Con Cunningham nel cuore dell’America

L’autore de “La regina delle nevi" parla del presidente Obama, di religione e spiritualità. «Il Nobel? A Samuel Delany»

Un Michael Cunningham a tutto campo, quello di ieri in chiusura del Festival in piazza Castello. Incalzato da Massimo Vincenzi, lo scrittore 62enne, nato nell'Ohio, ci ha portato nel cuore della letteratura americana, e anche della politica, con diversi riferimenti autobiografici. Il motivo del dialogo, o meglio il pretesto, è stato il suo ultimo romanzo "La regina delle nevi" edito da Bompiani, 285 pagine, 18 euro, tradotto da Andrea Silvestri.

Un romanzo che Vincenzi ha subito definito «un maledetto buon lavoro che fa venire in mente un gatto per la scrittura calma e sensuale», denso di luce e di spiritualità, la storia di due fratelli. Uno è un musicista di talento alla ricerca di una rilevazione che gli consenta di creare una musica sublime. Ma questa rivelazione non la trova. L'altro, che non cerca niente di particolare, la scorge in un'improvvisa luce che proviene dal cielo. Nella tradizione cattolica, quando appare un angelo alato o la vergine Maria, di solito c'è un messaggio. Ma se invece non c'è nessun messaggio? Provengo da un ambiente familiare - ha detto Cunningham - dove ma madre era cattolica e mio padre ateo. Io e mia sorella abbiamo avuto la possibilità di decidere se andare o no a messa e abbiamo deciso di no. Abitavamo vicino a Los Angeles e in casa c'era odore d'incenso, l'atmosfera era cattolica. Il mio romanzo riguarda la spiritualità e lo shopping, è - ironizza - un romanzo americano, ci mancava solo l'hamburger...». Ma Vincenzi lo incalza: «Per scrivere d'amore devi essere innamorato?». La risposta è soft: «Puoi scrivere di un ambiente dove non sei mai stato, per esempio un campo di lavoro, ma non puoi scrivere nulla di convincente su un'emozione che non hai mai provato». Vincenzi: «Si può essere innamorati di due persone. Tu lo sei mai stato?». Cunningham ride divertito e risponde: «Noi siamo costruiti per amare e desiderare. Siamo macchine di carne che hanno bisogno di combustibile: l'amore e il desiderio. Senza amore e desiderio la macchina si ferma. Possiamo amare più persone in modo diverso. Molti libri parlano di diversi tipi di amore, ma pochi - per esempio - dell'amore dell'amicizia». Dall'amore alla politica perché "La regina delle nevi" fa molti riferimenti al mondo della politica: siamo qui nel periodo «in cui abbiamo avuto il peggior presidente degli Stati Uniti - ha detto Cunningham riferendosi a George W. Bush e voi continuate a eleggere Berlusconi - il pubblico ride - e poi è stato eletto Obama». Domanda: «Hai votato Obama?». Risposta: «Non solo ho votato Obama. In attesa del risultato elettorale, un mio amico ha organizzato un party e quando Obama ha vinto ci ha regalato un paio di mutande con l'immagine di Obama, che subito tutti abbiamo indossato. Io ho cominciato a ballare con un transgender. Questa sera non le ho addosso, ma se le avessi state sicuri che ve le mostrerei». Ancora: «Sei deluso di Obama o pensi che stia facendo il massimo possibile?». Cunningham: «Adesso è un periodo complicato. In questo periodo non indosso le mutande di Obama». Dalla politica alla letteratura: «A che scrittore americano daresti il premio Nobel?». Cunningham parla di se stesso, poi decide di darlo a Adam Johnson, anche se c'è Philip Roth che lo aspetta da tempo. Poi ci pensa su e dice - con scelta che sarebbe "presa male" - che lo darebbe allo «scrittore afroamericano gay Samuel Delany». A tradurre dall'americano le parole di Cunningham è stata Chiara Serafin.

Gilberto Scuderi

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