Serie tv

Hunter Moore: chi è "l'uomo più odiato di Internet", che ha inventato il revenge porn

Hunter Moore. Netflix
Hunter Moore. Netflix 
Al centro di una docuserie su Netflix, sul suo sito Is Anyone Up, tra 2010 e 2012 pubblicò migliaia di contenuti a sfondo sessuale, incurante di aver rovinato la vita ai protagonisti di foto e video
3 minuti di lettura

Il termine corretto sarebbe diffusione non consensuale di materiale intimo. Foto e video scattate per se stessi o per il partner del momento, inviate con la convinzione che ci si possa fidare della persona che le riceve e poi caricate, invece, su siti terzi, forum, canali seguiti da migliaia di persone. Il termine incorretto, ma più immediato e ormai entrato nell'immaginario comune, è revenge porn. E l'ha inventato Hunter Moore, "l'uomo più odiato di Internet".

Nato a Sacramento, in California, nel 1986, Moore è il fondatore di Is Anyone Up?, famigerato sito che tra il 2010 e il 2012 ha condiviso, appunto, migliaia di contenuti a sfondo sessuale senza il consenso delle persone raffigurate. A differenziare Is Anyone Up? dall'infinito numero di siti che contengono porno amatoriale online era una funzione particolarmente crudele: alle foto e ai video intimi era collegata quasi sempre l'identità della persona - il loro nome, i link ai suoi profili Facebook, Instagram e Twitter, qualche volta addirittura i suoi contatti. Nella sezione commenti, come spesso succede, centinaia se non migliaia di persone spendevano poi il loro tempo a insultare le persone nelle foto e augurare loro il peggio.

A far meritare a Moore il soprannome di "uomo più odiato di Internet" - come l'ha definito un profilo pubblicato su Rolling Stone nel 2012 - è però il totale e aperto disdegno che l'uomo ha più volte dimostrato nei confronti delle persone la cui vita è stata resa un inferno dal suo sito.

Il sito era nato quasi per sbaglio, mentre Moore cercava un modo di condividere con i suoi amici le foto di una ragazza fidanzata con cui stava andando a letto. Dopo averle pubblicate su un dominio che aveva acquistato tempo prima per promuovere una festa, si era reso conto che sarebbe stato divertente permettere ai suoi amici di pubblicarci a loro volta le foto intime altrui che avevano sul computer: nell'arco di poche settimane, Is Anyone Up? era sulla bocca di tutti all'interno della scena alternativa californiana. Nell'arco di un paio d'anni, avrebbe ricevuto centinaia di contenuti intimi non consensuali al giorno da tutto il mondo.

Giustificando, come ha fatto dal primo istante, il proprio lavoro, Moore diceva che se avesse cominciato a rimuovere il "revenge porn" il suo intero business model sarebbe collassato: era proprio tramite l'umiliazione e la distruzione della reputazione delle persone che arrivava a fare tra gli 8 e i 13 mila dollari al mese. Difendendosi in televisione, diceva che il suo lavoro "non gli sembrava affatto squallido" e che "non capiva come le ragazze potessero puntare il dito contro di lui: sono loro che hanno scattato la foto". 

Fermarlo sembrava impossibile: il ragazzo era noto per ignorare completamente gli appelli delle persone che gli chiedevano di rimuovere le loro immagini dal sito. In alcuni casi, se rispondeva, lo faceva solo per scrivere un sardonico LOL. Nei casi peggiori, arrivava a manipolare le ragazze, offrendosi di rimuovere le loro foto soltanto in cambio di prestazioni. 

 

A infrangere il suo impero è stata una donna, Charlotte Laws, che è riuscita a scoprire che Moore aveva ingaggiato un hacker per rubare immagini intime direttamente dai computer di molte ragazze dopo che una foto della figlia Kayla era finita sul sito. Aiutata da Anonymous e poi dall'FBI, questa inchiesta inizialmente privata porta all'arresto di Moore e dell'hacker Charles Evans il 23 gennaio 2014, dopo che Is Anyone Up? era già stato venduto a un attivista contro il bullismo. Moore, che rischiava sette anni di carcere, ne ha ottenuti alla fine soltanto due e mezzo, ma una volta uscito di prigione ha mantenuto un profilo molto più basso, smettendo di pubblicare cose su Twitter e Instagram e scrivendo un libro di memorie, Is Anyone Up?: The Story of Revenge Porn.

Ora, questa storia è raccontata su Netflix nella docu-serie intitolata, appunto, The most hated man on the Internet.

Quella di Moore è, fondamentalmente, una storia di trolling. Qualcuno, durante la docuserie, lo definisce "il primo troll della storia": un primato che il californiano non può sicuramente vantare, considerato che la pratica di molestare il prossimo online con commenti sempre più offensivi era già molto in voga online nei primi anni Novanta, ma che aiuta a mettere a fuoco quanto molte delle sue azioni possano essere interpretate all'interno di una sottocultura che venerava - e in parte ancora venera - personaggi estremamente provocatori a scapito dei danni reali, e tangibili, che provocano alle persone.

Moore aveva inizialmente acconsentito ad essere intervistato per il documentario, ma in un secondo momento si è tirato indietro: così, il suo punto di vista nella serie viene fatto trasparire attraverso tweet pubblicati tra il 2010 e il 2012, video e podcast in cui ripete spesso di non pentirsi affatto del proprio operato, qualche intervista rilasciata ai giornalisti. Il quadro che ne è emerge è quello di un sociopatico monodimensionale, un cattivo fatto apposta per la tv. Ma, d'altronde, lo stesso Moore intervistato da Rolling Stone aveva affermato di sentirsi come se stesse interpretando il personaggio "di un fottuto coglione".

Che sia o meno un sociopatico - una diagnosi più adatta a uno psichiatra che a un documentario da poco meno di tre ore - una cosa è certa: mentre le ragazze che finivano sul suo sito tentavano il suicidio, perdevano il lavoro o l'affidamento dei figli per colpa delle immagini pubblicate su Is Anyone Up?, lui raccontava ai giornalisti di dormire sonni tranquilli. "Per qualcuno che non ha un'istruzione, Internet può fornire una valida alternativa di carriera se sai come leggere e manipolare le sue tendenze", riportava Alex Morris dopo aver passato diverso tempo con Moore. "Ciò implica dare alle persone ciò che vogliono e, secondo Moore, ciò che le persone vogliono è ferirsi a vicenda, vendicarsi delle persone che le hanno ferite e vedere altre persone fare cazzate".