Storia di chess.com, che ha trasformato gli scacchi in un fantastico videogame

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Finite le Olimpiadi, iniziano in settimana quelle di scacchi online. Può sembrare una cosa marginale solo per chi non conosca chess.com, la piattaforma su cui si svolgeranno.

Grazie a questa app, oggettivamente formidabile, un gioco antico è tornato popolarissimo e ormai fa concorrenza ai migliori videogame. In effetti su chess.com gli scacchi assomigliano ai videogame pur restando il gioco di sempre. Puoi giocare contro gli amici, contro giocatori a sorpresa in giro per il mondo ma del tuo livello, puoi giocare contro il computer scegliendo le caratteristiche e il livello del tuo avversario virtuale, puoi fare partite di tutte le modalità e alla fine avere un resoconto delle mosse migliori e degli errori, e puoi fare lezioni, allenarti su aperture e finali, o anche soltanto giocare con i pezzi creando sfide impossibili. Puoi fare di tutto.

Quando iniziai a giocare a scacchi, ormai quasi cinquanta anni fa, erano arrivati i primi computer-giocatori: io avevo una grande scacchiera che riconosceva il movimento dei pezzi e poteva giocare a un livello discreto. Era divertente, ma qui siamo in un’altra dimensione. E’ come confrontare un’altalena con un parco tematico Disney.

Dietro la nuova vita digitale degli scacchi non c’è solo chess.com: c’è anche il successo della serie tv La regina degli scacchi e il fatto che su Twitch alcuni campioni giochino in diretta commentando le partite come se fossero su Fortnite. Ma chess.com è diventata la casa degli scacchisti di ogni livello, coronando così il sogno del suo fondatore, Erik Alebest, che era solo uno studente di Stanford quando decise che gli scacchi meritavano di meglio di quello che c’era in giro sul Web. Allora rifiutò una assunzione a Facebook, convinse il presidente del club di scacchi dell’università, Jay Severson, a seguirlo nell’impresa, assieme comprarono il dominio chess.com a un’asta fallimentare e partirono: nel 2005. Una vita fa. Per arrivare al successo di oggi ci sono voluti 16 anni di duro lavoro: un solo round di investimenti (neanche importante), tante acquisizioni dei migliori concorrenti per creare una squadra migliore, e una continua evoluzione. Ha scritto recentemente Alebest: “Ci abbiamo investito i risparmi di una vita, la nostra passione e la gran parte delle ore in cui non dormivamo: ma non immaginavamo mai di arrivare a questo punto”. Tre numeri: oltre 200 programmatori basati in Silicon Valley, circa 50 maestri sparsi per il mondo che contribuiscono a creare contenuti esclusivi e 10 milioni di partite giocate ogni giorno

Insomma, gli scacchi sono diventati un videogioco, un fantastico videogioco: e non è affatto una brutta notizia. Staranno con noi ancora a lungo.