Ci prova il termometro intelligente

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Chissà come pensiamo di tenere sotto controllo il virus. Dicono che faremo finalmente il tracciamento dei contagi ma avendo fatto fallire Immuni non è chiaro come. A mano? A New York City è in corso un esperimento interessante. Parte dai termometri. Da centomila termometri che saranno distribuiti alle scuola elementari. Non sono termometri qualsiasi. Sono termometri intelligenti, in inglese si dice smart e si intende connesso alla rete, ovvero in grado di trasmettere i dati che riceve, la temperatura dei bambini immagino, in forma anonima e in tempo reale. Pare che in questo modo sia possibile contrastare meglio il covid-19 e le sue varianti. “Non perché siamo più intelligenti ma perché abbiamo dati migliori” ha spiegato Inder Singh, 44 anni, fondatore di Kinsa. Kinsa è una startup, basata a San Francisco, che punta a creare mappe della situazione sanitaria in tempo reale. Inder Singh ha una storia personale importante di successi nel campo della salute pubblica, soprattutto per i paesi in via di sviluppo. Nel 2012 ha fondato Kinsa con l’idea che il modo migliore per contrastare la diffusione delle malattie è avere il controllo dei dati. E’ quello che già accade con i sistemi di sorveglianza, in Italia se ne occupa l’Istituto superiore di sanità; quello che Kinsa fa di diverso è moltiplicare i dati. Usando quelli di termometri connessi a Internet. Pare che in questo modo sarebbe stato possibile individuare le ondate di covid-19 con almeno due settimane di anticipo. Queste affermazioni vanno prese con cautela: una parte importante, nella diffusione del coronavirus, l’hanno giocata gli asintomatici che non avevano febbre. E poi c’è il tema privacy: davvero i dati anonimizzati non consentiranno di risalire ai titolari? Epperò l’esperimento va seguito con attenzione. Perché resta la domanda iniziale: se la variante Delta o la prossima dovessero dilagare come pensiamo di farlo il tracciamento dei contagi? A mano? A caso? Come in passato?