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Tutta la Casa del Mantegna ospita la scuola di architettura

Esposti lavori dei maestri Souto de Moura, Nervi, Aldo Rossi, Grassi e Basilico E insieme modellini, fotografie e progetti sulla città di docenti e studenti

di M.Antonietta Filippini
2 minuti di lettura

di M.Antonietta Filippini

Grande festa della gioventù che studia ieri alla Casa del Mantegna dove è stata inaugurata la mostra “Mantova School of Architecture”, che resterà aperta fino al 25 maggio. C’erano il prorettore per Mantova del Politecnico di Milano, Federico Bucci, il sindaco Nicola Sodano, il presidente della Provincia Alessandro Pastacci e la vice Francesca Zaltieri. E soprattutto tanti ragazzi.

Il primo impatto con la mostra è semplice ma potente: la riscoperta dell’occhio architettonico del pittore della Camera degli Sposi con la prospettiva che si apre in fondo al cortile rotondo: è sparita la tenda che nasconde il secondo arco e lo sfondo verde del giardino. Peccato che Mantegna, la sua meravigliosa casa con un l’immenso parco se la sia goduta solo tre anni. Poi, causa i debiti, dovette rivenderla ai Gonzaga. Gli architetti del Politecnico “mantovano” hanno dunque liberato Mantegna dall’oscuramento della tenda e quel cortile splendido, enigmatico, ma austero e quasi tombale, ora si apre all’improvviso alla luce, alla possibilità di uno sbocco, come era stato pensato.

“Mantova School of Architecture”, curata da Massimo Ferrari e Luigi Spinelli con Claudia Tinazzi, l’abbiamo visitata mentre docenti e studenti lavoravano insieme con l’entusiasmo di una bottega artigiana, dove tutti fanno tutto.

Nel cortile tutte le porte sono aperte e ognuna invita a entrare. In quella frontale, bene in vista c’è La Città Analoga di Aldo Rossi, variante di quella del 1979 che realizzò per la mostra a lui dedicata proprio alla Casa del Mantegna esattamente 30 anni fa. Esposte anche le fotografie di Ghirri che documentano l’esposizione con anche il progetto per Fiera Catena. Oggi solo il disegno, proprietà della Fondazione, è valutato 80mila euro. Ma per i mantovani è un tuffo al cuore vedere come il maestro aveva previsto poche costruzioni nel verde e lontane dal lago (progetto non scelto) mentre alla fine sono state edificate case ben in vista sulla sponda.

Nelle altre due stanze affacciate sul cortile, una è dedicata a Giorgio Grassi, che pure ha lavorato molto su Mantova, ed è quindi interessante vedere progetti di completamento di luoghi monumentali, rimasti solo ipotesi. L’altra stanza sul cortile è dedicata a Pierluigi Nervi: c’è il modellino della cartiera Burgo e anche il disegno della casa del direttore della cartiera, mai costruita, ma che stupisce per la bellezza e la modernità.

Infine una camera per Souto de Moura, con i modellini del possibile padiglione sul lago per Expo. Ieri ne era arrivato solo uno, quello fatto come una zattera su due livelli, in modo che i visitatori possano entrare dal passaggio pedonale o dal bordo acqua. In cima un pallone di mongolfiera. E’ studiato per poter navigare e offrire una piazza sul lago con visuali diverse. Molta ansia invece per il secondo modellino, ancora fermo all’aeroporto di Francoforte, nel suo viaggio dal Portogallo. E’ quello del padiglione con la torre. Il lavoro sul padiglione ha comportato uno studio preliminare di tipo storico (Togliani) e le fotografie di Tuminello. Tutt’attorno sono esposti i modellini degli studenti che hanno partecipato al workshop con il maestro portoghese e il professor Vittorio Longheu. Ci sono anche del workshop a Oporto insieme ai ragazzi di quella università.

In realtà il percorso della mostra inizia con l’omaggio a Gabriele Basilico, con poche sue immagini di Mantova, tra cui la Casa del Mantegna da fuori. Poi si susseguono le stanze con una rassegna di temi su cui si è concentrata l’attività didattica, corredato da immagini e modelli tratti da tesi degli studenti. Si va dal rapporto con i monumenti, alla valorizzazione dei siti archeologici (c’è il progetto per il mosaico di piazza Sordello), dal completamento o rifacimento di parti di città e periferia, al paesaggio (Sara Protasoni). C’è una proposta di David Palterer per segnalare a Valdaro dove furono trovati gli Amanti neolitici. E poi lavori di Diego Cisi, Cristina Treu, Maria Cristina Loi, Fregonese e tanti altri. Tutti su Mantova e dintorni..

Al piano di sopra mostre fotografiche a cura da Marco Introini. Autori diversi chiamati a puntare la loro attenzione su palazzo Ducale, Te, San Sebastiano e Sant’Andrea finiscono per esprimere visioni tutte diverse e personali. Chi è colpito da dettagli da nascondere e cita Calvino, chi guarda i monumenti visti dai turisti e poi da soli nella notte.

Infine l’ultima sala con quattro leggii su cui troneggiano libri lussuosi (di Franco Maria Ricci) di tre grandi fotografi dell’architettura: Basilico, Pino Musi e Vincenzo Castella.

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