«Dall’Argentina sulle tracce di mio padre»

L’attrice Antonella Costa (Garage Olimpo) ritrova qui il manoscritto di un’opera teatrale

di Enrico Comaschi

Questa storia potrebbe essere stata scritta da Paul Auster. Dolci misteri e intrecci onirici. Viaggi della mente e viaggi transoceanici, viaggi dentro di sè. Ma quella di Antonella Costa non è una storia scritta da Paul Auster.

E’ una storia iniziata dai genitori per fuggire dalle dittature in Cile (il padre, Martin Andrade) e Argentina (la madre, Susana Degoy), è la storia di un incontro, di una lunga fuga fino in Italia, è una storia della nascita a Roma nel 1980, di una parentesi d’infanzia fra Mantova e Suzzara. E’ una storia del ritorno in Argentina, di una brillante carriera nel cinema. E, infine, è la storia di un fantastico ritrovamento: un’inaspettata traccia del padre proprio qui a Mantova, padre tra l’altro scomparso un anno fa.

Ma raccontiamo tutto dall’inizio. Antonella è un’attrice molto popolare in Sudamerica che, tra gli altri film, ha recitato da protagonista in “Garage Olimpo” e “Figli” di Marco Bechis ed ha avuto una parte ne “I diari della motocicletta”, il lavoro sul giovane Ernesto Guevara che è il secondo film sudamericano più visto nel mondo. Alcuni giorni fa l’attrice è stata al festival di Taormina per promuovere il cinema argentino e, quindi, è passata da Mantova. Perché? Perché qui a Mantova è stato ritrovato, da Alberto Facchini e Anna Mazzola, il testo originale di un lavoro teatrale scritto dal padre e messo in scena al teatro Sociale nel 1982. Il testo di “Oniria”, un lavoro che Antonella ha sempre associato al padre. E proprio ora che Antonella ha ultimato il lavoro di scrittura della sua “Oniria”, che nulla c’entra con quella del padre, ecco il segno tanto cercato e tanto sognato nel corso degli anni.

«Quando vivevamo fra Suzzara e Mantova - ricorda Antonella - mio padre lavorava a quest’opera. Sono stata sempre ossessionata dalla fotografia visibile sul manifesto e sul programma di sala, forse perché costituiva un simbolo di quello che fu il mio rapporto con mio padre: un uomo gigantesco, potente, onnipresente, e al tempo stesso sconosciuto o assente dal punto di vista di una bambina che lo percepisce, ma non lo vede. Nel corso degli anni riuscii a recuperare il manifesto, il programma di sala, l'elenco delle musiche e il nastro utilizzato nelle rappresentazioni, i bozzetti dei costumi, varie fotografie di prove e spettacoli. Sono anche in contatto con due degli attori. Però in tutti questi anni non sono mai riuscita a ritrovare il testo, né a incontrare qualcuno che me ne dicesse qualcosa. Tutti hanno amato condividere quell'esperienza, tutti la ricordano come un evento importante della loro vita, però non sanno dirmi di che si trattasse. Io ho un ricordo vivido del manifesto: un padre in ombra che tiene in braccio una bambina. Per me è sempre stata la rappresentazione di mio padre». Antonella è accompagnata da Maurizio Vasori, storico referente del Dlf, che aiutò la famiglia nel periodo mantovano. E proprio Mantova è ritornata nella vita dell’attrice. In modo inaspettato: «E’ incredibile che quel manoscritto fosse qui. Ora posso conoscere un pezzo in più di mio padre».

Passando alla sua attività da attrice, Antonella Costa ha una forte coscienza politica: «Quando ho fatto Garage Olimpo (che racconta la mostruosa dittatura di Videla in Argentina, ndr) non sapevo che avrei avuto un ruolo da protagonista. A Marco Bechis ho solo detto che non avrei fatto nulla che fosse contro la mia ideologia». Ma com’è camminare, oggi, per le strade argentine? Torturatori e torturati si possono incrociare in strada, nei negozi, negli uffici. «Da dieci anni la giustizia sta procedendo - spiega Costa - e circa 400 bambini che erano stati rapiti sono stati individuati. I torturatori non possono cancellare il passato: vanno presi. Personalmente, questa nuova fase storica mi dà la libertà di dire quello che penso senza preoccuparmi di sapere chi ho di fronte. E non è poco, anche se dentro tutti noi le tracce della dittatura sono indelebili». Quanto al cinema argentino, «il governo dà molti aiuti, e si fanno 200 film all’anno, un ottimo risultato. Si sperimenta molto e la sperimentazione è il sangue dell’arte». Antonella coltiva ora un desiderio: la cittadinanza italiana.

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