Etica, mindset e conoscenza: l’innovazione trasparente alla prova decisiva

La società del futuro, spiega Piero Scarpino, vice president, head of AI, VR e IoT di Ntt Data, dovrà essere animata da tecnologie in grado di essere al tempo stesso riconoscibili e meno invasive possibili. Tra i fronti caldi spiccano il riconoscimento delle emozioni umane e le decisioni future-driven
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“La società del futuro dovrà essere una società senza i muri degli adempimenti amministrativi e delle competenze digitali, in cui le persone interagiranno tra di loro e al tempo stesso in armonia con la tecnologia. L’innovazione deve essere trasparente e le persone non devono preoccuparsi della tecnologia in sé, bensì dell’interazione con l’intelligenza artificiale, l’Internet delle Cose e la realtà virtuale. Che dovrà essere un’interazione etica, in grado di migliorarci la vita”.

A delineare con queste parole lo sviluppo del paradigma dell’innovazione trasparente nella società del futuro è Piero Scarpino, vice president, head of AI, VR e IoT di Ntt Data Italia. Il concetto di trasparenza digitale nasce da una profonda riflessione interna avviata dal colosso giapponese attorno alla società ideale della rivoluzione digitale, la cosiddetta società 5.0. Sotto la spinta dell’esplosione dei dati, osserva Scarpino, stiamo infatti assistendo a una trasformazione inedita dei modelli economici, tecnologici e sociali. “Nel 2025 avremo 500 miliardi di gigabyte generati ogni giorno, la metà dei quali dai sensori, e oggi la leggenda vuole che un uomo in Africa possa accedere a più informazioni di quante ne abbia avute il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan nei suoi due mandati. Ci stiamo spostando verso un modello economico data-driven che basa le scelte sulle previsioni del futuro, non più solamente sulle esperienze del passato”.

Secondo Scarpino non è così folle pensare che domani un’azienda ci spedirà qualcosa perché sarà sicura che la compreremo. “Di fatto vivremo di esperienze iper-personalizzate e ciò in parte sta già avvenendo. Pensiamo all’impatto che ha avuto il riconoscimento facciale in Cina, seppur con tutti i limiti e i problemi in tema di privacy e sicurezza. Oggi le persone pagano con un sorriso o inquadrando il proprio volto, senza nemmeno tirar fuori lo smartphone dalla tasca. Così facendo la tecnologia facilita le attività umane e di conseguenza è più apprezzata – spiega il manager di Ntt Data - Possiamo anche fare l’esempio dei call center, che oggi sono visti come dei muri che non rispondono. Noi stiamo lavorando affinché questi sistemi riconoscano in anticipo il motivo della telefonata, ad esempio analizzando i dati dei problemi di un dispositivo. Il riconoscimento delle emozioni giocherà infatti un ruolo centrale”.

 

Piero Scarpino, vice president, head of AI, VR e IoT di Ntt Data Italia 

 

Sposare il paradigma dell’innovazione trasparente significa anche immergersi in veri e propri ecosistemi di ecosistemi aziendali, perché i processi che governano l’innovazione sono sempre più diffusi e integrati tra realtà diverse. Oggi, osserva però Scarpino, manca ancora la necessaria integrazione dei sistemi aziendali, essenziale per sviluppare una digitalizzazione totale a 360 gradi. “Serve principalmente un cambio di mindset, soprattutto nel top management, e poi serve naturalmente la conoscenza tecnologica. Bisogna conoscere in profondità tutta la tecnologia per poter valorizzare le competenze di dominio delle aziende. E deve cambiare anche il modo di lavorare, che deve essere più interattivo”. Il risultato ideale di questo mix, spiega l’head of AI, VR e IoT, deve essere una “tecnologia riconoscibile e al tempo stesso meno invasiva possibile”.

Ciò non significa però delegare tutto alla tecnologia stessa o lasciare lo sviluppo in balia di sé stesso, anzi. “Il sorpasso della Cina sulla Silicon Valley è legato alla mancanza di regole: dove non ci sono limiti all’utilizzo dei dati e non c’è limite alle sperimentazioni che alimentato lo sviluppo tecnologico – evidenzia Scarpino - I dati non devono però uscire mai dal contesto per cui sono stati creati e raccolti, anche se bisogna ammettere che negli ecosistemi è complicato stabilire dei confini. È fondamentale anche non lasciare tutto nelle mani degli algoritmi e far sì che le persone mantengano il controllo. La trasparenza digitale non può né deve prescindere dall’etica”.