Pasolini e il Salò mantovano tra Gonzaga e le due ville

Quarant'anni dalla morte. In una pausa il match di calcio contro la troupe di Bertolucci per Novecento

MANTOVA. “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, ultimo film di Pier Paolo Pasolini, girato nel 1975, tornerà nelle sale oggi, lunedì 2 novembre, a 40 anni dalla morte dell'autore, assassinato ad Ostia il 2 novembre del 1975: versione integrale, restaurata dalla Cineteca di Bologna e dalla Cineteca Nazionale, che recupera le sequenze tagliate dalla censura.

Per la diciassettesima volta dal 1949 Mantova era diventata fondale cinematografico, questo per le insistenze di Alessandro Gennari, mantovano, scrittore, giornalista passato, (anni dopo), per la Gazzetta, che avevano convinto PPP a venire. Nel novembre 1974 riceveva da Rino Bulbarelli la medaglia per il tricentenario della Gazzetta, riconoscimento anche al pittore - scrittore Carlo Levi, che esponeva una personale in palazzo Te e partecipava ad una tavola rotonda con Pasolini, Mario Soldati e alcuni critici d'arte.

«Con il mio amico Giancarlo Ghizzi - raccontava Gennari al giornalista Paolo Ruberti che l'intervistava - alla fine di novembre del 1974 guidavo Pasolini in giro per la città ma poi il sopralluogo si allargava a Roncoferraro, Castel d'Ario, Villimpenta». Tentativo anche nell'Oltrepò: «Contattato dal direttore dell'Ente per il Turismo, Franco Bellelli - testimonia Arrigo Davoli, uomo - storia di Gonzaga - accompagnavo Pasolini a Marzetelle, per vedere la villa Marzette Giorgi, accolti dal proprietario Giancarlo Radeghieri, ma non andava bene. Meglio, invece, una passeggiata nel centro del paese, in particolare piazza Castello. Prendeva molti appunti».

Altra e decisiva apparizione nel febbraio 1975, sempre scortato da Gennari: ricevuto nella sede dell'E.P.T. dal presidente Enrico Novellini, in conferenza stampa anticipava il titolo del film Salò o le 120 giornate di Sodoma, con tutti i particolari tecnici e di produzione. Alloggiava al San Lorenzo.

Primo ciak il 7 marzo a Villimpenta, negli ambienti della villa Zani, poi nella villa Riesenfeld di Pontemerlano. «A Gonzaga - è sempre Davoli - una intera giornata, con piazza Castello diventata set con abbondanti adattamenti, ghiaia compresa come pavimentazione. Scena cruda, drammatica la mattina, con l'uccisione di una donna; nel pomeriggio in impermeabile bianco da poliziotto della Gestapo,Sandro Gennari, sceso da un'auto, comandava un rastrellamento nella piazza affollata di comparse (non solo gonzaghesi) e di automezzi germanici. E da Bologna erano arrivati due studenti liceali…».

«Uno ero io, nell'anno della maturità - non può non ricordare Salvatore Gelsi, storico del cinema - il nostro professore Giovanni Scalia era amico di Pasolini, ce ne aveva parlato. Ecco, con un compagno, la spedizione a Gonzaga, in treno. Subito bloccati fuori dal set, ma Pasolini mi ha salutato. Potevamo almeno assistere alle riprese».

In quelli stessi giorni, anche nelle campagne mantovane della Bassa, Bernardo Bertolucci stata girando il suo mega - film Novecento. Entrambe le troupes sospendevano il lavoro per una partita di calcio, Novecento contro Centoventi, chissà di chi l'idea. Così il 16 marzo, compleanno di Bertolucci, a Parma, campo della Cittadella (vicino al Tardini) lo scontro: Bertolucci solo tifoso, Pasolini ala destra, fascia di capitano, maglia rossoblù del suo Bologna. Novecento in viola a strisce verticali, 900 come logo, calzettoni multicolori, maglia creata apposta dalla costumista del film Gitta Magrini con effetti caleidoscopici “per confondere gli avversari”. Novecento batte Centoventi 5-2, Pasolini infuriato fuori prima della fine e non va neanche al taglio della torta celebrativa dei 34 anni di BB. Quando Salò o le 120 giornate di Sodoma, il 10 gennaio 1976, entra nel circuito delle sale, PPP non c'è più.

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