Missione europea per studiare Marte in vista dell’uomo

Un articolo dell’astrofisico Giovanni Bignami che al teatro Bibiena terrà la lectio magistralis

MANTOVA. Anche l'esplorazione spaziale contribuisce al rafforzamento dell' Unione Europea. Un mese fa due moduli per l’esplorazione di Marte, a bordo di due Antonov 214, sono partiti da Torino diretti al cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, da dove verranno lanciati verso il Pianeta Rosso il marzo prossimo. In ottobre, una delle sonde (TGO ossia Exo Mars Trace Gas Orbiter) verrà collocata in orbita intorno a Marte, allo scopo di studiarne la composizione atmosferica, e ricercare in particolare possibili indizi di una presenza di vita in atto, mentre l'altro modulo, portatore di una stazione meteorologica, atterrerà sul pianeta. A questo è stato dato il nome di “Schiaparelli” in memoria del grande astronomo milanese, pioniere nello studio della superficie di Marte.

In realtà, Exo Mars è stato progettato per testare la capacità autonoma europea di eseguire un atterraggio controllato sulla superficie marziana, operare sul suolo, accedere al sottosuolo per prelevarne campioni e analizzarli in situ. Infatti, per il maggio del ’18 è prevista la partenza di una sonda che atterrerà sul suolo di Marte e lo esplorerà grazie a strumenti che consentono il carotaggio e l'analisi chimica dei reperti. La conoscenza dell’ambiente della superficie marziana permetterà la raccolta di informazioni utili all’identificazione di possibili rischi per le future missioni umane, perché questa è la sfida che ci aspetta. Solo che la distanza da percorrere per raggiungere Marte è circa mille volte quella dalla Terra alla Luna, con velocità valutabili in circa 10-20 volte quella della Missione Apollo e una durata stimabile come non inferiore ad un anno. Tutto ciò, in termini fisici, significa una sorgente di energia molto più efficiente di quella con cui siamo arrivati sulla Luna, ovvero l’energia nucleare, capace di fornirne una grande quantità con una piccola massa.

La miglior spinta all'astronave ad alta velocità si potrebbe ottenere mediante il “motore di Rubbia”, studiato da un gruppo diretto da Carlo Rubbia fra 1998 e il 2002 presso l'Agenzia Spaziale Italiana.

Per coloro che tendono a pensare che questo sia un progetto troppo ambizioso e fantascientifico, ricordiamo le parole di John F. Kennedy: “Credo che questa nazione debba impegnarsi a raggiungere l’obiettivo, entro dieci anni, di far arrivare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra. Nessun progetto spaziale in questo periodo sarà più entusiasmante per l'umanità, o più importante per l’esplorazione dello spazio; e nessuno sarà tanto difficile e costoso da realizzare”. Era il 25 maggio 1961 e sappiamo come andarono le cose: il 20 luglio 1969 due astronauti americani posero piede sul nostro satellite, grazie alla spinta di un mostruoso motore a energia chimica, il Saturno 5, ideato e realizzato da uno scienziato tedesco (Wernher von Braun ) dal passato non propriamente immacolato dal punto di vista politico.

Da allora non abbiamo più fatto visita al nostro silenzioso compagno notturno, ma l’esplorazione spaziale ha compiuto enormi progressi e gli obiettivi sono divenuti più ambiziosi. Anzi, forse proprio in questo risiedono le speranze più concrete per la sopravvivenza del genere umano.

“La Terra è la culla dell'uomo, ma non si può sempre vivere nella culla” è una frase che sintetizza con efficacia i tempi che stiamo vivendo. Appartiene a Kostantin Ziolkovskij, considerato il visionario padre dell’astronautica mondiale, noto ai più per l'equazione del razzo, figlio di un deportato in Siberia.

* domani terrà la lectio magistralis in Accademia Virgiliana

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