Un Nft consuma quanto una Tesla che viaggia per 450 chilometri

"Everydays, the first 5000 days" di Beeple 
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Dopo che Elon Musk ha deciso di interrompere l’accettazione della criptovaluta Bitcoin come metodo di pagamento per gli acquisti di Tesla dando come motivazione il forte e negativo impatto della blockchain sull’ambiente, in molti hanno cominciato a chiedersi quale sia il livello di ecosostenibilità delle altre criptovalute e in particolare degli Nft.

Che cosa sono gli NFT
I Non Fungible Token non sono altro che documenti digitali la cui autenticità e unicità è garantita dalla blockchain, che nella maggior parte degli Nft è quella di Ethereum. Il funzionamento è semplice: un oggetto digitale garantito dalla blockchain ha un valore come un vero quadro di Picasso, mentre gli altri file che girano in Rete - anche se dovessero rappresentare graficamente la stessa opera - sono riproduzioni senza valore. Quello che fa quindi la blockchain è assicurare che una sia l’opera originale, la vera creazione dell’artista, mentre le altre sono copie o falsi.

La tecnologia degli Nft esiste dal 2017, grazie all’invenzione del protocollo Erc721, ma è solo nel 2021 che ha iniziato a prendere sempre più piede soprattutto nel mondo dell’arte grazie allo sdoganamento da parte di Beeple, che nel marzo di quest’anno ha venduto una sua opera, proprio in forma di Non Fungible Token, per la cifra record di 69 milioni di dollari, diventando il terzo artista vivente più quotato al mondo.

Secondo i dati di Nonfungible.com, nell’ultimo mese oltre 33mila indirizzi hanno scambiato questi token non fungibili, ci sono state oltre 100mila vendite sul mercato primario e oltre 35mila su quello secondario per un valore complessivo di 127 milioni di dollari. Anche in Italia il fenomeno è in espansione con le opere di artisti come Federico Clapis, Giovanni Motta, gli Hackatao e Dangiuz, che battono all'asta cifre da record a ogni pubblicazione.

Nft e ambiente
Ormai un’azienda su quattro investe in sostenibilità e secondo un recente studio di Bcg.com, il 70% di 3mila intervistati in tutto il mondo si è dichiarato "preoccupato per l’ambiente", ancora di più dopo l’inizio della pandemia da Covid-19. E proprio in quest’ottica sono nate diverse perplessità e paure anche per quanto riguarda la crypto arte e la crescita del mercato degli Nft. Una transazione di Ethereum, processo che serve anche alla creazione o alla vendita di un Nft, secondo i dati di Digiconomist.net consuma 85,08 kWh in quanto il meccanismo su cui è basata questa blockchain, ovvero il mining e quindi la Proof of Work, è energicamente piuttosto dispendiosa.

In realtà, facendo un paragone, è quanto una Tesla Model S 75 consuma per fare circa 450 chilometri (dati da Tesla.com), ovvero meno della distanza tra Milano e Roma. Inoltre, come rivelato da uno studio condotto dall’Università di Cambridge, “il consumo dei dispositivi sempre accesi, ma inattivi delle case statunitensi consuma il 60% in più" della blockchain (in questo caso lo studio era su Bitcoin, che consuma molto di Ethereum). Ethereum, tra l’altro, sta cercando di risolvere questo problema e presto passerà a un processo chiamato Proof of Stake che consumerà meno energia. Insomma, per quanto la tecnologia possa inquinare, questo processo non sarà interrotto ma si troveranno sempre nuovi modi per avere un impatto inferiore sull’ambiente.

Infine va considerato che la blockchain sta rivoluzionando e rivitalizzando il mondo dell’arte (e non solo) per il meglio, in un periodo in cui gli artisti sono in crisi a causa del coronavirus e del blocco a mostre e musei. Le grandi città come Venezia, per esempio, hanno perso 13,2 milioni di presenze, nonché 3 miliardi di euro di mancato guadagno; il Louvre ha perso il 72% di visitatori e più in generale nel settore dell’arte, stando ai dati di Art Market Report, le vendite nelle gallerie di tutto il mondo sono calate del 36%. Con questi numeri che non hanno nulla di positivo, è chiaro che il settore degli Nft rappresenta un’alternativa digitale per permettere agli artisti di continuare a esporre, anche grazie anche ai musei virtuali, e a vendere e creare le proprie opere.

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