L'algoritmo delle canzoni di Natale si è incantato

L'algoritmo delle canzoni di Natale si è incantato
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Musicalmente parlando è stato l’anno dei Maneskin, certo. E poi di Ed Sheeran, Adele e tanti altri giovani artisti. Ma quando arriva Natale vince sempre Mariah Carey. Dicembre è diventato quel mese dell’anno in cui improvvisamente ci ritroviamo a cantare All I Want for Christmas Is You, che è del 1994; ma anche Last Christmas, che gli Wham! lanciarono nel 1984; Jingle Bells Rock, che è del 1970 (l’interprete, Bobby Helms, ci ha lasciati 24 anni fa); mentre Holly Jolly Christmas è del 1964 addirittura, ma la cantiamo nella versione recente di Michael Bublé, uno che dal 2011 puntualmente torna in classifica con l'album in cui reinterpreta i successi natalizi del passato.

Il fatto è che le classifiche di cui parliamo non sono quelle dei dischi più venduti, ma di quelli più ascoltati in streaming, che è tutto un altro mondo. Infatti se a Natale cantiamo sempre le stesse canzoni c’entra la tradizione (anche quando eravamo piccoli cantavamo sempre Tu scendi dalle stelle). Ma anche la tecnologia. In particolare lo streaming. Il fenomeno revival è piuttosto recente: il settimanale The Economist ha calcolato che fino al 2015 nella classifica delle più ascoltate anche a dicembre c’erano solo canzoni nuove, poi qualcosa è cambiato. Come se l’algoritmo di Spotify e delle altre piattaforme avesse deciso che quelle vecchie canzoni avrebbero funzionato. Ma poi hanno funzionato davvero e visto che gli algoritmi imparano dai nostri comportamenti, ce le ripropongono ogni anno.

Si tratta di brani che difficilmente andresti a comprare adesso, ma che piuttosto ha senso riascoltare mentre fai l’albero o lo shopping natalizio. Fanno atmosfera. Ti ricordano, casomai lo avessi dimenticato, che è davvero Natale. In questo modo lo streaming rende immortali canzoni che altrimenti apparterrebbero a una altra epoca. E noi riviviamo sempre lo stesso Natale: albero, presepe e Mariah.