macchine fotografiche premium sia nella precedente incarnazione a pellicola (che peraltro Leica ancora commercializza) sia in questa digitale. M11 è il culmine di questo lavoro: recupera le dimensioni e il peso della vecchia M3 e contemporaneamente porta con sé novità importanti, come sensore di ultima generazione molto luminoso e multi-risoluzione, processore brillante, connessioni USB-C e WiFi rapidissime. 

Se si acquisisce il gusto per lo scatto slow e silenzioso, per un modo diverso di intendere la fotografia rispetto alle raffiche delle mirrorless e delle reflex tradizionali, la M11 è una campionessa. Ma è come guidare una grintosa cabriolet d'epoca con un motore potente e moderno: occorre conoscerla e sapere che cosa si vuole, per riuscire a domarla. L'uso del Live View o del mirino aggiuntivo può addolcire un po' la curva di apprendimento per chi non la conosce. La nostra sensazione è stata quella di rimettere mano a un cavallo di razza, nervoso e scattante, capace di immagini straordinarie con una firma ottica unica, addolcito da una maggiore disponibilità al digitale (grazie all’app Leica Fotos e alla possibilità di avere uno zoom digitale da 1.3 o 1.8x).

Che cosa ci è piaciuto della Leica M11

  • Il nuovo sensore è un prodigio con ISO base molto basso e gamma incredibile

  • L'app Leica Focus è fatta molto bene e rende la M11 flessibile

  • Il software di sistema è minimalista e molto facile da configurare

  • È l'upgrade definitivo per chi già ama la serie M

Che cosa non ci è piaciuto

  • Niente autofocus (60 MP non perdonano gli errori)

  • Non c'è stabilizzazione dell'immagine

  • Va forse troppo controcorrente (e non conquisterà nuovi utenti)

 

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