"On air": lo Zoo e la vita di Marco Mazzoli

Si racconta senza vergogna, e si serve della volgarità come biglietto da visita. Il personaggio si muove con agio davanti alla cinepresa, e la regia lo aiuta con espedienti narrativi, non ultimi la visione di ragazze dalle forme evidenti

MANTOVA. Racconta la vita di Marco Mazzoli, un dj radiofonico, inventore di uno dei programmi più ascoltati, Lo Zoo. Il film, girato da suo cugino, si ispira all'Autobiografia omonima. Si tratta di un Larry Flint in sedicesimo. Si racconta senza vergogna, e si serve della volgarità come biglietto da visita. Il personaggio si muove con agio davanti alla cinepresa, e la regia lo aiuta con espedienti narrativi, non ultimi la visione di ragazze dalle forme evidenti. Anche le esperienze dolorose (abbandoni e tradimenti, licenziamenti e delusioni professionali) sono raccontati in chiave farsesca. I personaggi del mondo radiofonico, compresi quelli che interpretano sé stessi come Cecchetto e Angelo Pintus, fanno parte del pianeta pop esistente e che non potrebbe raccontarsi che per iperbole e grottesco. Un film che gli appassionati della trasmissione hanno già definito giocosamente fanatico, drogato di parole e musica, auto compiaciuto e bulimico.

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