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Dal set cinematografico al degrado: in rovina il cimitero scelto da Bertolucci

Vi furono girate scene di Novecento, con Sutherland ucciso tra le tombe. Ora è sparito persino il cancello

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POGGIO RUSCO. Dalle luci di Cinecittà al buio dell’abbandono, dai divi di Hollywood ai rovi che coprono la memoria. Il vecchio cimitero di Poggio Rusco è in uno stato vergognoso dopo aver vissuto per due mesi la ribalta del grande cinema.

Gli abitanti, alla fine dell’estate del 1973, trovarono un insolito passatempo oltre a giocare a briscola al bar o a chiacchierare sulle panchine del viale della stazione. A un chilometro dal centro, oltre i due passaggi a livello delle linee Verona-Bologna e Suzzara-Ferrara, c’è il vecchio cimitero di via Quattrocase, diventato all’epoca un set cinematografico.

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Bernardo Bertolucci, dopo Ultimo tango a Parigi si buttò nell’avventura di Novecento scegliendo attori del calibro di Robert De Niro, Gerard Depardieu, Burt Lancaster, Dominique Sanda, Stefania Sandrelli. Per le scene dell’esecuzione del fattore Attila, interpretato da Donald Sutherland, nella seconda parte del film, il regista dopo aver visionato vari angoli della Bassa posò gli occhi sul cimitero che sorge sulla strada che collega Poggio Rusco a Magnacavallo. Il pubblico ricorderà la scena dei musicisti che intonano canti popolari prima di sparare alla testa all’odiato fascista e dopo aver rasato la sua donna.

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Assistere alle riprese era uno spettacolo per i ragazzi arrivati in bicicletta seguendo la carovana di attori e comparse che alloggiavano all’albergo Savoia. Tutti in fila sul vialetto alberato che porta all’ingresso, ma non oltre il cancello di ferro battuto. Sul pilastro destro c’era il numero civico: 7. I poggesi dell’epoca non hanno dimenticato un particolare dell’allestimento: ai rami delle piante furono applicati fiori bianchi di plastica, perché la regia voleva i ciliegi per creare l’atmosfera della Liberazione, il 25 aprile, mentre in realtà era settembre inoltrato. Per Poggio Rusco fu un grande evento e Bernardo Bertolucci, per ricambiare l’ospitalità, accettò volentieri di organizzare una proiezione al cinema Verdi, presentando un altro film: Il conformista. Ci furono anche momenti di svago come le partite a calcio tra attori e maestranze, con incursioni di giovani del posto, sull’aia della Corte Lazzaretto. Sono trascorsi 40 anni dall’uscita di Novecento e, al di là della ricorrenza, il vecchio cimitero oggi è una selva oscura, un luogo abbandonato dagli uomini: uno dei cancelli è sparito, le tombe sono ricoperte di erbacce e rovi, la chiesetta e le cappelle cadono a pezzi. Il set ideale per una pellicola dell’horror.

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Curioso notare che anche nel film Donald Sutherland, a modo suo, chiese rispetto per quel luogo. Ai partigiani che l’avevano trascinato davanti alle tombe delle sue vittime, tra cui un bambino, con la solita arroganza disse: «Guardate come vi state comportando, porci! Vi siete arrampicati sulle tombe. Questa non è una sala da ballo. Finitela, non rispettate nemmeno i defunti». Uno sparo mise fine all’ultima spacconata.

La moglie Regina, sua complice in tante malefatte, supplicò i partigiani dopo averli insultati. «Aspettate, non lasciatemi così, uccidetemi almeno».

In pochi minuti restò sola sulla scena, viva e disperata. (p.b.)

 

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