Storia dell'Intelligenza artificiale in Italia. Quando l'Italsiel entrò al Mit di Boston

Il Mit di Boston 
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Storia dell'Intelligenza artificiale in Italia. Quando l'Italsiel entrò al Mit di Boston

Puntata 2

1982 - La parte matematica per la simulazione delle equazioni di previsione delle entrate dello Stato andava col vento in poppa e riscuoteva successi internazionali inaspettati : gli algoritmi accolti nelle migliori riviste di settore (British Computer journal, Siam, ACM...), un tour di inviti a conferenze a Princeton, Harvard, Rice... portarono i nostri algoritmi a finire nella NAAG library della NASA, la libreria matematica usata nelle missioni dell'Apollo. Era venuta l'ora della prova del fuoco dell'IA. La stampa cominciò ad essere incuriosita da quella ventata di novità portata dall'Italsiel - la società produttrice del software - alla Ragioneria Generale dello Stato e rappresentata dall'introduzione di sistemi di intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione. Questi sistemi permettevano di dare comandi alle macchine nella propria lingua quotidiana invece di forzare l'utente ad imparare segni speciali o dare comandi astrusi ed incomprensibili ai più. Mondo Economico aveva battezzato questa svolta col titolo "Un Copernico per l'informatica", per la rivoluzione comportata dal rivolgersi alla macchina naturalmente senza necessità di imparare i rigidi comandi di qualsiasi Microsoft o sistema informativo. Insomma, non più un sistema con il package al centro ma un sistema con l'utente al centro.

Per non impaurire il cliente si era deciso che la divisione dell'Italsiel che si occupava di fare le previsioni delle entrate dello Stato si dovesse chiamare Modelli previsionali e decisionali, senza fare riferimento alla tecnologia utilizzata nel realizzare i prodotti, cioè l'Intelligenza Artificiale. Ministri e Ragioneri Generali dello Stato illuminati e capaci, quali Visentini e Stammati accettarono di buon grado l'innovazione così come i dipendenti della Ragioneria tutta. Dopo il primo lancio su Mondo economico e su Il Sole 24ore, di articoli quali "Un Copernico per l'informatica", ne seguirono altri quali su Scienza e Vita (Un cervello pieno di silicio) e tanti altri.  La società era un po' contrariata dalla pubblicità per il motivo che se l'esperimento fosse andato male, avrebbe avuto una ripercussione sull'immagine aziendale e di conseguenza sul fatturato aziendale. I miei capi di allora erano talmente attenti alla criticità dell'operazione che permisero (cosa per il tempo inaudita!) un aggiornamento continuo e diretto coi vertici aziendali: a scanso di equivoci - essi calcolavano - ci sarebbero stati più padri nel caso di sconfitta, non si sa mai; e mettersi le cosiddette "mutande di bandone" in un'azienda italiana non è mai azzardato.

Dopo aver vinto la diffidenza dei riporti (tanti!) aziendali, il gruppetto messo in piedi prese a macinare tutte le difficoltà che si paravano via via d'innanzi e cominciò a funzionare come un orologio svizzero! Erik Sandewall mi era stato di grande aiuto nel superare il problema del disporre in azienda del linguaggio Lisp (acronimo di List Processing, ma alcuni detrattori avevano coniato la decodifica in List of Insipid and Stupid Parenthesis, per via dell'utilizzo fondamentale delle parentesi in tale linguaggio). Bruno Graziadio, ex del gruppo di psicologia cognitiva dei Monti Tiburtini (Castelfranchi, Parisi) passato nella mia squadra, e responsabile del modulo per la comprensione del linguaggio naturale, era volato fisicamente a Stoccolma e poi ad Uppsala per avere il nastro del linguaggio Lisp da far girare su un IBM 360. Alvaro Busetti che  si occupava del modulo di problem solving, nonostante borbottasse su tutto come una pentola in ebollizione, se la cavava egregiamente a superare tutte le difficoltà. Era quasi sempre in disaccordo su tutto, ma alla fine faceva sempre quello che si concordava. Un'ultima decisione da prendere rendeva l'esperimento più richioso: quella riguardante le performances del sistema. E già!. Dovevamo usare un cocktail di linguaggi aziendali per dovere d'ufficio ma sicuramente tale cocktail avrebbe comportato prestazioni non accettabili dall'utenza: Cobol, Fortran, Lisp, tutti linguaggi molto pesanti per avere prestazioni non dico buone ma passabili. Tentammo una strada funambolica, convertendo in linguaggio assembler la parte del codice che più appesantiva il tutto. L'assembler come linguaggio, il più vicino al linguaggio macchina, era il più prestazionale! Misurammo le performances, inventando per primi lo stacketto "un momento prego...." che compariva prima di avere la risposta, per far  vedere all'utente che la macchina stava lavorando.

Il gran giorno arrivò. Presentazione. Gran successo. Registrato il successo, l'Italsiel decide di dar vita a una società dove originariamente doveva esserci solo l'IA, ma per strani motivi di potere la trasformarono in una società dove concentrare tutta l'innovazione del periodo: reti e software engineering che con l'IA non aveva nulla a che fare... Cominciarono a pensare all'estero con mia grande perplessità sapendo quanto diverse fossero i moduli per far capire alla macchina l'italiano e l'inglese e tutte le modifiche che dovevano essere fatte. Ma col vento in poppa del successo col cliente e lusingati dalla stampa, accettavamo tutte le sfide. Mai avrei immaginato che la prima alla quale mi avrebbero esposto sarebbe stata quella nel tempio dell'Ingegneria: il mitico MIT. Era come proporre a gente che aveva scalato il Monte Bianco sui 4000 metri di andare sull'Everest ad  8000 metri, senza allenamenti su quote intermedia. Pensai addirittura che fosse una maniera di silurarmi, visto che non era mai scattato il feeling con il mio capo di allora, CEO della azienda neonata. Avevamo usato le ATN modificate, di Woods, nel modulo di linguaggio naturale soprattutto per risolvere sottigliezze ed ambiguità della lingua italiana quali il classico "le vecchiette vendevano tendine da sole" o altre cose simili e ora era necessario smontare quasi tutto per andare con la sciabola ad affrontare l'inglese dove ambiguità, nonsense etc.... avevano tutta altra natura e struttura.

Ma, allora, nonostante i dissapori interni tra manager, su tutto vincevano i common shared values e accettata la sfida ero sicuro che la società avrebbe fatto di tutto per supportarmi. Era in fin dei conti dialettica interna. Sapevo che, una volta presa la decisione, la società si sarebbe compattata per affrontare l'esterno ed i dissapori interni sarebbero del tutto svaniti. Edwin Kuh, primo consigliere economico dell'amministrazione Carter e grande econometrista aveva seguito in un convegno i nostri avanzamenti e aveva invitato il nostro CEO a provare i nostri moduli di IA per guidare in linguaggio naturale inglese il  suo package matematico TROLL (Time reactive online Lab), un package potentissimo che vedeva in Peter Hollinger, grande esperto di statistica, il proprio principal investigator. Tale package era usato nel corso di Business Forecast che regolarmente la Sloan School of Management offriva ai propri iscritti. Edwin Kuh allora era il capo del CCREMS, il laboratorio di sperimentazione di nuovi modelli economici &econometrici della Sloan.

Arrivai in un febbraio freddissimo di quelli che solo a Boston si possono avere e, risolte alcune questioni logistiche quali le stanze in Istituto, il residence dove alloggiare... il barbiere, andai immediatamente al centro di calcolo per vedere da vicino le macchine a disposizione. Quasi con timore reverenziale entravo nelle stanze con intestazioni a Norbert Wiener, Shannon e a tutti i protagonisti che hanno contribuito a fare dei controlli automatici, dell'informatica e delle telecomunicazioni quelle che sono oggi. Oggettivamente potevo contare sulla cordialità delle segretarie di Istituto e su tutto il mio staff, ma intorno era tutta una competizione, specie tra ricercatori. Siccome soffrivo il freddo, la mattina arrivavo imbacuccato con un colbacco, perché nella mia prima sistemazione di casa dovevo attraversare a piedi un ponte che non finiva mai, sempre ventoso; Edwin aveva preso a chiamarmi scherzosamente "Ponomariov", un pianificatore economico dell'Unione Sovietica di allora.

Intanto pensavo a come un'azienda italiana, con un suo piccolo gruppetto di ricercatori, era stata scelta per questa prova laddove c'era il laboratorio primo al mondo di IA, diretto da uno dei padri fondatori dell'IA: il leggendario Marvin Minsky, col quale solo in seguito negli anni diventammo grandi amici. La roccaforte dell'IA - l'attuale CSAIL - allora animato dall'èlite mondiale: Pat Winston, un vero gran signore, Abelson, Papert, Sussman... - non aveva  visto di buon occhio il nostro arrivo a Cambridge Square. E pensavo, in quel clima competitivo, a quanti pochi gruppi IA fossimo in Italia. E poi: per qualsiasi debacle avrei dovuto rivolgermi a chi? Ai miei amici negli States, ma erano in altre università: Mark Fox era a Pittsburgh nel Robotics Institute, Roger Schank era a Yale! ... Forse, pensavo, solo Marvin o Pat Winston avrebbero accettato di darmi una mano... Negroponte non aveva ancora proposto il suo Media Lab ed era un architetto che faceva CAD e pattern recognition e aveva fatto domanda di affiliazione al GLIA.  

Al 1982, al GLIA risultavano attive in Italia le Università di Genova, Torino, Milano, Udine, Padova, Pavia, Firenze, l'Aquila, Napoli, Bari, Salerno e Cosenza, i Centri ricerca del CNR del Politecnico di Milano (MPAI), il Lan di Pavia, l'Istituto di Ottica di Arcetri, Bologna, Pisa, Roma come CSCCA, l'istituto di Cibernetica del compianto Eduardo Caianiello ad Arco Felice. C'erano centri ricerca attivi soltanto in Ispra, ENEA, Fiat, Cselt. Aziende private che si muovevano in esplorazione erano: Olivetti, General Systems, Telettra, IBM Italia, Assicur Generali, l'illuminato Pininfarina, OSAI. E nelle aziende pubbliche: la Sip oggi Telecom, Elsag, Italtel, Italsiel, Aeroporti di Roma. Tutto qui. In occasione di una rassegna sulla linguistica computazionale e relative ricerche in corso sul linguaggio naturale, tenuta a Pisa da Amedeo Cappelli, risultavano circa 150 risorse attive sul tema!

Come Dio vuole, riusciamo con successo a superare questo test. Il prodotto rispose molto bene alle richieste formulate in inglese ed il package sottostante, il Troll, andò come una spada, dicevamo allora in gergo.

Essere al MIT, significava essere al centro del mondo scientifico e tecnologico di allora. Uno dei centri di istruzione più ambiti del momento. Lo si poteva vedere dagli iscritti italiani alla facoltà di economia: rampolli d'oro competevano per poter essere nella classe dell'allora Nobel per l'Economia Franco Modigliani. In laboratorio c'era la crema dell'industria e dei servizi da tutto il mondo e le migliori aziende erano rappresentate: IBM, Shell, Chevron, Intel, Boeing, Martin Marietta... Il prestigio che ti dava faceva sì che avevi proposte di lavoro o di fare azienda con colossi di primo ordine. Noi per esempio avemmo subito una proposta di fare azienda con Boeing (ancora conservo  la proposta della mia nomina a Managing Director: poi non se ne fece nulla, per motivi di gelosia tra manager e per la scelta di aprire una nuova società dall'altra parte degli States, sul Pacifico a San Diego) .

E' qui a Boston che per la Pasqua di quell'anno il nostro leggendario presidente aveva chiesto di organizzare un incontro con l'allora astro nascente Bill Gates. Generazionalmente sarebbe stato un incontro nonno nipote! Nutrivo serie perplessità sull'opportunità di questo incontro perché Bill Gates a quei tempi aveva  una nomea molto chiacchierata e la nonna, avvocato di prim'ordine, lo aveva diverse volte tirato fuori da diverse situazioni imbarazzanti: plagio per diverse cosucce... Era l'epoca in cui un innovativo tabellone elettronico muoveva i primi passi, il Lotus... Lo aveva tirato fuori Mitch Kapor, per evitare noiosi calcoli ripetitivi amministrativi ... aveva inventato un foglio di calcolo elettronico che funzionava davvero bene: Hewlett e Packard lo avevano inglobato con un tasto funzionale nelle proprie calcolatrici scientifiche. Ma non c'erano solo gossip legali che spingevano a vedere male questo abboccamento con Gates , quanto una linea strategica di fondo che ci vedeva su parti opposte: noi eravamo per i sistemi informativi personalizzati, Gates & Co erano per i package per tutti ... Ma allora era l'esatto contrario di adesso: noi eravamo una grande azienda italiana e Bill era un emergente. Tutti gli emergenti erano alla ricerca di interlocutori di prestigio per poterli avere come testimonial della bontà dei loro prodotti. Fatto questo incontro da cui come previsto non venne fuori nulla, mi spostai a Menlo Park per incontrare i vertici dello Stanford Research Institute. Tutta un'altra aria quella californiana! Avevano il simbolo con la mia pianta preferita, la quercia, l'architettura era diversa, tutto meno anglosassone rispetto a Boston, e più europea...

 

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