Bitcoin 2022

Non avrai altra criptomoneta all'infuori del Bitcoin

Un manifestante protesta all'esterno di Bitcoin 2002 a Miami
Un manifestante protesta all'esterno di Bitcoin 2002 a Miami (afp)
Note a margine della più grande conferenza mondiale sulla più famosa delle criptovalute: tra convegni, seminari, conferenze e incontri, non c'è spazio per le altre piattaforme. Mentre invece per crescere serve il confronto 
3 minuti di lettura

Ci sono state due cose divertenti fuori dal Convention Center di Miami Beach dove si è tenuta Bitcoin 2022, la più grande conferenza crypto della storia, con circa 25 mila biglietti venduti.

La prima è un piccolo aereo da turismo, passato sulle nostre teste trainando un enorme cartello: “ Start a DAO, save the world” (Fonda una DAO - organizzazione autonoma decentralizzata, ne parleremo in uno dei prossimi post - salva il mondo). Un messaggio di nicchia visibile a tutta Miami e, forse, un messaggio a favore dei business che operano sulle blockchain alternative a Bitcoin.

L’altro è una bodega cubana, un negozietto di generi alimentari che si è fatto pubblicità con una iniziativa sorprendentemente creativa: se ci lasci la mancia in Bitcoin ti regaliamo la colazione. Quando si dice la fede. La medesima, incrollabile, che hanno i 25 mila dentro la conferenza, durante la quale sono stati annunciati numerosi accordi e hanno parlato e parlano i grandi nomi del settore.

Un Nft in esposizione alla conferenza di Miami
Un Nft in esposizione alla conferenza di Miami 

Tra i tantissimi, due annunci mi paiono rilevanti: Robinhood, la app “dei ragazzini”, sta per integrare il sistema di pagamento Lightning, che consente di pagare qualsiasi cosa con la mamma delle valute digitali in pochi istanti. E poi Binance.US, la branch americana del gigante asiatico, è stata valutata 4,5 miliardi di dollari e ha raccolto un seed round da 200 milioni (in Italia i seed round sono solitamente più vicini ai 200 mila..).

Sui palchi della conferenza si sono alternati praticamente tutti i grandi nomi del settore, ma anche un nutrito battaglione di startupper alle prese con il lancio di nuove aziende legate a Bitcoin. Impossibile seguire tutto. Citerei Michael Shaulov, il Ceo di Fireblocks, l’azienda leader mondiale nella tecnologia di custodia, che ha raccontato come essa sia il frutto di oltre vent’anni di esperienza sua nel settore della cybersecurity. Sul palco, accanto a lui, Ferdinando Ametrano, fondatore di CheckSyg, azienda italiana che ha sviluppato una propria tecnologia di custodia di Bitcoin.

Numerosi panel erano centrati su come espandere l’industria e il mercato coinvolgendo il grande mondo della finanza classica. La ricetta? Tecnologie di custodia sempre più robuste, soluzioni crypto di carattere istituzionale, linguaggio adeguato, regolamentazione (dove i player americani pensano che quella che sta arrivando in Europa sia pessima, ché riflette a loro dire la cultura europea meno business-oriented di quella a stelle e strisce).

La superstar NFL Odell Beckham Jr., il primo atleta americano ad aver preteso il suo intero (lauto) stipendio in Bitcoin, è andato dritto al punto: “La FED stampa tonnellate di dollari per combattere l’inflazione ma tutti sanno ormai che contro l’inflazione c’è solo il Bitcoin. Quando la gente passa da questa parte poi non torna più indietro”. Al suo fianco, anche Serena Williams si è dichiarata fan delle crypto e di Bitcoin in particolare, apprezzandone la sua peculiarità.

Mentre il presidente di El Salvador ha dovuto rinunciare alla sua presenza a Miami per ragioni di ordine pubblico interno, sul main stage non ha mancato la sua presenza Peter Thiel, già fondatore di PayPal e grande fautore di Bitcoin. Con il suo stile diretto e provocatorio ha iniziato il suo intervento regalando un biglietto da 100 dollari a una persona a caso seduta in prima fila, aggiungendo “ma come è possibile che la gente sia ancora attratta da questo pezzo di carta?”. Ha poi proseguito prendendosela con Warren Buffet e tutta la “gerontocrazia finanziaria” che non capisce crypto. Si è quindi schierato contro il politically correct delle regole della sostenibilità ambientale usate per combattere il Bitcoin, concludendo che esso rappresenta il più “onesto mercato al mondo”.

Il miliardario messicano Ricardo Salinas, un tempo poverissimo, ha evidenziato cosa vuol dire vivere in un Paese con inflazione galoppante e come il Bitcoin sia l’unica cura contro di essa in quanto riserva di valore nel medio periodo: “quando compri casa non stai a guardare il suo valore ogni dieci minuti. Devi fare la stessa cosa con Bitcoin: compri, metti via e ci dai un’occhiata dopo dieci anni”. Michael Sailor, forse il bitcoiner più famoso da quando ha trasformato la sua Micro Strategy nell’azienda quotata con più Bitcoin al mondo, ha professato fede incrollabile solo ed esclusivamente nella creatura di Satoshi Nakamoto.

“Siamo come internet nel 1994, tutto deve ancora succedere”, ha detto Marcelo Claure, il Ceo di Softbank Group International e un tempo Ceo dell’operatore telefonico Sprint.

In tutto questo non si sono sentite voci contrarie, o dubbiose. Ho avuto la chiara percezione di aver passato tre giorni in una specie di evento religioso fondamentalista, più che a una conferenza. Nessuna voce fuori dal coro, né sui palchi, né tra i partecipanti. Nessuno che abbia anche solo citato un’altra criptovaluta (ad eccezione di Peter Thiel, che ha concesso ad Ethereum un minimo di credibilità e funzione), nessuno che abbia posto dei dubbi. Fede incrollabile e assoluta. Tipo un congresso in Corea del Nord.

Ecco: è di questo che ha bisogno questa industria per crescere o, se vogliamo, per maturare?

 

 

 

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