Da Torvaianica a Babele, la lunga storia d'amore della startup delle traduzioni

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Nell'estate del 1999 in un appartamentino di Torvaianica, località di mare di Roma sud, due ragazzi, innamorati, cercavano il futuro. Marco Trombetti aveva studiato fisica, aveva una passione per le stelle, ma al quarto anno di università aveva fatto una startup che aveva venduto al volo e con quei soldi era finito in Francia; lì aveva trovato la moglie, Isabelle Andrieu, appassionata di lingue. I due si innamorano e provano a fare qualcosa insieme: la chiamano Translated, l'idea è che gli algoritmi possono rendere più facile il mestiere dei traduttori, mai sostituirli. Non c'è problema più grande al mondo dell'incomprensione, dicono, la torre di Babele: se risolvi quello risolvi il resto.

La prima dipendente è una ragazza lituana che incontrano a Torvaianica. Sono passati ventidue anni, la ragazzi lituana è ancora al suo posto ma non è più sola, sono diventati 105 i dipendenti, e Translated ha appena chiuso un round di investimenti con il più importante fondo europeo (Ardian): trenta milioni di dollari per il 12 per cento, il resto è ancora nelle mani di Marco e Isabella che nel frattempo hanno trasformato Translated in un caso internazionale: in un settore dove dominano i giganti, a partire da Google, l'azienda romana è proiettata per diventare il primo unicorno made in Rome, la prima startup valutata oltre un miliardo di dollari: oggi vale circa 200 milioni, ne fattura 42 l'anno, con un margine di 10, cresce anno su anno del 30 per cento e se continua così nel 2024 taglia quel traguardo simbolico. La tecnologia e la comunità degli oltre duecentomila traduttori di Translated sono gli autori di tutti i contenuti di Airbnb in 62 lingue tranne l'inglese e, dal 2006, anche di tutti gli annunci tradotti su Google.

Per fare due esempi, ma c'è anche Uber per dire. Ci è voluto un sacco di tempo per arrivare fino a qui: più di venti anni. All'estero avrebbero fatto prima? Forse. Ma è andata così: il primo cliente è stato Enel, all'inizio degli anni 2000, da allora la crescita è stata costante, senza bisogno di chiedere soldi a nessuno. Ora è il momento del grande salto. Marco e Isabella nel frattempo hanno messo al mondo tre figli, comprato una mezza dozzina di villette all'Eur dove hanno creato un acceleratore per aiutare altre startup e una scuola di intelligenza artificiale. Impossibile non accorgersi che in una villa c'è una piscina con un unicorno gonfiabile.