“I volti della storia” I Gonzaga al Diocesano tornano protagonisti

Dal 12 aprile la grande mostra genealogico iconografica Cento opere inedite tra dipinti, armi, documenti e monete

di Cristina del Piano

Dal fasto del potere di Vincenzo I Gonzaga, circondato dallo splendore delle sue collezioni, a un nuovo viaggio nella storia della secolare dinastia. Il Museo Diocesano di Mantova si sta preparando ad accogliere il grande evento di primavera. Gonzaga. I volti della storia è infatti il titolo della mostra genealogico-iconografica, a cura dello storico Giancarlo Malacarne, in programma dal 12 aprile al 20 settembre. Come dire...i Gonzaga usciranno dai libri per mostrarsi al pubblico in un percorso che sarà allestito nell’imponente Sala delle colonne restaurata per l’occasione. Un itinerario che attraverso il volto di tanti nobili, ripercorrerà il cammino della grande famiglia protagonista della storia italiana ed europea.

La MOSTRA Oltre un anno di lavoro per la scelta dei preziosi pezzi, databili dal ’500 al ’700, e circa cento opere in mostra di cui una sessantina formata da soli dipinti. E poi ancora genealogie gonzaghesche, armi, monete e oggetti del quotidiano. Aspetto importantissimo di questa rassegna come spiega il curatore che, come è noto, è autore anche di una preziosa serie di libri dedicati ai Gonzaga, è che il pubblico ammirerà opere in gran parte non conosciute.

TESORI PER LO PIU’ INEDITI «Tutti i quadri e buona parte degli oggetti - conferma Malacarne, che è anche direttore della rivista d’arte e cultura Civiltà Mantovana, per la quale ha redatto numerosi saggi - sono opere inedite. Mai viste insomma, se non in qualcuno dei miei libri. Questo tesoro arriva infatti da un “giacimento” straordinario che è quello dei collezionisti. Nelle sale poi saranno esposte anche ceramiche, vasellame, armi e tutto quello che è riconducibile documentariamente ai Gonzaga. I prestatori - aggiunge - sono collezionisti privati ma anche il museo Gonzaga di Novellara, la biblioteca Maldotti di Guastalla e Unicredit di Mantova».

LA RASSEGNA DEL 1937 Come evidenzia il curatore la mostra è genealogico-iconografica perché parte dai nomi per arrivare ai volti. «Il pubblico conoscerà attraverso la rassegna i visi dei vari Gonzaga - osserva lo storico - ma letti, ovviamente, in una chiave diversa dalla mostra realizzata nel 1937 a palazzo Ducale, che invece esaltava una funzione strettamente artistica. Questo evento espositivo - aggiunge - lo leggo solo in chiave documentaria, ovvero non è fondamentale che siano esposte opere di Mantegna o Giulio Romano, anche se i nomi importanti non mancano, ma tutto insomma è in funzione del documento». Una mostra importante a livello storico e contenutistico. «E credo anche didattico - aggiunge Malacarne - perché la generazione che ha visto la mostra nel 1937 oggi in gran parte non c’è più. Difficile per il pubblico memorizzare i volti dei Gonzaga al di là di quei dipinti visti e rivisti in occasione delle mostre dedicate alla dinastia. Questa volta l'argomento è quello delle iconografie, ma legate all'aspetto genealogico, approfondito dunque attraverso anche ad alcune mappe».

LE OPERE . Esemplari assicura il curatore “da rimanere senza fiato dalla bellezza”. «Perché non parliamo solo di un documento dove si snocciolano migliaia di nomi - osserva - ma di qualcosa di molto significativo sotto il profilo artistico. Ad esempio esporremo una pergamena davvero sublime, lunga tre metri, del 1549 dedicata a Vespasiano Gonzaga. Sono pelli saldate una all’altra e ritrae i visi di quindici Gonzaga su fondo oro». Malacarne, che nel 2004 ha ricevuto il I premio nazionale “Orio Vergani” dell’Accademia Italiana della Cucina per il libro “Sulla mensa del Principe”, si sofferma inoltre sull’allestimento.

L’ITINERARIO La mostra si snoderà attraverso un percorso in nove sezioni dove saranno presentati i Gonzaga dominanti, le donne, gli ecclesiastici, i rami cadetti ma anche esemplari di medaglie e ceramiche. «E presenteremo - anticipa il curatore - una collezione di diciannove ritratti dei Gonzaga più uno che ne illustra la sequenza con frasi in latino. Opere che provengono da una stessa collezione. E , probabilmente, commissionate negli anni da una grande famiglia perché i quadri non sono coevi. Sotto il profilo numismatico esporremo poi un unico esemplare di moneta d’oro, mai esposto , più altre molto importanti».

IL TEMA DEL RITRATTO Per Malacarne non bisogna sottrarsi da un’ulteriore riflessione. «Guardando un ritratto - conclude - non dobbiamo solo riconoscere il personaggio ma coglierne l’emozione, diversamente, la nostra rimarrà un’osservazione sterile. Penso, ad esempio, agli occhi triste di Margherita Farnese che, nella vita, fu impossibilitata a procreare a causa di una disfunzione: questa disperazione nel dipinto è evidente. O al gelido sguardo di Matilde d'Este, l’inventrice dell'acquetta di Novellara, veleno che propinò poi a decine di persone. Quando si osserva, insomma, bisogna analizzare in profondità gli aspetti simbolici e i continui legami con la storia».

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