Facebook, il covid e le fake news che forse non lo erano

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Da qualche giorno su Facebook possiamo di nuovo scrivere che il virus covid-19 è fuoriuscito da un laboratorio di Wuhan. Non che sia vero, ma non possiamo più dire che sia sicuramente falso. Fino a giovedì scorso se lo scrivevi eri un pericoloso spacciatore di fake news, volevi solo alimentare la disinformazione e mettere in cattiva luce la Cina. Chi si ricorda di Donald Trump? Ecco, quando era presidente degli Stati Uniti e diceva che secondo lui quel virus non era arrivato per caso da un pipistrello o da un pangolino, ma era frutto degli esperimenti dei ricercatori cinesi, quando lo diceva gli davano del mistificatore e soprattutto non lo poteva scrivere su Facebook. Ai tempi infatti il social network, d'accordo con l'Organizzazione mondiale della Sanità, aveva deciso di bollare come disinformazione ogni ipotesi di collegare la pandemia ad un errore nei sistemi di sicurezza del laboratorio di Wuhan (o peggio, ad una intenzionale diffusione del virus). 

Cosa è cambiato? Un'inchiesta del Wall Street Journal ha aggiunto alcuno elementi, come il fatto che diversi ricercatori del laboratorio in questione si fossero misteriosamente ammalati già a novembre 2019, e quindi qualche settimana prima dell'inizio ufficiale dalla pandemia. Questo prova qualcosa? No, per ora non lo esclude. L'intelligence americana sostiene che ci sarebbero diversi indizi e il presidente Joe Biden ha chiesto chiarezza alle Cina dando 90 giorni di tempo per collaborare.

Ma molti ricordano bene la pantomima delle prove farlocche della armi di distruzione di massa di Saddam Hussein da parte dell'intelligence e del governo americano nel 2003, per prendere qualsiasi affermazione di questo tenore con cautela. Quello che sappiamo sicuramente sulla nascita e la diffusione del virus covid 19 è che non ne sappiamo ancora abbastanza, e chissà se mai lo sapremo. Questo relativismo non vuol dire restare in balia delle fake news. Vuol dire che nel frattempo dovremmo agire con prudenza e giudizio prima di bannare qualunque affermazione diverga dalla verità ufficiale. Un conto è la disinformazione conclamata, un altro la propaganda, un altro ancora le ipotesi non provate: mettere tutto nel comodo fascio delle fake news non aiuta la ricerca della verità e indebolisce la nostra libertà di espressione e il nostro senso critico. 


 
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