La via che porta all'intelligenza artificiale

3 minuti di lettura

1. Emerge il rischio che il nascente comparto italiano dell'IA sta correndo: cosi come in passato per il campo dei grandi sistemi software (oggi quasi completamente di importazione) la mancata conquista del mercato interno (mercato italiano ma anche europeo) per l'emergente offerta di IA italiana potrebbe risolversi, nei prossimi anni, in un ulteriore effetto di colonizzazione da parte di possibili fornitori esteri in grado di imporre le proprie soluzioni su un mercato caratterizzato da bassa esperienza applicativa, limitata diffusione di prodotti autonomi, valore aggiunto (per gli applicatori) insufficiente a consentire strategie efficaci di competitività internazionale.

Di qui la necessità di avviare una strategia di sviluppo della domanda volta al consolidamento dell'emergente rapporto offerta-domanda.

2. Il dato forse più interessante è il forte interesse mostrato dal comparto delle case di software  per la nuova tecnologia. Tale interesse, per il momento, non trova rispondenza in un'analoga apertura del mercato applicativo delle medie e piccole imprese, il segmento cui tradizionalmente si riferiscono questi soggetti. C’è  una notevole sproporzione tra quanti, oggi, si prefiggono obiettivi di offerta e utenti già esistenti.

Ne consegue che le case di software in via di diversificazione e innovazione dovranno crearsi un mercato in nuovi settori (terziario, medie imprese e così via) e che il gruppo dell'offerta tenderà a sgranarsi su imprese che via via riusciranno a mettere a punto soluzioni in grado di innescare processi diffusivi e imitativi nell'utenza.

3. Si nota una stretta correlazione tra partenza di start-up (specie nel segmento delle start-up di software) e programmi di ricerca pubblici, in particolare Horizon. Questa correlazione induce a mettere nel conto una relativa efficacia degli strumenti di politica industriale nell'inizializzazione e diffusione della nuova tecnologia. L'impatto di Horizon sulla diffusione dell'allenamento all'IA in Italia è evidente dai dati. Questa constatazione non deve pero fuorviare: un conto è un progetto in grado di inizializzare e un conto sono progetti e misure di politica industriale in grado di far realmente emergere e consolidare il mercato.

Appare proprio questo l'obiettivo cruciale di oggi: Ia rilevanza e la stabilità di progetti applicativi di domanda, come effettivi inizializzatori di una prima fase di maturità del settore. Su questo terreno appare giocarsi qualsiasi strategia di competitività internazionale (e di recupero dei ritardi) deIl’emergente offerta di IA italiana.

Se valgono le considerazioni che precedono, almeno 3 opzioni strategiche appaiono necessarie per trasformare questa situazione nascente in un punto di forza reale per l'informatica italiana.

A. Per quanto riguarda la politica della didattica nel breve termine pare opportuna, a livello universitario, una politica di diffusione dell'insegnamento delle tecnologie di IA nelle facoltà tecniche che assecondi la domanda diffusa di appropriazione della nuova tecnologia. L'approccio di rinchiudere l'IA soltanto all'interno di pochi futuri corsi specializzati (di cui emerge certo la necessità) appare infatti in contrasto con l'interesse diffuso rilevato nell'indagine e il futuro fabbisogno di risorse umane. In pratica, il mondo universitario sembra ritenere che la formazione di tutti i futuri laureati in elettronica e informatica dovrà contenere conoscenze di IA, come strumento professionale indispensabile nei prossimi anni.

B. Sul versante della politica della ricerca Ia strategia potrebbe essere duplice. Da un Iato favorire la domanda di apprendimento per l'IA che proviene, in modo diffuso, dagli istituti universitari mettendo in atto una politica dei 100 fiori finalizzata all'obiettivo di ricerche applicative che integrino informatica tradizionale e tecniche di IA. In pratica il processo di apprendimento da parte dei centri universitari dovrebbe essere sostenuto da una strategia volta a ricavarne anche risultati effettivi sul piano delle tecnologie trasferibili al mondo produttivo. E qui lo strumento che appare più idoneo all'obiettivo è la gestione dei fondi per la ricerca stanziati dal ministero della Pubblica istruzione.

A medio termine, d'altro canto, appare invece necessario accentrare la formazione più specializzata e la ricerca avanzata (specie nelle tecnologie dell'IA di base) in pochi e selezionati centri di eccellenza, dove concentrare risorse e cervelli (anche per contrastare, per quanto possibile, la perdurante e pericolosa fuga dei ricercatori verso l’estero). Qui gli strumenti più idonei sono i progetti finalizzati del Cnr e le iniziative specifiche da parte del ministero della Ricerca scientifica e tecnologica (che potrebbe dotarsi di uno strumento legislativo e finanziario apposito). Dal punto di vista didattico i centri di eccellenza potrebbero dotarsi in futuro non solo di specifici insegnamenti ma di specifici corsi di laurea finalizzati alla creazione di tecnologie a più profondo livello di specializzazione.

C. Per quanto riguarda la politica industriale, bisogna innanzi tutto notare il ruolo strategico dei progetti di domanda da parte della grande industria nella prossima e necessaria fase di consolidamento dell'emergente settore dell'IA italiano. Di qui la necessità di pensare ad azioni concertate su grandi sistemi (come reti di telecomunicazioni, servizi pubblici e privati, sistemistica industriale e così via) che mettano in gioco il potenziale di domanda interna su realizzazioni in grado di sviluppare competenze applicative di successo (il principale fattore carente dell'IA a livello mondiale) e di innescare effetti di dimostrazione necessari allo sviluppo del mercato. Lo strumento più indicato per l'avvio di questi progetti applicativi strategici potrebbe essere la legge 46 (ex Imi, oggi sostituito da Cdp?) con i relativi fondi, come strumento per creare la domanda (l'offerta addirittura è esuberante).

Un'altra iniziativa che appare necessaria è quella rivolta al settore italiano dell'automazione industriale, che nei prossimi anni dovrà necessariamente integrarsi alle capacita sistemistiche dell'intelligenza artificiale. In questo campo sarebbe valido uno specifico progetto flagship nazionale: ovvero un Iaboratorio consortile che permetta di connettere le aziende utenti alle aziende specializzate e alle risorse tecnologiche, anche mediante una politica di incentivo alle alleanze interindustriali.

A medio termine si può pensare all'estensione della Iegge 695 ex Sabatini oggi nuova Sabatini (la nuova Iegge che incentiva I'acquisto di macchine utensili e l'integrazione in sottosistemi di produzione basati su calcolatore, tra cui anche il software) al sostegno della diffusione dell'IA nella piccola e media impresa. Sempre a medio termine, appare interessante Ia proposta (già avanzata in varie sedi) di un laboratorio di ricerca e progettazione di "moduli intelligenti" da inserire nei prodotti tradizionali (o nuovi) che formano I'ossatura della struttura produttiva italiana.

Abbiamo perso la battaglia delle piattaforme del commercio, recuperiamo almeno con le piattaforme produttive!

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito