La storia dell’Italia raccontata grazie alle sue banconote

La mostra apre oggi pomeriggio, mercoledì, al Circolo Salardi

MANTOVA. «Eravamo stufi delle solite mostre, e così ho detto ad Anteo: facciamo una cosa nuova». A parlare è Marco Guerreschi, dallo scorso giugno presidente del Circolo Arci Salardi. E Anteo è Arbuzzi, consigliere del Circolo numismatico mantovano, che in sei mesi ha organizzato la mostra sulla storia della cartamoneta italiana che si apre oggi al Salardi alle 16.30. Tutto materiale suo, della collezione privata di Anteo Arbuzzi, esposto su un’ottantina di pannelli alle pareti della sala polivalente con fotografie di Gian Mario Bozzi e Cd «in vendita al prezzo ultrapolitico di 3 euro», dice Guerreschi. Che nella mostra - resterà aperta un anno - crede molto: «Abbiamo già richieste di diverse scuole per visitarla. Hanno capito che è una storia d'Italia raccontata dalla cartamoneta».

In effetti è la verità, e oltre alle banconote vere ci sono anche quelle false. Cose rarissime e mai viste prima. E documenti a non finire. A cominciare dal Regio decreto con cui Carlo Emanuele di Savoia nel 1745 diede avvio alla stampa del primo biglietto emesso l'anno successivo dal Regno di Sardegna. E così via fino all'ultima emissione in lire dello Stato Italiano nel 1997. Insomma due secoli e mezzo di storia economica che passa attraverso le vicissitudini anche della nostra città. Il pannello con cui si apre la mostra è in onore di Mantova assediata del 1796 da Napoleone Bonaparte.

I mantovani non potevano più coniare soldi in metallo, ricorsero quindi a cedole con valore di moneta. Le prime banconote erano “unifaccia”, stampate da una sola parte, l'altra era bianca. E - cosa poco nota - all'inizio lo Stato Italiano non aveva una stamperia propria. I biglietti da 2 lire con l'immagine di Cavour, nel 1866 e per due di seguito venivano stampati negli Usa dalla American Bank Note Company, quindi trasportate via Oceano Atlantico fino a raggiungere la Banca Nazionale del Regno d'Italia. Dal 1869 al 1873 il biglietto da una lira era stampato a Francoforte, in Germania.

Tornando al 1866, le 5 e le 10 lire erano state commissionate alla stampa della prestigiosa azienda Thomas de la Rue, con sede a Londra, ma l'emissione durò solo pochi mesi a causa della loro massiccia falsificazione. Una falsificazione che, alla faccia della filigrana, non risparmiò la cartamoneta italiana nemmeno negli anni della celebre canzone col ritornello Se potessi avere mille lire al mese, e anche al tempo delle Am-Lire, moneta corrente emessa dagli Alleati dal luglio 1943 all'aprile 1945 nei territori italiani liberati. Una sezione della mostra è proprio dedicata alle banconote “delle occupazioni”. Nei lager tedeschi - difficile immaginarlo - circolavano buoni moneta di cui potevano servirsi i prigionieri. All’apertura della mostra - presenti il sindaco Mattia Palazzi e la vicepresidente della Provincia Francesca Zaltieri - seguirà castagnata, buffet e tesseramento Arci 2016.

 

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