Elon Musk e le altre rockstar della Italian Tech Week

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Mi ricordo gli idoli ai tempi del liceo. Le ragazze acclamavano Ligabue Lenny Kravitz, e alcune col pennarello scrivevano pensieri di Jim Morrison sugli zainetti Invicta. Tra i ragazzi andavano forte gli 883, e c’era chi andava matto per gli Oasis e i Nirvana, oppure i Prodigy resi popolari dalla pubblicità Superga (capolavoro nel suo genere).

Dalle note di “Certe notti” di tempo ne è passato. E con esso anche il significato della parola “rockstar”.

I nuovi Idoli
L’ho intuito 4 anni fa, quando tenni un discorso in una scuola superiore di Milano. Spiegavo i fattori chiave da tenere a mente nell’iniziare un’impresa e nel farla prosperare. Visto che parlavo a studenti di 14-16 anni, presi spunto da questo articolo: partiva da un famosissimo manga/anime giapponese (One Piece) e, tramite similitudini, indicava lezioni utili da poter applicare a una startup.

Mostrai immagini del cartone animato, ma quasi nessuno dei ragazzi reagì. Feci poi vedere questa immagine con alcuni imprenditori, e in aula si scatenò il pandemonio. I ragazzi tutti che urlavano “Elon Muuuuuuusk!!!!!!!”.

Italian Tech Week 2021
Una decina di giorni fa, a Torino si è tenuta la Italian Tech Week. Un evento di due giornate organizzato da Riccardo Luna per mostrare il meglio della tecnologia italiana, descrivere il suo impatto nella vita quotidiana, fare comprendere la forza dell’economia che essa genera e parlare con i creatori del futuro.

L’ospite per eccellenza: Elon Musk
Ho perso il conto delle persone che mi hanno chiesto se potevo procurare un biglietto per l’evento, visto che ero tra gli oratori. Sembrava l’assalto a un concerto di Vasco Rossi. Il fatto che Elon Musk non sia poi venuto di persona a Torino ha calmato un po’ i tech “groupie”, ma comunque l’entusiasmo era palpabile.

Elon Musk
Qui il video dell’intervista a Elon Musk con John Elkann (qui il video con traduzione in italiano). Elon Musk non è né un retore alla Steve Jobs né un intrattenitore alla Steve Ballmer, ma è la sostanza quella che davvero conta. E ce ne è stata parecchia.

  • Schiettezza [17:03 del video]
    Elon Musk ha raccontato come Tesla abbia rischiato di andare in bancarotta almeno 6 volte, e di come sia stata salvata finanziariamente all’ultimo secondo. È una cosa rara da sentire in Italia, dove il fallimento viene visto come un lettera scarlatta di infamia, senza sapere che la linea di confine tra quello che si definisce in genere successo e fallimento è assai labile. Elon Musk qui non lo ha detto, ma in passato lo stesso saliscendi tra successo e fallimento avvenne a PayPal, compagnia che co-fondò e che a suo modo (con la cosiddetta “PayPal Mafia”) formato la Silicon Valley di oggi. Qui un video molto interessante del 2004 a Stanford in cui Peter Thiel e Max Levchin parlano di come PayPal stava venendo dissanguata dalle frodi e rischiava seriamente il fallimento.
  • Gratitudine [20:14 del video]
    Elon Musk ha ricordato dei problemi che Tesla ebbe a un certo punto nelle forniture. E ha ringraziato John Elkann per il supporto che lui con Comau diede a Tesla, facendo sì che la produzione continuasse. Sembra una cosa ovvia, ma la gratitudine non è mai scontata, specialmente se fatta pubblicamente a chi ti è in parte rivale. In un mondo di “winner takes it all”, è bello vedere sana competizione.
  • Passione [10:26 del video]
    Alla domanda su come creare impresa, Elon Musk ha risposto (sintesi mia): “Raccomando di farlo solo se senti un motivo impellente per dedicartici. Creare un’impresa e renderla di successo è come far crescere una persona. Il ciclo di vita è lo stesso: inizia semplicemente come una cellula, poi ancora più cellule, poi un neonato, poi un bambino, poi un adolescente. Devi reinventare la compagnia a ogni fase: ed è per questo che alcune compagnie crescono e altre no”.
  • Ottimismo [32:47]
    C’è una cosa che a me fa molto male. È il fatto che purtroppo l’Italia è un Paese pesantemente pessimista e fatalista. È un cancro che ammazza ogni barlume di crescita economica e culturale. Per questo ho apprezzato molto Elon Musk quando ha detto che “è meglio essere ottimisti e sbagliare qualche volta, che essere pessimisti e avere ragione”. E ha continuato poi: “Io incoraggio le persone a essere ottimiste e a darsi da fare per creare un bel futuro. Così ne avremo uno”.
  • Credito [42:35]
    Alla fine dell’intervista Elon Musk ha lasciato la scena a Mauro Prina, un suo collaboratore italiano originario della val d’Ossola, ora a capo della tecnologia dello scudo termico di SpaceX. È un bel gesto di un Ceo che riconosce il lavoro dei dipendenti e dà loro credito dei successi della compagnia. In un’epoca di presenzialismo estremo, in cui si cerca visibilità personale e si ignora spesso l’importanza del lavoro della squadra, non è purtroppo un gesto scontato.

Io do  poi merito a John Elkann per non aver avuto paura di essere eclissato da Elon Musk nell’intervista. E al minuto 15:11 del video mi è piaciuto molto proprio John Elkann, in versione maestro Yoda, quando ha ricordato che creare impresa è come andare sulle montagne russe: “Non deprimerti quando hai toccato il fondo, e non sovreccitarti quando sei in cima. Mantenere il bilancio tra questi estremi e tenere fede alla tua missione è ciò che veramente conta”.

Comunque, sia ben chiaro: personalmente apprezzo molto Elon Musk per la tenacia, la lungimiranza e come imprenditore, uno dei rarissimi genî che cambia davvero la Storia, quasi sulle note di “Rocket Man” di Elton John. Apprezzo molto meno Elon Musk quando fa pagliacciate sul Dogecoin oppure aggiotaggio su Twitter. Ma forse il fascino di ogni grande rockstar è anche il lato oscuro che ha dentro di sé. Quel lato oscuro contro cui Marco Masini mise lucidamente in guarda in “Vaffanculo”, apostrofandolo lucidamente così: “Caro mio peggior nemico travestito da santone”.

D-Orbit: il nostro Sk8er Boi
Restando in tema di rockstar, mi piace citare “Sk8er Boi” una canzone di Avril Lavigne del suo album di esordio.

“Sorry, girl, but you missed out
[…]
Too bad that you couldn’t see
See the man that boy could be
There is more that meets the eye
I see the soul that is inside”

“Mi dispiace ragazza, ma hai perso l’occasione
[…]
Peccato che tu non sia riuscita a vedere
Vedere l’uomo che il ragazzo poteva diventare
C’è più di quello che sembra a prima vista
Io vedo l’anima che c’è dentro”

Perché scrivo questo? Sul palco dell’Italian Tech Week, presentata da Diego Piacentini, mi ha fatto molto piacere rivedere una startup, D-Orbit. Qui il video del loro intervento. D-Orbit ha iniziato occupandosi della pulizia dello Spazio (quello vero) rimuovendo satelliti ormai inutili che continuano a girare attorno la Terra. Un’idea quasi da fantascienza che sembra partorita da, per chi ricorda il fumetto, un episodio di Nathan Never. E da lì si sono ulteriormente evoluti nel settore satellitare.

Conobbi brevemente i ragazzi di D-Orbit 10 anni fa: erano a San Francisco negli uffici di Mind The Bridge e parlavano di diventare gli spazzini dello Spazio. Ricordo che all’epoca avevano molta difficoltà a farsi comprendere in Italia, con continue porte in faccia e, nei rari casi positivi, pochi soldi dagli investitori interessati: spiccioli per un progetto così ambizioso.

D-Orbit. Accidenti quanto sono contento di vedere che non hanno mollato, e che quel ragazzo, lo Sk8er Boi di Avril Lavigne in cui molti in Italia non credevano, sia diventato una rockstar.

La musica di Musixmatch
Che dire poi di Musixmatch, l’altra startup presentata da Diego Piacentini? Probabilmente dirà poco e nulla ai più. Ma fermatevi un attimo a pensare. Quando postate Stories su Instagram e mettete un sottofondo musicale, vi siete mai chiesti come e da dove escano le parole del testo della canzone? Il servizio lo fornisce Musixmatch, made in Bologna.

Proviamo poi a cercare su Google il testo di qualche canzone. Magari REALiTi di Grimes, la (ex) compagna di Elon Musk.
Ecco cosa esce fuori:

 

Musixmatch. Tecnologia più rock di questa, letteralmente non esiste

Cassa Depositi e Prestiti. E rabbia Heavy Metal
All’Italian Tech Week sono stati davvero tanti gli interventi interessanti, e sarebbe troppo lungo citarli tutti in questo articolo. Voglio però riportare qui l’intervista a Enrico Resmini, capo del fondo Venture Capital di Cassa Depositi e Prestiti, ed evidenziare un paio di osservazioni critiche che ha fatto:

  • Ambizione [6:26 del video]
    Non c’è ambizione nel piano industriale delle startup italiane. Tipicamente non lo fanno scalare. Pensano solo all’Italia o a 2-3 Paesi. Non sono ambiziosi nel fatto di andare a recuperare capitali importanti, coraggiosi e difficili perché devi andare anche fuori. Pochissime startup vanno fuori a farsi conoscere”.
  • Arretratezza [7:46 del video]
    Le aziende italiane “non capiscono le startup, fanno fatica a capire l’innovazione, perché molte volte l’innovazione che arriva è talmente disruptive, talmente veloce, che gli ingegneri e le persone degli acquisti fanno fatica a capire perché sia giusto lavorare con la startup e investirci”.

Eccezioni ha parte, ha ragione su entrambe le cose. Non fa piacere dirlo, ma uno dei motivi principali per cui le startup italiane rimangano lillipuziane sta proprio nella mancanza di ambizione degli imprenditori. In questo mondo, piccolo non è bello. In questo mondo, rimanere piccoli vuol dire morte. Vuol dire che ti farai presto mangiare da qualcuno che è cresciuto rapidamente con molto più coraggio di te. “Go Big, or Go Home” dicono gli americani: brutale forse, ma è tempo per le startup italiane di integrare questo concetto nel loro Dna.

Sarebbe troppo lungo il discorso sull’arretratezza di molte aziende italiane. Spendo però due parole sul FinTech, settore che conosco bene. Quando le “invincibili” banche italiane falliscono, succede perché hanno messo per decenni la testa sotto la sabbia, ignorando di continuo come stava cambiando il mondo. E non è etico che, quando poi il disastro arriva ineluttabile alle porte, queste chiedano la ciambella di salvataggio allo Stato (cioè a noi tutti contribuenti).

Cosa hanno fatto queste banche negli anni in cui Coinbase, Revolut, Stripe, Square, eToro, TrueLayer (unicorno da oltre 1 miliardo di dollari costruito da italiani fenomenali a Londra) e tante altre galoppando le hanno surclassate? Nessuno ti obbliga a investire in Innovazione, vero. Però poi non venirti a lamentare delle conseguenze.

Io poi ho un consiglio per Enrico Resmini. Parliamoci chiaro. I soldi che Cdp Venture Capital sta investendo (150-200 milioni di euro su 150 startup), per quanto relativamente pochi, sono importanti nell’ecosistema italiano. Però, per dirla all’americana, sono “soldi scemi” (cioè “dumb money”). Perché?

Firmare un assegno è facile. Chiunque ne è capace. Quello che invece è dannatamente difficile, e che serve come l’aria a una startup ambiziosa, è un investitore che lotta per te e con te.

Un investitore istituzionale come Cdp (ossia lo Stato) deve sputare sangue per le startup in cui crede. Deve combattere per cambiare il sistema. Non può e non deve più permettere che una startup come Satispay sia ostracizzata da Banca d’Italia e debba finire scacciata in Inghilterra a chiedere licenze per operare. Non puoi mortificare così le poche startup ambiziose che resistono in trincea in Italia e danno lavoro moderno altamente qualificato. Perché puoi foraggiare le startup quanto vuoi con la mano destra, ma se con la sinistra le bastoni, sei un masochista. Un Tafazzi. Tutto il contrario del rock.

Il mio invito a Enrico Resmini è di trasformare Cdp Venture Capital al suono dei “Wolf Totem” dei The HU. “Se gli elefanti arrivano, combatteremo con rabbia”: questo è il motto di un investitore rock che può davvero cambiare in meglio l’Italia.

Good Vibrations con Chiellini

La Italian Tech Week si è chiusa con un intervento di Giorgio Chiellini. Già, il capitano della Nazionale di calcio, vincitrice questa estate a Euro 2020. La domanda che è lecito porsi è: che c’entra Chiellini qua?

Io amo il calcio. Nel 2013 al Caffè Roma di San Francisco, tra un cappuccino e un cornetto, un ragazzo italiano mi presentò la sua startup in ambito sportivo. Purtroppo non ricordo il suo nome, ma ricordo bene che uno degli investitori era proprio Giorgio Chiellini. E la cosa mi colpì tanto. Chiellini è una delle pochissime celebrità in Italia che investe in startup tecnologiche. In Usa è invece assai comune. Ashton Kutcher (l’attore di “That ’70s Show” e “Jobs“) ha costruito un piccolo impero con i suoi investimenti. Ed è stato molto sveglio a promuovere in tutti i modi le startup in cui ha investito: qua sotto durante un episodio di “Two and a Half Men” del 2011, mostrando adesivi di alcune sue startup (come scrivevo sopra, anche questo fa parte del ruolo di un investitore che lotta).

Giorgio Chiellini tiene un profilo molto più basso negli investimenti, che sono comunque molto attivi e interessanti (oltre che più utili alla società rispetto alle classiche social app):

  • A giugno ha investito in Ludi Therapeutics, startup biotech per la produzione di un farmaco che curi strappi e lesioni muscolari nello sport.
  • A luglio ha investito in Vedrai, startup di supporto alla decisioni tramite modelli di intelligenza artificiale.
  • Pochi giorni fa ha investito in Treedom, piattaforma per progetti di sostenibilità ambientale tramite la piantumazione di alberi nel mondo.

Qui c’è la sua intervista all’Italian Tech Week. Guardatela, ne vale la pena. Giorgio Chiellini sprigiona un’aura di positività nella vita come raramente si vede: mi ha davvero fatto tornare in mente le Good Vibrations dei Beach Boys.

Vi ricordate quando Elon Musk ha detto che “è meglio essere ottimisti e sbagliare qualche volta, che essere pessimisti e avere ragione”? Giorgio Chiellini è l’incarnazione dell’ottimismo. E ha concluso l’intervista (26:28 del video) con questo consiglio su come affrontare sempre la vita: “Andiamo avanti e divertiamoci”.

Divertiamoci. Un concetto che può sembrare banale nella sua semplicità. Ma accidenti quanto è vero. Quanti di noi si divertono nelle piccole e grandi cose della vita? E quanti di noi invece sono travolti costantemente dallo stress, dimenticando il motivo primo che ci ha portati a subirlo e a trovarci in questa situazione? Divertiamoci. Altrimenti, che senso ha la vita?

Il Wind of Change dell’Italian Tech Week
A volte me ne scordo nei momenti duri, ma io mi diverto in quello che faccio e terrò sempre bene in mente le parole di Chiellini. Proverò a sdebitarmi cercando di spiegargli cosa sono gli Nft: in una breve chiacchierata che ho avuto con lui ho visto che era molto interessato, ma anche assai confuso da questi nuovi asset digitali.

E mi ha fatto davvero piacere vedere curiosità e condividere opinioni su temi moderni: non solo in questo, ma in tanti altri scambi che ho avuto con altri oratori e persone del pubblico. Solamente pensando a questo, almeno per me, la Italian Tech Week è stato un enorme successo per la cultura italiana. Per dirla agli Scorpions, un “Wind of Change”, un vento del cambiamento di fronte a tanta staticità.

Io il cambiamento lo sto percependo in Inps, e sono onorato di aver potuto portare un mio intervento all’Italian Tech Week assieme a Giuseppe Virgone (Ceo di PagoPA), intervistati da Riccardo Luna. E ho fiducia che già il prossimo anno questo vento di cambiamento si trasformerà in solida realtà per tutta l’Italia.Top of Form

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