Lasciarsi un giorno a Roma - Princìpi e regole del buon Governo digitale

(reuters)
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Chi non applica nuovi rimedi dev’essere pronto a nuovi mali; perché il tempo è il più grande degli innovatori. (Francis Bacon)

 

Nel 2011, diversi Governi e organizzazioni non governative hanno promosso il Manifesto per l’Open Government per favorire lo sviluppo di forme di Governo e di Amministrazione capaci di garantire una governance trasparente, partecipativa, inclusiva e responsabile. 78 paesi e un numero crescente di Governi locali - che rappresentano più di 2 miliardi di persone - insieme con migliaia di organizzazioni della società civile sono membri dell'Open Government Partnership.

Le opportunità offerte dall’innovazione digitale sono propedeutiche al passaggio da “prioritariamente digitale” a “esclusivamente digitale” e sono una leva per garantire il cambio di paradigma che mette il cittadino al centro tutelandone alcuni importanti diritti: identità digitale, informazione e utilizzo dei contenuti, protezione dei dati personali, partecipazione e inclusione digitale, fruizione quotidiana dei benefici delle tecnologie digitali, formazione alle necessarie competenze digitali.

Per la realizzazione di questi obiettivi vanno considerati alcuni princìpi secondo me inderogabili: inclusione, trasparenza, trasformazione digitale aperta e universale, partecipazione e ascolto, pari opportunità.

Inclusione
“Parlare di Inclusione digitale significa costruire le condizioni per l’uguaglianza delle opportunità nell’utilizzo della rete e per lo sviluppo di una cultura dell’innovazione e della creatività, contrastando in primo luogo il nuovo analfabetismo e la discriminazione sociale e culturale.

E per raggiungere questo scopo [occorre]:

  • affermare l’accesso alla rete in banda larga come diritto universale, bene comune non esclusivo e inalienabile
  • affermare i diritti della nuova cittadinanza (diritto all’identità digitale, diritto alla protezione dei dati personali, diritto all’accesso e all’inclusione digitale, diritto alla formazione, diritto all’informazione e all’utilizzo dei contenuti; diritto alla partecipazione; diritto ad una fruizione quotidiana dei benefici delle tecnologie digitali);
  • valorizzare la missione della Scuola, per l’alfabetizzazione tecnologica, l’uso quotidiano delle tecnologie, lo sviluppo della coscienza civica dei nuovi cittadini, con l’obiettivo di migliorare la “capacità di vivere” nella società della conoscenza;
  • mettere in atto tutte le iniziative necessarie per la lotta al digital divide, dalle tecnologie per l’accessibilità, alla disponibilità di strumenti e modalità per l’autoformazione degli adulti, di luoghi per l’assistenza ed il tutoring, all’utilizzo della RAI come media educativo, ai punti di accesso pubblici e alle piazze telematiche.”

Trasparenza
La partecipazione è garantita da informazione, consultazione, coinvolgimento e ascolto; quindi è possibile solo se l’Amministrazione attua una politica per la trasparenza che consenta ai cittadini di disporre di informazioni e dati necessari, oltre che di conoscere e verificare i risultati delle iniziative dell’Amministrazione (accountability).

Parliamo di trasparenza come fondamento della cittadinanza digitale, su almeno tre fronti: rendere trasparente la PA, abilitare il cittadino ad osservarla (mediante forme diffuse di controllo sull’azione di Governo), abilitare interazioni costruttive tra Amministrazioni e cittadini.

In tal senso è essenziale garantire accesso a dati (dati personali, dati relativi ai beni posseduti...), alla rete, ai procedimenti (le interazioni strutturate tra il Cittadino Digitale e la PA), ai documenti (atti, documenti, comunicazioni della PA) e si deve implementare il Freedom of Information Act (FOIA) e definire il Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e  per la Trasparenza, che purtroppo si chiama “Piano triennale per la prevenzione della corruzione e della trasparenza” e nessuno si è accorto del terribile lapsus (vogliamo prevenire la trasparenza?).

Trasformazione digitale aperta e universale
La trasformazione digitale si può rappresentare con interoperabilità e sicurezza dei sistemi informativi temi trasversali anche ai livelli verticali di servizi, dati, piattaforme ed infrastrutture.

Modello strategico di evoluzione del sistema informativo della PA (Piano triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2020-2022)

A questo quadro è necessario aggiungere azioni coordinate di innovazione tecnologica, evoluzione del sistema organizzativo e adeguamento alla cultura digitale.

“È un percorso che non potrà mai dirsi concluso, perché è destinato ad assecondare un processo di trasformazione digitale che si rinnova continuamente con nuove sfide. Esso necessita di continuità e determinazione e di essere protetto e messo al riparo da eventi che potrebbero vanificare improvvisamente anni di sforzi e di investimenti. Sono alchimie difficili da mantenere nel tempo e c’è una sottile linea che separa la spinta emozionale che ha innescato e sostiene tuttora il processo di cambiamento, e fattori interni ed esterni che improvvisamente potrebbero inibire e/o inceppare quei meccanismi virtuosi” (Fonte: “Governare la trasformazione digitale: disseminare esperienze per cambiare paradigma” di Eugenio Nunziata).

La trasformazione digitale nella PA è la base per migliorare l'efficienza e l'efficacia dell'azione amministrativa grazie alla progettazione di servizi semplici e inclusivi e garantendo trasparenza e condivisione della conoscenza aprendo i propri dati (open data) per garantire partecipazione e decisioni informate e adottando soluzioni open source come peraltro regolamentato e normato.

Partecipazione e ascolto
“Internet si configura come uno spazio sempre più importante per l’autorganizzazione delle persone e dei gruppi e come uno strumento essenziale per promuovere la partecipazione individuale e collettiva ai processi democratici e l’eguaglianza sostanziale” (Dichiarazione dei diritti di internet).

Garantire la partecipazione favorisce la cittadinanza digitale e questa la democrazia per questo deve essere una priorità di tutta la PA.

Per mettere a sistema la partecipazione ogni Amministrazione dovrebbe prevedere:

  • Governance condivisa: Cabina di regia per l’Agenda Digitale, Tavoli interfunzionali per progetti Trasversali, Obiettivi trasversali nel Documento Unico di Programmazione (DUP)
  • Organizzazione partecipativa: reti di referenti per i progetti di innovazione (open data, software libero), proattività e coinvolgimento, cultura diffusa (comunità degli Innovatori), profili e bilanci di competenza (es. questionari di autovalutazione per le competenze digitali basati su DigComp), Approccio alla formazione sistematico e organico (Scuola di Formazione)
  • Partecipazione come metodo di governo della città
  • Creazione e diffusione delle competenze

Competenze per la Cittadinanza digitale (Fonte: Save the Children)

Pari Opportunità
Le pari opportunità devono essere garantite in tutti i settori della vita sociale indipendentemente da qualunque potenziale fattore di discriminazione (genere, etnia, religione, orientamento sessuale, condizioni economiche, disabilità, età,…). Compito dell’Amministrazione è definire politiche e favorire interventi volti all’abbattimento delle disuguaglianze e alla piena realizzazione delle pari opportunità nella società e all’interno dell’Amministrazione stessa.

In tale contesto favorire la diffusione delle competenze digitali può essere un elemento qualificante per l’attenuazione di almeno alcuni dei fattori che ostacolano la realizzazione delle pari opportunità.

Conclusioni e ringraziamenti
“A volte è solo uscendo di scena che si può capire quale ruolo si è svolto” (Stanislaw Jerzy Lec)

Avrò sicuramente dimenticato qualcosa e qualcuno, spero che mi si perdoni.

Ringrazio di cuore tutte le persone che a vario titolo mi hanno aiutata a fare di più, meglio e a individuare errori da correggere, in particolare i dirigenti dei dipartimenti con cui ho interagito, tutti di dipendenti e funzionari con cui ho collaborato e tutto il mio staff che ha avuto la tenacia e la pazienza di lavorare con orari e tempi spesso impossibili e che mi ha regalato competenza e sorrisi.

Ringrazio i colleghi di Giunta, Angelo Sturni e tutti i consiglieri che mi hanno spesso fornito preziosi consigli (nomen omen).

Un sentito ringraziamento va anche a quanti hanno letto in anteprima tutti i capitoli della mia storia a Roma Semplice e mi hanno aiutata con le loro preziose osservazioni; va da sé che la responsabilità di quanto scritto è esclusivamente personale.

Ringrazio anche la Sindaca per l’opportunità offertami e ringrazio le persone che le hanno suggerito il mio nome per l’Assessorato e in particolare il deputato che quando sono andata a trovare dopo i primi sei mesi mi ha spiegato perché ha suggerito il mio nome: “io devo iniettare gocce di sinistra ovunque.” Ed è con questo mandato e con il profondo desiderio di fare bene che ho operato nei miei 38 mesi a Roma Semplice!