Tutti giù per Terra

Tutti giù per Terra
(ansa)
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Dopo alcuni mesi di volatilità, negli ultimi giorni c’è stato un vero tracollo di Bitcoin e delle crypto in generale. Ma è successo qualcosa di relativamente enorme all’ecosistema delle criptovalute facenti capo alla Terra Foundation e a Terra stessa, intesa come blockchain. Cosa è successo esattamente?

Terra, negli anni scorsi, ha lanciato il suo token, chiamato Luna. Poiché il progetto Terra è risultato tecnicamente interessante, il token Luna a sua volta è piaciuto fin da subito al mercato, che l’ha acquistato con una certa convinzione. Sulla blockchain Terra è poi stata lanciata la piattaforma di finanza decentralizzata chiamata Anchor e, ad un certo punto ,Terra ha lanciato la sua stablecoin UST che, come praticamente tutte le stablecoin americane, è ancorata al valore del dollaro.

Tuttavia, mentre le altre stablecoin come Usdt e Usdc restano ancorate al dollaro in virtù di un meccanismo che prevede che per ogni stablecoin emessa vi sia un dollaro vero a garanzia in qualche banca (ci sono peraltro dubbi sul fatto che sia proprio così al 100%, ma il discorso ci porterebbe lontani), nel caso di UST il meccanismo è diverso: si tratta di una stablecoin algoritmica, dove il rapporto 1:1 con il valore del dollaro è ottenuto facendo ricorso al token “di casa” Luna.

In pratica, la Foundation di Terra (cioè il gruppo di persone che l’hanno creata) monitora attraverso un algoritmo il valore costante di Luna e lo utilizza come riferimento per l’ancoraggio al dollaro di Ust, bruciando o emettendo quantità di Luna in funzione del suo valore, così che essa, nel suo complesso, risulti un sottostante compatibile con l’ancoraggio 1:1 di Ust con il dollaro.

Per rendere più forte e stabile l’intera operazione, o forse perché cominciava a subodorare la fragilità del progetto, la Terra Foundation ha poi acquistato una notevole quantità di Bitcoin da tenere a riserva in caso di necessità: prima del crash, Terra Foundation era diventato il terzo più grande possessore di Bitcoin al mondo: a fine marzo ne possedeva per più di un miliardo di dollari. Ma, più o meno come il finanziere Soros un giorno attaccò la lira - moneta debole in quel periodo - scommettendo pesantemente sul suo crollo ( e di fatto causandolo), così qualcuno - non si sa chi - nei giorni scorsi ha fatto qualcosa del genere con Luna e Ust, avendo in qualche modo individuato una certa fragilità nel progetto.

Questo qualcuno si è procurato oltre 4 miliardi di dollari in Bitcoin in prestito, usandone una parte importante per aprire una posizione short su qualche exchange. Una posizione short è sostanzialmente una scommessa sul crollo di una bene, di un’azione o di una valuta. In questo caso di Bitcoin che, al seguito di copiose vendite al ribasso, ha cominciato ad accusa pesanti perdite. Ma questo era solo un modo per bagnare le munizioni di chi si voleva attaccare davvero: Terra.

Infatti, più o meno nello stesso momento, sono iniziate pesanti vendite sulla coin Luna (prima acquistate con una parte dei 4 miliardi di Bitcoin avuti in prestito), con il risultato che Ust ha cominciato a non più tenere il peg (cioè l’allineamento) di 1:1 con il dollaro. A questo punto, non essendo sufficiente “stampare “ sempre nuove quantità di Luna dal momento che l’attacco era quantitativamente molto importante, la Terra Foundation ha cominciato a vendere la sua riserva di Bitcoin, facendone ulteriormente crollare il valore. L’effetto domino, e in certi casi di panico, ha fatto il resto. Poiché si può guadagnare bene anche con vendite al ribasso, chi ha orchestrato l’attacco ha portato a casa circa 800 milioni di dollari. Nel frattempo il valore di Luna è passato da 73 dollari di inizio maggio a 0,00001 di oggi, quello di Ust, in una settimana, da 1 dollaro (il valore giusto di una stablecoin ancorata al dollaro) a 0,13 e la blockchain Terra è stata bloccata.

Oggi, dunque, è del tutto evidente che la fragilità del meccanismo algoritmico di una stable come Ust, basato su una relazione con Luna, abbia dimostrato una enorme vulnerabilità ad attacchi speculativi. Non sono in pochi quelli che pensano che, con questo attacco, sia stato punito un peccato di superbia: quello di Ko Won, il fondatore dell’ecosistema Terra, e dei suoi giochi delle due carte. Tre, se vogliamo aggiungere anche Anchor, che gira appunto su Terra, raso al suolo in pochi giorni: i compensi promessi ai suoi utilizzatori, molto elevati, sono via via risultati non sostenibili, e già nei giorni antecedenti agli attacchi si parlava di riserva di liquidità insufficiente per continuare ad operare. Al culmine dell’attacco Anchor perdeva 10m di dollari al minuto. In tutto questo, il Bitcoin è ormai considerato dai soggetti istituzionali alla stregua di una azione del Nasdaq - il che è un attestato di stima nei confronti del Bitcoin. Ma quando crolla il Nasdaq anche la mamma di tutte le crypto segue, e con essa più o meno le altre.

Attacchi speculativi, instabilità, volatilità elevata, guerra, inflazione galoppante: non c’è da stupirsi che i mercati, nel complesso, non stiano attraversando un buon momento. E crypto, asset class ancora molto piccola in termini complessivi, in questi casi soffre più della media, proprio come fanno le azioni delle piccole società quotate in borsa. Non c’è ragione di pensare che questa situazione non si protragga per i prossimi mesi. Siamo in un classico momento dell’orso che, di per sé, potrebbe anche presentare delle opportunità: lo sanno bene i professionisti della finanza classica che i soldi veri li fanno nei periodi dell’orso, più che in quelli del toro.

Oggi, dunque, chi oggi vuol acquistare crypto lo può fare a valori molto più bassi di qualche settimana fa. Ma è certamente saggio non avere fretta, come sempre in questi casi. Soprattutto, e il cado Terra/Luna/Anchor/Ust lo dimostra bene, sarebbe estremamente opportuno che la gente, prima di comprare, studiasse. Se chi ha comprato in passato queste coin lo avesse fatto per davvero, si sarebbe reso conto della estrema fragilità di un sistema basato sull’interazione di due coin deboli: due debolezze non fanno una forza, mai.

 

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