“Let's Digital": Nft per una nuova estetica

“Let's Digital": Nft per una nuova estetica
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Intercettare il cambiamento culturale che innesca il digitale, provare a interpretarlo, renderlo fruibile attraverso un’esperienza dedicata. Non accade di frequente e non accade in modo così narrativo, come nel caso della mostra “Let’s get digital” a Palazzo Strozzi. Il progetto espositivo allestito nel palazzo rinascimentale di Firenze si dipana  negli spazi della Strozzina e del cortile di Palazzo Strozzi, in contemporanea - e non in alternativa - a “Donatello, il Rinascimento”, che pure si propone al visitatore fino al 31 luglio.

Del resto, non è possibile ignorare il clamore attorno gli Nft, che si dispiegano come fenomeno rivoluzionario ma necessario alla deframmentazione per chi è nuovo al tema. Un’istituzione di natura tradizionale, dunque, per la prima volta tratta dei “Non-fungible token” all’interno di un contesto museale, rivelando una dimensione installativa per questo genere di arte solitamente ricondotta agli schermi degli smartphone o  dei computer. In mostra i lavori di sei artisti della Crypto Art, basata appunto sull’evoluzione degli Nft - i “gettoni non fungibili/riproducibili”, ovvero video, immagini o qualunque contenuto digitale riconosciuto attraverso certificati di autenticità digitali - attraverso i quali si delinea un viaggio nel metaverso.

Il visitatore si imbatte dapprima nel maxi wall site specific dell’artista e designer turco-americano Refik Anadol, che ha messo a punto un set di dati specifico di migliaia di dipinti prodotti tra il XIV e il XVII secolo: “per questa installazione - spiega Anadol - abbiamo elaborato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale un vasto set di dati, immaginando come potrebbero apparire i dipinti rinascimentali se visti collettivamente nella mente di una macchina. Non vi è posto migliore di Palazzo Strozzi per esporre un’opera che esamini questi archivi all’incrocio tra passato e futuro, coniugando storia dell’arte e tecnologia all’avanguardia”.

(reuters)

In Strozzina il percorso continua attraverso alcune opere dell’universo distopico di Beeple, la grande installazione cyborg video e sonora del collettivo italiano Anyma, l’opera Arcadia dell’argentino Andrés Reisinger tra poesia, suono e immagini, i loop temporali sull’idea di scultura dell’artista americano Daniel Arsham, il mondo di geometrie e riflessi della canadese Krista Kim. “Grazie al lavoro di sei big dell’arte digitale a livello mondiale - sottolinea Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi - stiamo cercando di introdurre ai nostri pubblici questo fenomeno non ancora storicizzato, che sta trasformando in maniera radicale il nostro rapporto con l’arte e con il mondo digitale”. “Una riflessione sulla decentralizzazione - aggiunge la co-curatrice Serena Tabacchi - e sul lavoro certificato e diffuso di tanti artisti che fino a pochi anni fa non potevano essere considerati tali, ci conduce alla consapevolezza che l’arte del futuro incontra il digitale come materia prediletta per l’espressione creativa. Questa mostra è un’importante occasione di familiarizzazione del grande pubblico a queste tecnologie”.

Ambienti immersivi, installazioni digitali ed esperienze multimediali si alternano a sostegno di un’arte digitale che può dunque essere tangibile, ma soprattutto di una nuova estetica, che non può essere ignorata.

 

 

 

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