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L'Italia cresce nella classifica digitale, ma restano i problemi storici. Il report dell'Ue

L'Italia cresce nella classifica digitale, ma restano i problemi storici. Il report dell'Ue
La Commissione europea ha pubblicato il suo indice Desi: l'Italia scala due posizioni, è 18esima. Ma resta bassa la diffusione di conoscenze digitali e professionalità. I numeri
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L'italia guadagna due posti per maturità digitale in Europa, nella classifica più importante e ufficiale, quella che la Commissione Europea stila ogni anno. Ma non siamo stati in grado ancora di curare i nostri mali storici, la bassa diffusione di conoscenze digitali tra la popolazione e le professionalità, e la scarsa copertura di reti ad altissima velocità (Gigabit, come fibra nelle case). Così si legge nell'analisi della Commissione, il noto indice Desi, con dati riferiti al 2021 (qui per scaricare il rapporto).

La salita di due posizioni, ora 18esimi su 28, è "segno del lavoro fatto" con gli ultimi governi, come commenta su Facebook Ernesto Belisario, tra i più noti avvocati del digitale italiano. "Le note dolenti vengono dal capitale umano, più  della metà dei cittadini non ha competenze digitali di base", aggiunge.

 

Il ruolo del governo Draghi

Il governo Draghi ha rilanciato il piano delle competenze digitali, raccogliendo il lavoro del precedente governo, e qualche risultato potrebbe arrivare nei prossimi mesi e anni. Si distingue la riforma degli Its (istituti tecnici superiori), diventata legge a luglio, con 1,5 miliardi di euro del Pnrr. 

I nuovi Its serviranno a ridurre la penuria di professionalità tecniche, richieste dalle aziende. Per ora il bilancio è negativo, scrive il Desi. "La percentuale degli specialisti digitali nella forza lavoro italiana è inferiore alla media dell'UE e le prospettive per il futuro sono indebolite dai modesti tassi di iscrizione e laurea nel settore". 

 

Balzo nell'uso dei servizi della Pa (grazie alla pandemia)

Qualche segnale di miglioramento si registra comunque nelle competenze digitali della popolazione. In effetti, è la prima volta che il Desi segnala un passo avanti in questo ambito. Come livello di copertura banda ultra larga normale (100 megabit) andiamo molto bene, sfiorando il 100 per cento della popolazione, mentre siamo tra gli ultimi posti in Europa per le connessioni di livello superiore (Gigabit), circa 45 per cento della popolazione.

Siamo sotto la media ancora per qualità e uso dei servizi della pubblica amministrazione, ma si nota in balzo nell'ultimo anno, grazie alla pandemia. Solo il 40 per cento della popolazione usa i servizi digitali della Pa, però nel 2020 era il 30 per cento. 

La Commissione loda il lavoro fatto con l'app Io, Spid, l'anagrafe unica della popolazione. Permangono purtroppo grosse differenze tra diverse regioni e comuni, soprattutto per i servizi sanitari digitali.

L'Italia recupera terreno a ritmi molto sostenuti

Nel complesso, sul digitale, l'Italia sta recuperando terreno a ritmi "molto sostenuti", si legge e la Commissioni ha buone speranze per il futuro grazie ai forti investimenti previsti nel Pnrr sul digitale, ulteriore segno, per la Commissione, dell'attenzione che finalmente la politica ha dato a questo settore.

Una conquista, dato che non molti governi fa il digitale era agli ultimi posti per priorità, con "rivoluzioni" da fare sempre a costo zero per le finanze pubbliche. Del resto anche la pandemia ha contribuito alla crescita della consapevolezza digitale di famiglie e imprese, di cui circa il 60 per cento ha una qualche maturità in questo ambito, con adozione di servizi cloud.

La sfida sarà ora continuare a fare bene ( anzi meglio, per recuperare i ritardi denunciati dall'Europa), in questa fase delicata. L'attuazione del Pnrr coincide con un cambio di Governo. Se la sfida sarà vinta, nonostante tutto, lo leggeremo nel prossimo Desi, tra un anno.

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