Non bastavano i selfie, adesso i ragazzi possono fare anche i Poparazzi

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Niente selfie nell'era dei selfie. Sì, avete capito bene, da pochi mesi è partita la nuova social sfida, è nato il nuovo social definito dagli ideatori il social anti-Instagram. Chissà se prenderà veramente piede tra i più giovani che crescono ormai con l'automatismo e la normalità dell'esposizione nella vetrina social anche della loro intimità e vita privata, che si sottopongono volontariamente alla dura legge del Web, sottovalutandone spesso gli effetti e che si alimentano di visualizzazioni e like.

Ore trascorse a cercare lo scatto migliore, a modificare i difetti, le luci, la nitidezza dell'immagine, a coprire le imperfezioni, a mostrare il lato migliore o più simpatico, più divertente o in grado di fare più colpo. Il motore che spinge i ragazzi a esporsi è alimentato dalla benzina nata dalla mescola di due elementi principali: il normal e la ricerca del more. Se vuoi far parte del gioco, devi giocare. Il ruolo social è come il ruolo sociale, e quindi è normale esporsi e condividere. More è invece puntare a ciò che è "più" per poter ottenere. Obiettivamente questo social rompe un po' questi schemi e chiama in gioco gli amici che sono devono rivestire il ruolo di "paparazzi". Anche per questa ragione la app si chiama Poparazzi. Non si può usare la telecamera frontale, quella in genere usata per scattare i selfie. Il profilo personale è alimentato dalle foto scattate dalle altre persone, amici e non.  Il proprietario non può pubblicare le sue foto ma può solo decidere se rimuovere specifiche immagini che non vuole siano viste e nel contempo può papparazzare qualche altro amico.

Se traduciamo letteralmente la descrizione della app Poparazzi sull'App Store capiamo che: "Poparazzi è una nuova rete di condivisione di foto in cui i tuoi amici sono i tuoi paparazzi e tu sei loro. Il tuo profilo su Poparazzi viene creato dai tuoi amici quando ti scattano delle foto. D'altro canto, tu crei i profili dei tuoi amici quando scatti loro delle foto".

Le foto non possono essere accompagnate da didascalie o commenti e non è previsto un conteggio dei follower. A livello teorico, eliminare i vari conteggi farebbe molto bene alla salute dei ragazzi, tanti di loro infatti sono addirittura dipendenti dalla conta dei numeri e la loro autostima è condizionata dalle visualizzazioni, like e commenti positivi. Ma dubito che il popolo del Web possa essere attratto da qualcosa che non dà gratificazione immediata. La popolarità gratifica e genera un'illusoria sicurezza personale.

Cosa cercano tanti ragazzi nelle piattaforme online? Sicuramente non solo la condivisione, ma in tanti casi la popolarità e la fama. Cercano i numeri, il successo social, magari di guadagnare da ciò che pubblicano. L'app nasce quindi con un buon intento, quello di ricreare la condivisione e lo scambio tra persone, soprattuto post-Covid, pur sempre attraverso la mediazione dello smartphone, cercando di preservare l'autenticità dei momenti passati con gli amici, come sostengono in varie interviste i fratelli Austen e Alex Ma che hanno lanciato la app. Il loro intento è di andare un po' contro questa apparente perfezione delle immagini ritoccate. Ma questo è anche il successo di TikTok, piattaforma online in cui vince la creatività, la quotidianità, in cui anche le persone comuni possono diventare famose con brevi video selfie. Poparazzi vorrebbe essere l'anti-Instagram, anche se è già un bel po' di tempo che le bacheche di Instagram non sono più invase dai selfie, ma dalle foto scattate da amici e conoscenti. Loro vorrebbero evitare l'ansia da prestazione e da esposizione da pubblico che osserva, risponde e giudica, anche severamente. Non credo che questo problema si risolva facendo pubblicare le proprie foto a terzi.

Negli Stati Uniti si sta diffondendo tra i giovani, anche se credo che non si debba guardare la fase iniziale per cantare vittoria e per capire se i giovani integreranno nelle loro vite anche Poparazzi perché nella fase iniziale prevale la curiosità per il nuovo, ci sono gli stimoli legati a capirne il funzionamento e se può corrispondere o meno alle proprie esigenze. Sarà il tempo che ci dirà se i ragazzi lasceranno la strada vecchia per la nuova, se aggiungeranno una nuova modalità di "pubblicarsi" o se rimarranno attaccati alle vecchie, ma sempre aggiornate app.

Un aspetto che mi preoccupa è legato al furto di identità, all'aprire profili a nome di altre persone e pubblicare le loro foto. Il come impedire tutto questo è da definire bene perché, anche se la app non tollera nessuna forma di prevaricazione e cybebullismo, il rischio è molto alto e potrebbe alimentare gli episodi di bullismo digitale.

Se è vero che la persona fotografata può avere un controllo pre-pubblicazione sulle foto che le vengono fatte da contatti che non sono nella social cerchia degli amici, è anche vero che nel caso di foto fatte da amici si riceve una notifica nel momento in cui la foto è già pubblicata e solo in un secondo momento può eventualmente procedere con la sua rimozione. Sappiamo perfettamente tutti che in Rete anche pochi secondi possono fare grandi danni.