Il problema con gli occhiali di Facebook

(ansa)
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Sembrano tutti abbastanza eccitati da questi nuovi occhiali di Facebook. Firmati da Luxottica, e quindi con un design tutto italiano. Ray-Ban classici, non quelle cose da film di fantascienza viste finora. Classici Ray-Ban Wayfarer con una elettronica ben nascosta. Invisibile. Telecamere, fotocamere, microfoni. Il tutto per meno di 300 dollari, promettono bene. E saranno un bel test. Serviranno a testare quando davvero ancora ci importi della privacy. Quando uscirono i Google Glass fu un putiferio. Ci fu una rivolta non solo delle organizzazioni che si occupano di diritti umani, ma anche degli utenti. Volevamo davvero essere fotografati e filmati per strada senza che ce ne potessimo accorgere? Google li ritirò dal mercato. Si certo, si può fare anche con una smartphone, ma è meno facile. E’ meno facile nasconderlo. Se invece il tuo paio di occhiali improvvisamente ti filma e si accende una minuscola lucina bianca su un lato, diventa complicato accorgersene. Dettagli, ma non tanto. La giornalista del Wall Street Journal Joanna Stern con i Ray-Ban Stories ha registrato la mamma, la zia, il barista e alcuni stranieri senza che nessuno se ne accorgesse, ha scritto. E Peter Rubin di Wired ha immortalato i suoi amici ad una cena “di nascosto”. Anche Jaime D’Alessandro per Repubblica si è aggirato per Porta Portese senza che nessuno o quasi si accorgesse che poteva filmare o fotografare chiunque.
Insomma, è un tema. O non ce ne importa più nulla. Va bene rendere facilissimo filmare chiunque a sua insaputa? Oppure c’è qualcosa che stona? Consideriamo ancora la privacy una cosa importante o un retaggio per anziani? I Ray-Ban Stories come abbiamo detto hanno molti pregi, non ultimo il fatto che anche scarichi, anche con un problema elettronico, restano un gran bel paio di Ray-Ban, non diventano inutili. Ma tra i pregi aggiungo anche quello di mettere alla prova, con un prodotto convincente, il nostro senso della privacy: c’è ancora? Lo vedremo presto.