Fame di pelle e digitalizzazione del tatto

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Il calore di un abbraccio, la sicurezza di una stretta di mano, l'intimità di una carezza evocano emozioni profonde tutte riconducibili al tatto che trasforma la fisicità di un'interazione in un qualcosa che arriva direttamente al nostro cuore rievocando istinti primordiali. Il tatto è uno dei primi sensi che si sviluppa già a partire dal grembo materno e che permette di creare quell'intimità tra madre e figlio che si protrae per il resto della vita. 
 
La pandemia ci ha isolati, ci ha imprigionati in celle invisibili di due metri per due e ci ha privati del contatto con i nostri affetti più cari. Abbiamo avuto paura di qualsiasi gesto di affetto che prevedesse un contatto fisico, come tenere per mano i nostri stessi figli. Per i malati ricoverati in isolamento in un reparto Covid per settimane, è stato angosciante non poter ricevere la carezza rassicurante dei propri cari. La privazione del contatto fisico prende il nome di "skin hunger", fame di pelle, ed è una delle conseguenze più importanti dell'isolamento tanto che gli ospedali e le Rsa hanno allestito le "tende per gli abbracci" per consentire alle famiglie di abbracciare i loro cari in sicurezza. 
 
Questa drammatica crisi è stata il motore di importanti innovazioni scientifiche e tecnologiche a partire dai vaccini fino ai sistemi di teleconferenza, come Meet, Zoom, Teams,  che sono passati da essere strumenti per pochi addetti ai lavori a strumenti di comunicazione di massa. I sistemi di comunicazione audio-video non restituiscono però il calore del contatto e lasciano il problema della "fame di pelle" irrisolto. Scienziati e ricercatori di tutto il mondo sono al lavoro nei laboratori dei centri di ricerca, delle Università e delle grandi multinazionali come Facebook, Apple e Microsoft per creare tecnologie indossabili in grado di trasmettere a distanza il senso del tatto, vitale per l'uomo, al fine di mitigare gli effetti negativi dell'isolamento.
 
Insieme al mio team di ricerca all'Università di Siena e all'Istituto Italiano di Tecnologia abbiamo di recente sviluppato e brevettato dispositivi wearable, come anelli e ditali, in grado di registrare e trasmettere a distanza le sensazioni tattili per sentire il calore di una mano o il brivido di un'emozione sulla pelle.  Queste sono le tecnologie che potranno restituire in parte la possibilità di interagire attraverso un contatto a distanza con i pazienti in isolamento da Covid e che potranno aprire nuovi scenari nell'ambito della realtà virtuale e aumentata e nella telemedicina. 
 
La digitalizzazione del tatto è un trampolino verso scenari applicativi largamente inesplorati nella telemedicina. I clinici equipaggiati con dispositivi indossabili per il tatto digitale potranno palpare a distanza la cute, la mammella o l'addome fornendo così alla telemedicina una fase essenziale dell'esame obiettivo a distanza: la telepalpazione.  Durante la televisita, il clinico avrà la possibilità di usare non solo la vista e l'udito ma anche il senso del tatto per fare diagnosi a distanza o valutare da remoto l'evoluzione delle terapie dermatologiche o oncologiche. 

Einstein (il mondo come io lo vedo, 1931) diceva che la crisi è una benedizione perché la crisi porta progresso, perché la creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte. Durante l'isolamento forzato di questo ultimo anno ho sentito spesso l'eco di queste parole che mi hanno dato la forza di reagire alla pandemia pensando alla scienza e all'innovazione come lo strumento per la rinascita.

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