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Il vero anti-Facebook è Telegram

Il vero anti-Facebook è Telegram
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Credo che Telegram sia largamente sottovalutata. Io almeno l’ho sottovalutata. La crescita, l’utilizzo, l’impatto che sta avendo. Per me fino a poco tempo fa era solo un’altra app di messaggistica, un'alternativa a WhatsApp ma molto meno usabile.

Invece è un’alternativa a Facebook. Un vero social network, con canali e gruppi, ma diverso. Completamente diverso. Non ha pubblicità profilata sugli utenti. Non ha algoritmi che provano a farci leggere un contenuto piuttosto che un altro. Non pone quasi alcun limite alla libertà di espressione, il che ne ha fatto uno degli strumenti preferiti di complottisti e spacciatori di fake news, ovviamente, ma fermarsi a loro per definire la piattaforma sarebbe un errore. Anche perché 8 mesi fa Telegram ha annunciato di aver superato il traguardo del miliardo di download (solo una decina di app sono in quel club) e ha oltre mezzo miliardo di utenti attivi ogni mese. A rendere la cosa più interessante è il fondatore, un misterioso giovane russo, Pavel Durov, che a un certo punto si è trasferito a Dubai proprio per non incorrere nella censura di Putin (“ho difeso i dati dei miei utenti a costo di perdere tutto”, ha detto una volta); e che nel giro di 9 anni ha costruito uno strano, ma solidissimo baluardo della libertà di espressione che per esempio si sta rivelando indispensabile per avere informazioni di prima mano sulla guerra in Ucraina.

A differenza degli altri social, Telegram fa notizia solo quando qualcuno lo usa per qualche fine malevolo: dal distribuire gratis giornali o serie tv a organizzare le rivolte dei No Vax con minacce di morte a chi governa. Ma ripeto: Telegram è molto di più, è uno strumento potente che sembra seguire un piano preciso. 

E per il nostro futuro Pavel Durov potrebbe avere più importanza di Mark Zuckerberg.