«La vita? E’ più ricca della fantasia»

Claudio Magris protagonista in piazza Castello: una splendida lezione sui tanti volti della scrittura

Defenestrare la realtà a vantaggio della fantasia è un mestiere fin troppo praticato, che non si addice a Claudio Magris, protagonista di una lezione in piazza Castello su quelli che lo scrittore scozzese Robert L. Stevenson definiva "i tavoli della scrittura", nient'altro che la metafora per definire i molteplici volti dello scrivere.

Volti che Magris, peraltro, conosce molto bene, essendo contemporaneamente saggista, giornalista e autore di romanzi su temi differenti, dalla fuga e prigionia eterna di "Alla cieca", al viaggio autobiografico di "Danubio", allo scambio epistolare con il poeta Biagio Marin che oggi costituisce la sua ultima opera dal titolo "Ti devo tanto di ciò che sono". Protagonista di tutti i suoi scritti è lei, la realtà, nelle sue molteplici e spesso incredibili forme. «Io credo che la realtà sia più eccentrica della finzione - ha spiegato - La vita è sempre più ricca della fantasia. La realtà occupa tutti i tavoli dello scrittore, travolge tutti gli argomenti». Scrivere è spesso sinonimo di vagabondare, camminare nel mondo e nella propria interiorità senza una meta, ma pur sempre in una direzione. «Molte volte - ha proseguito Magris - si cominciano libri senza avere alcuna idea di dove le parole ti porteranno. Anche argomenti che lo scrittore considera conosciuti spesso celano sorprese imprevedibili. É il caso dei saggi, dove si analizza un tema in molti aspetti e in cui, procedendo con la scrittura, si scoprono notizie prima sconosciute. Diverso invece il caso della critica letteraria, dove generalmente si conosce anche la meta, l'obiettivo dello scrivere». Parole che disfano e parole che costruiscono, parole incalzanti e ricercate ma soprattutto parole che per la loro forza divengono a tratti più potenti di chi le scrive: frequenti i casi di scrittori intenti a dimostrare una tesi e ritrovatisi improvvisamente e loro malgrado a sostenere l'esatto opposto. Uno sguardo anche alla tecnica di scrittura e al mestiere di giornalista, il cui compito è quello di raccontare «la verità del momento» con la consapevolezza che quel preciso momento diventerà presto parte del passato senza però svanire mai del tutto, mantenendo quindi le contraddizioni intrinseche che meritano un'analisi attenta anche quando l'evento in sè pare lontano. «Quando nel giornalismo si parla di un fatto in generale - ha affermato Magris - lo stile è incalzante, possiamo dire che si utilizza il modo indicativo per raccontare una verità data. Quando invece si passa dal problema generale al problema personale e particolare di un essere umano coinvolto in una vicenda, questa verità che resta tale è espressa al congiuntivo o al condizionale, con uno stile più aderente al vissuto che non è più, per sua stessa natura, una situazione generale e impersonale». Arduo riassumere e identificare uno ad uno i volti della scrittura che spesso si intersecano e si sovrappongono fra loro; si può però senz'altro dire che essa è un modo straordinario di lottare contro l'oblío. Di tutte le cose umane, nulla unisce come il raccontare storie.

Rachele Bertelli

La guida allo shopping del Gruppo Gedi