Il senso dei giornali di carta per la caduta di Kabul

(reuters)
1 minuti di lettura

Filippo Sensi, che da anni tiene un attivissimo e arguto profilo Twitter chiamato @nomfup, la mattina del 16 agosto 2021 si è svegliato, si è ricordato che oggi non c’erano i giornali in edicola causa Ferragosto, e ha scritto un tweet da par suo: “Un boomer è un anacoluto che oggi, proprio oggi, gli mancano i giornali in edicola”.

Ho immaginato che il “proprio oggi” fosse riferito ai fatti di Kabul delle ultime ore e ho replicato che in Rete c’erano tutte le informazioni che volevamo, c’erano reportage coraggiosi, c’era stata la diretta su YouTube di Al Jazeera dal palazzo presidenziale subito dopo l’ingresso dei talebani, su Twitter avevo visto video drammatici di civili che tentavano una fuga disperata dal Paese e il presidente afgano, dopo un lungo silenzio, era ricomparso com un post su Facebook in cui spiegava perché avesse preferito fuggire (ma non perché il suo regime è evaporato in poche ore). 

Insomma, c’era tutto, se volevi informarti, anche di più. Ne è nata una piccola, garbatissima, discussione, sul senso dei giornali di carta. Ne hanno ancora uno? Filippo Sensi sostiene di sì: esiste "un mercato. Forse ormai residuale. Un gusto, certo". Quel gusto lo conosco e lo condivido: colleziono storici giornali di carta e li incornicio come quadri per il mio appartamento. Ma un tempo, non mille anni fa, d’estate la mattina non potevo non entrare nell’edicola della località di villeggiatura che mi ospitava e fare rifornimento di quotidiani e settimanali per affrontare una giornata in spiaggia. Anche voi? Adesso in spiaggia sono tutti lì con lo smartphone: qualcuno cazzeggia, altri parlano al telefono facendo vedere all’interlocutore il mare in diretta, altri sentono la musica o guardano video. Altri ancora si informano. Su Kabul. 

Se la caduta dell’Afghanistan passerà alla storia come un fallimento della politica, lo stesso non può dirsi del giornalismo. Nei giorni scorsi centinaia di colleghi di tutto il mondo hanno fatto un lavoro straordinario per documentare quello che stava accadendo. La copertura dei grandi giornali come il Guardian e il New York Times è stata eccellente, ma anche i reportage di Francesca Mannocchi per Repubblica sono un esempio emblematico: lei è lì per l’Espresso, edizione cartacea, ma ha scritto in diretta per il sito di Repubblica. Per fortuna. Leggerla era come stare a Kabul in queste ore. 

Poi, certo, la carta è bellissima: domani in edicola tornano i giornali cartacei. Che sono ormai come il piacere di andare a cavallo ora che esistono le automobili, i treni e gli aerei. Bello, ogni tanto, per pochi.